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venerdì 16 ottobre 2015

La fine di Ebola, per ora

Possiamo affermarlo con quasi assoluta certezza: la peggiore epidemia di Ebola mai registrata nella sua breve storia (il primo caso fu descritto nel 1976) è finita. Per la seconda settimana consecutiva in Africa occidentale non si registrano nuovi casi, reali o sospetti, di Ebola. Dopo quasi due anni (il primo caso fu registrato nel dicembre 2013) e 28.490 casi (con 11312 morti, ovvero il 39,7%) la malattia che ha per parecchi mesi allarmato i governi di mezzo mondo sembra essersi per ora arrestata. Oltre alle due settimane di assenza di casi, conforta il fatto che da ben 11 settimane non si hanno più di 5 casi a settimana.
Per ora, perché al netto della grande diffusione di questa ultima epidemia (la più grave delle altre per numero di casi fu quella del 2000-2001 in Uganda, dove vi furono 425 casi e 224 morti, pari al 53%), Ebola si è sempre comportata così. Epidemia, un periodo più o meno lungo senza casi registrati, nuova epidemia in un'altra area, nuovo stop e nuova epidemia. Un andamento periodico tipico di molte malattie epidemiche.
Alla fine sono stati 3 i paesi veramente colpiti: Sierra Leone (13982 casi, 3955 morti, pari al 28,3%), Liberia (10672 casi, 4808 morti, pari al 45,1%) e Guinea (3800 casi, 2534 morti, pari al 66,6%). Essi rappresentano la quasi totalità dei casi (99,87%).
Vi sono stati poi 20 casi in Nigeria (con 8 morti), 8 casi in Mali (con 6 morti) e 1 caso in Senegal.
Infine, sono 7 i casi di operatori sanitari non africani (4 americani, un inglese, uno spagnolo e un italiano) che sono stati colpiti, di cui un solo americano morto.

Bisogna essere onesti e riconoscere i grandi sforzi di molte organizzazioni non governative (da Emergency al CUAMM, passando per Medici senza Frontiere e Actionaid tanto per citarne alcune) e il personale sanitario locale che ha affrontato una delle più complicate e difficili epidemie della storia recente, spesso senza mezzi e in luoghi inadatti. Il risultato è stato un tributo enorme da parte del personale sanitario: 881 operatori colpiti e 513 morti (il 58,2%).

A dispetto delle previsioni pessimistiche e catastrofiche che con grande facilità (troppa) non solo i media, ma illustrissimi uomini di scienza avevano fatto (qualcuno ricorderà la previsione di oltre un milione di casi!) l'epidemia è stata per area e per numero di casi contenuta e circoscritta. La difficoltà stava solo nell'obbligo di farlo nei paesi colpiti dove la sanità  pubblica è ancora un neonato che ha bisogno di tutto.
Ripercorrendo questi quasi due anni di epidemia, con alcuni mesi di vera e propria psicosi, si ha la sensazione che in alcune circostanze Ebola sia stata usata per distrarre l'attenzione da altri temi, più spinosi. 

Permangono alcune perplessità (che meriterebbero qualche attenzione in più) sull'eccessiva velocità in cui si sono prodotti farmaci e vaccini che con molta probabilità, senza i primi casi fuori dell'Africa, avrebbero avuto tempi molto diversi. Così come è ancora da approfondire quella che per ora viene definita Sindrome post-Ebola che sembrerebbe colpire malati guariti da tempo.

Sancirà, che aveva parlato di Ebola prima di quest'ultima epidemia ha seguito con attenzione l'evolversi della situazione, speso con un atteggiamento molto critico nei confronti di un allarmismo esagerato,  di un indirizzo forse poco efficace dei grandi fondi che sono stati stanziati e di alcune vere e proprie menzogne che sono state spacciate come verità.

Metto a disposizione questo PDF, che raccoglie i principali articoli di Sancara pubblicati sul tema a partire dal 2012 e che forse ben ricostruiscono la storia recente di Ebola.


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