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giovedì 13 ottobre 2011

Le anime nere dell'Africa: Francisco Macias Nguema

Il giorno in cui fu giustiziato Francisco Macias Nguema, nella prigione di Blabich Prison di Malabo, si racconta che nessun soldato della Guinea Equatoriale fu disposto a partecipare al plotone d'esecuzione perchè si riteneva che il dittatore, da poco deposto, avesse poteri soprannaturali e magici. Fu allora chiamata la guardia presidenziale, composta da soldati marocchini, che assolsero il compito senza indulgi. Nguema, il cui vero nome era Mez-m Ngueme, era nato a Mongomo nel 1924 da una famiglia povera.  Divenne sindaco della sua città per il Partito Socialista Guineano, entrò poi nell'esercito e nel 1965 fu nominato generale. All'atto dell'indipendenza della Guinea Spagnola, nel 1968, assunse la Presidenza del nuovo stato (i territori di Rio Muni e le isole di Fernando Po - poi diventata Bioko- e Annobon) che fu chiamato Guinea Equatoriale. I più critici sostengono che Nguema fu sostenuto dagli spagnoli a causa della "sua scarsa educazione" e per la sua "fobia per gli intellettuali". Quel che è certo che tra il 1968 e il 1979 in cui guidò la Guinea Equatoriale ridusse il paese allo stremo e costrinse alla fuga all'estero oltre un terzo della popolazione e ne uccise tra i 50 e gli 80 mila. Il suo autoritarismo crebbe al crescere della sua follia. Poco tempo dopo l'indipendenza "proibì" la parola intellettuale nel paese, fece chiudere le librerie ed i giornali. Ingaggiò una dura lotta con la chiesa cattolica chiedendo ai preti di iniziare le celebrazioni religiose con "Dio creò la Guinea Equatoriale grazie a Macias, senza Macias la Guinea Equatoriale non esisterebbe", arrestando chi non si atteneva alle sue istruzioni. Arrivò perfino a stoccare le armi dell'esercito nella cattedrale di Malabo.
Nel 1972 si proclamò presidente a vita con diritto di scegliere il successore e si attribuì una dozzina di titoli tra cui quello di "Gran Maestro dell'Educazione, la Scienza e la Cultura".
Nel 1973 riversò la sua follia  sugli abitanti dell'isola di Annobon colpiti da una grave epidemia di colera. Poichè non l'avevano votato nel 1968, rifiutò di inviare aiuti e di far sbarcare la Croce Rossa. Quando l'isola decise di chiedere aiuto al vicino Gabon, inviò l'esercito che massacrò oltre 400 civili, violentando le donne e deportanto gli uomini.
Quando il 3 aprile 1979 fu deposto dal nipote Teodoro Obiang Nguema Mbasogo, che ancora oggi guida il paese in modo autoritario, cercò la fuga nella foresta con una valigia piena di soldi. A seguito di un sommario processo fu condannato a morte 101 volte per genocidio, appropriazione indebita, violazione dei diritti umani e omicidio di massa e infine giustiziato il 29 settembre 1979. I maligni sostengo che Obiang si ribellò allo zio perchè "ne aveva fin sopra i capelli di essere obbligato a lavare l'automobile dello zio in uniforme da tenente colonnello".

Con la deposizione di Macias Nguema si chiuse un'altro capitolo nero della storia africana. Una dittatura che gli storici hanno paragonato a quella di Pol Pot in Cambogia (1975-1979) che ironia della sorte si chiuse pochi mesi prima e che poteva esser associata oltre che per la violenza per quel comune odio nei confronti degli intellettuali.
Macias è stato uno di quei prodotti mal riusciti africani, fantoccio del governo coloniale prima, su posizioni nominalmente marxiste poi (seppur elogiò pubblicamente Adolf Hitler) e infine dittatore sanguinario. Un mix tra una scarsa educazione, un approccio ideologico personalizzato ed estremista  e una ricca dose di follia.


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