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venerdì 21 gennaio 2011

Cacao, il monopolio dell'Africa, ma non nel consumo

Il cioccolato (ovvero l'incontro tra cacao (Theobroma cacao) e zucchero) è uno degli alimenti più consumati al mondo e nelle forme più disparate. Stando all'ultimo rapporto della ICCO (International Cocoa Organization- associazione di produttori e consumatori nata nle 1973, con sede a Londra) riferito al 2009, il 70% del cacao del mondo (circa 3,6 milioni di tonnellate) viene prodotto in Africa, ed in particolare in Costa d'Avorio (che da solo produce un terzo della produzione mondiale), in Ghana, in Nigeria, Camerun e in piccole quantità in Sierra Leone, Togo e Congo.
Il resto del cacao si produce per circa il 13% in Sud America (Brasile e Ecuador) e per circa il 16% in Asia e Oceania (Indonesia e Papua Nuova Guinea).
Il cacao costa oggi intorno ai 3000 dollari alla tonnellata.
Il cacao viene lavorato per il 41% in Europa, per il 22 % in America , per il 19% in Asia e Oceania e per il 18% in Africa. Il dato africano è l'unico che negli ultimi 5 anni è cresciuto (dal 14% al 18%), a vantaggio del continente americano (dal 25% al 22%) e dell'Asia (dal 19% al 18%).
Il prodotto finale del cacao - la cioccolata nelle sue infinite forme - è consumata per il 50% in Europa, per il 33% nelle Americhe, per il 15% in Asia e Oceania e solo per il 3% in Africa.
I maggiori consumatori sono nell'ordine Stati Uniti, Germania, Francia, Gran Bretagna e Russia.
E' interessante notare come: 5 grandi aziende controllano l'80% del commercio del cacao, 5 compagnie controllano il 70% della lavorazione e 6 multinazionali controllano l'80% del mercato (3 americane Hersher, Mars e Philip Morris e tre europee Nestlè, Cadbury e Ferrero.

Sono 11 milioni le persone lavorano nella filiera del cacao (il quale viene usato anche in cosmesi e per fare saponi).

Questi i numeri. Il rapporto poi dice che a seguito della crisi economica del 2008 la produzione è calata. Inoltre all'aumentare dei prezzi è diminuita la quantità di burro di cacao presente nella cioccolata (la fine di ridurre i costi). L'Unione Europea ad esempio - già nel 2000 - aveva autorizzato la possibilità di sostiuire -fino ad un massimo del 5% - il burro di cacao con altri grassi vegetali (la direttiva non è applicata in tutta Europa ma la cioccolata prodotta circola liberamente). Il risparmio per le multinazionali si aggira in questo modo intorno al 9% sul prezzo del prodotto finito.
A questa situazione di mercato si aggiunge quella particolare della Costa d'Avorio (le cui produzioni sono nel nord del paese e in cui il cacao è una delle questioni che stanno alla base della guerra civile che insanguina il paese da oltre 10 anni) e che ancora oggi non trovano soluzioni. Vi segnalo un post recente sulle ultime sanzioni inflitte alla Costa d'Avorio.


Per chi vuole approfondire vi segnalo anche il sito della World Cocoa Foundation - che ha l'obiettivo di favorire la coltivazione sostenibile e responsabile del cacao.

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