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domenica 13 marzo 2011

11 novembre 1975, l'Angola è indipendente

Il giorno dell'indipendenza angolana, l'11 novembre del 1975, fu anche il giorno dell'inizio di una delle più lunghe guerre civili dell'Africa. Mentre il primo presidente dell'Angola, Agostinho Neto (nella foto), pronunciava con la voce rotta dall'emozione, a Luanda, il breve discorso per la proclamazione della Repubblica Popolare di Angola i cannoni e l'artiglieria rompevano il silenzio poco più in là, dove nella città di Huambo il FNLA e l'UNITA avevano proclamato la nascita di un'altro governo.



La strada per giungere a quel fatidico 11 novembre era stata molto lunga e ricca di insidie. Era cominciata simbolicamente nel 1948 quando un gruppo di giovani poeti angolani (Viriato da Cruz, Agostinho Neto e Mario de Andrade) avevano dato vita al movimento culturale Vamos descobrir Angola. Questo movimento fu l'embrione della lotta per l'indipendenza angolana al colonialismo portoghese, l'ultimo a cedere il passo agli africani. Infatti solo pochi anni dopo, nel 1953, nacque la prima organizzazione clandestina di liberazione dell'Angola, il Partido para a Luta Unida dos Africanos de Angola, il PLUA, embrione della futura MPLA. Nel 1954 a Kinshasa nacque invece l'UPNA (Uniao das Populacoes do Norte de Angola) da parte di esponeneti di etnia Bakongo del Nord (sarà il germe della successiva FNLA).
Il 10 dicembre 1956 dall'unione del PLUA e altri piccoli gruppi - tra cui il Partito Comunista angolano - nacque a Luanda il Movimento Popular para a Liberatacao de Angola (MPLA) guidata da Alves Machado. Nel 1958 l'UPNA cambia nome in Uniao das Populacoes de Angola (UPA). La situazione politica del vicino Congo con i fatti che porteranno prima all'indipendenza, poi al tentativo scissionista del Katanga, infine all'assassinio di Patrick Lumunba e avvento del dittatore Mobutu, influenzeranno fortemente la vita politica angolana.
Il 4 febbraio 1961, con l'assalto alla prigione di Luanda, dove erano rinchiusi i prigionieri politici, da parte dei guerriglieri dell'MPLA segnò l'inizio della lotta armata. La sede dell'MPLA venne spostata a Kinshasa in Congo. Poco dopo , il 15 marzo 1961, l'UPA nel nord attaccò con le sue bande armate tutti i residenti non Bakongo (civili portoghesi, mulatti angolani e membri delle altre etnie Ovimbundu e Kimbundu), dura fu la repressione dell'esercito portoghese che costrinse i Bakongo a rifugiarsi in Congo.
Il 23 marzo 1962 l'UPA cambiò il proprio nome in Frente Nacional da Libercao de Angola (FLNA) ed a capo si pose Roberto Holden, un ex impiegato di religione protestante che aveva vissuto quasi sempre in Congo, dove possedeva alberghi e ristoranti. Fu creato il governo rivoluzionario in esilio (GRAE).
Nel novembre 1963 l'MPLA (che dal 1962 era guidata dal medico e poeta Agostinho Neto) fu costretta a spostare il suo quartier generale da Kinshasa a Conakry e successivamente a Brezzaville.
Nel 1964 avvenne una scissione nell'ambito del FLNA, da dove fuoriuscì Jonas Savimbi, già Ministro degli Esteri del governo del Grae, un ovimbundu che accusò Roberto Holden di corruzione, nepotismo e di essere guidato dalla CIA. Savimbi il 13 marzo 1966 farà nascese l'Uniao Nacional para Independencia Total de Angola (UNITA) che sarà anche finanziata da coloni portoghesi, soprattutto militari.
La guerra di liberazione contro i portoghesi continuerà tra allenze e rotture dei tre gruppi e dei loro leader (Neto, Savimbi e Holden) che a partire dal 1972 faranno fronte comune contro i coloni.
Ma l'elemento che farà cambiare la situazione e che porterà alla fine del colonialismo portoghese non avverrà in Africa bensì in Portogallo, quando il 25 aprile 1974 una rivoluzione incruenta (Rivoluzione dei Garofani) abbatterà la dittatura portoghese rappresentata da Salazar (al potere dal 1932 e deceduto nel 1970) e successivamente da Caetano (al potere dal 1970).
Solo pochi mesi dopo, il 15 gennaio 1975, a Mombasa fu siglato l'accordo tra MPLA,UNITA, FLNA e governo Portoghese per la totale indipendenza dell'Angola l'11 novembre 1975 e la nascita, dal 30 gennaio 1975, di un governo provvisorio. L'accordo durerà molto poco: già dal marzo 1975 avvennero i primi scontri tra l'MPLA e il FNLA per il controllo di Luanda. Nell'agosto 1975 le truppe sudafricane, in appoggio all'UNITA e al FNLA, entrarono in Angola, oramai la guerra era in atto. Il 5 novembre 1975, ad una settimana dall'indipendenza sbarcarono in Angola truppe cubane a protezione della nascita della nuova Repubblica Popolare. Sugli ultimi giorni prima dell'indipendenza vi segnalo il libro di Ryszard Kapuscinski Ancora un giorno.
Dal 1975 e fino al 2002 in Angola si combatterà una delle più sanguinose guerre civili. Una guerra che vedrà vari interessi in campo: in una prima fase essa sarà fortemente legata alla geopolitica internazionale dei blocchi che porterà l'MPLA (guidata fino alla sua morte, avvenuta nel 1979 da Agostinho Neto e successivamente dall'attuale presidente Dos Santos) ad essere sostenuta da Cuba e dall'Unione Sovietica e l'UNITA (il FNLA di Holden, sconfitto, uscirà di scena ben presto) di Savimbi ad essere appoggiata dal Sudafrica e dagli Stati Uniti. Questa fase si concluderà agli inizi degli anni '90 con i ritiro di tutti i contigenti stranieri dal campo (cubani, sudafricani e mercenari di ogni tipo) contestualmente all'indipendenza della vicina Namibia e alla fine del regime segregazionista in Sudafrica.
Da allora la guerra assumerà - nonostante gli innumerevoli tentativi di accordi di pace alcuni anche suffragati, come nel 1992, da elezioni (vinte dall' MPLA) e da governi unitari falliti - i contorni di una contesa che non aveva più nessun valore ideologico ma che serviva alle parti a mantenere uno status determinato dagli ingenti interessi economici. Infatti la guerra d'Angola permetteva all'MPLA di controllare i pozzi petroliferi (oggi è il primo produttore africano) e all'UNITA di governare il commercio illegale dei diamanti. Con il tempo quella contesa che aveva coinvolto ideologicamente il mondo, per le sue implicazioni politiche e per gli ideali che in essa si riponevano, si era trasformata in una vile guerra per il controllo delle risorse.
Quando il 22 febbraio 2002 il leader dell'UNITA Jonas Savimbi, muore in battaglia (il 5 marzo morirà anche il suo successore Antonio Dambo), in pochi giorni si chiude un conflitto durato 27 anni e che aveva distrutto uno dei più ricchi paesi dell'Africa.
Per la popolazione civile non cambiava molto. Milioni di mine antiuomo rendono le attività come l'agricoltura praticamente impossibili in molte aree del paese.


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