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sabato 9 gennaio 2016

Armi, Nigeria, Boko Haram e non solo

E' di qualche giorno fa la notizia della donazione da parte degli Stati Uniti alla Nigeria di 24 carri blindati anti-mine, dal valore dichiarato di 11 milioni di dollari. Un regalo che l'Amministrazione americana ha fatto al paese africano per contribuire alla lotta ai terroristi di Boko Haram, che da anni stanno rendendo instabile la regione (si parla di quasi 20 mila morti). La strategia fa parte di un programma statunitense che ha già visto consegnare, negli anni scorsi, due navi da guerra al governo di Abuja. La questione è naturalmente più complessa e si inserisce all'interno di quelle, finte, dispute diplomatiche che hanno visto prima gli Stati Uniti negare aiuti militari alla Nigeria per violazione dei diritti umani, poi il governo di Bihari minacciare di iniziare a produrre armi in proprio e infine in "dono".
La notizia è stata venduta come uno dei contributi americani (e più in generale occidentale) alla lotta al terrorismo.

La Nigeria, oltre ad essere il più popoloso paese africano (ed il settimo mondiale) con quasi 180 milioni di persone è un paese estremamente ricco di petrolio e gas (primo produttore africano), con una produzione giornaliera che equivale, più o meno, al consumo giornaliero della Germania (circa due milioni e mezzo di barili di petrolio). Il consumo medio di energia in Nigeria è di 149 KwH pro capite (in Italia siamo ad oltre 5000 KwH). 
Una ricchezza, quella del petrolio, che ha prodotto finora solo corruzione, devastazione, disastro ambientale, povertà e terrorismo.
Quasi il 70% della popolazione nigeriana vive con meno di un dollaro al giorno.

In un paese dove ancora quasi il 90% della popolazione vive di agricoltura interi territori, dove si estrae il petrolio e dove esso passa, sono stati devastati rendendo praticamente impossibile la vita. Nel Delta del Niger, ad esempio, vivono oltre 30 milioni persone.
Le responsabilità sono chiare ed hanno nomi e cognomi ben stampati. Sono Shell, Exxon Mobil, Chevron, Total e ENI, ovvero le multinazionali che dagli anni '50  hanno depredato il territorio e corrotto i governi (che si son fatti corrompere, sia chiaro!).

Le violenze in Nigeria sono iniziate ben prima che agli inizi degli anni 2000 nascesse il famigerato Boko Haram. Le parole "Oil, blood and fire"   accompagnano le discussioni di intellettuali e politici nigeriani da decenni.
Certo è che la nascita di Boko Haram ha aggravato una situazione già complessa. Il gruppo è certamente quello che nel mondo (purtroppo nel silenzio e senza pompose marce di sdegno) ha ucciso di più (l'ISIS in confronto sembra un gruppo di dilettanti) e con inaudita crudeltà. In Nigeria si fondono poi questioni legate alla religione e all'appartenenza etnica che, usate strumentalmente, contribuisco ad alimentare il caos.
Ora, non vi sono dubbi che Boko Haram, al pari di altri gruppi del mondo che seminano il terrore, sono dei criminali e vanno combattuti con mezzi adeguati e in ogni luogo. Ma, è altrettanto vero che traggono le loro radici, dall'ingiustizia, dalla corruzione, dalla devastazione del territorio e dalla povertà che vanno combattuti con altrettanta, e forse maggiore, determinazione.

Non è un caso che, nelle mire di Boko Haram ci sono in primo luogo le scuole! Luoghi pericolosi perché portano le giovani generazioni a formulare un proprio e indipendente pensiero, che li terrebbero ben lontani da quei gruppi di criminali e, allo stesso tempo,  li metterebbero nelle condizioni di combattere per i propri diritti e per affrancarsi dalla povertà. Le due cose tengono insieme le esigenze di  molti.
Ovunque nel mondo terrorismo e ingiustizia sociale viaggiano a braccetto e, bisogna essere onesti, a nascere prima è sempre stata la seconda.

Se osserviamo, sgombri da questioni dogmatiche e da falsi pregiudizi, i luoghi da cui provengono (nascono) le organizzazioni criminali-terroristiche più violente nel nostro mondo sono quelli dove vi sono enormi risorse (petrolio e gas, anche di passaggio in primis) che non vengono per nulla distribuite (in rigido ordine alfabetico Afghanistan, Iraq, Libia, Nigeria, Siria) o dove si sviluppano enormi commerci di sostanze illegali (Afghanistan, Colombia, Messico, Somalia). 
Questi luoghi hanno alcune caratteristiche comuni: assenza dello Stato (o enorme corruzione), ingiustizia sociale e grande sacche di povertà, enorme disponibilità di denaro.
Da questi luoghi partono essenzialmente (oggi) i maggiori attacchi al mondo.
E' una storia che si ripete, ma che negli ultimi decenni ha assunto proporzioni non più tollerabili, perfino per chi queste cose le ha sempre viste, tollerate e perfino favorite.
Continuare oggi a tener separata la questione energetica da quella del terrorismo (come se le multinazionali del petrolio fossero soggetti alieni) non è più tollerabile.  Nonostante la situazione di questi paesi (a cui se ne possono aggiungere altri) il petrolio, il gas e le droghe continuano a giungere nelle nostre case, senza problemi (anzi, costano meno!).

Ecco perché quindi la notizia delle armi consegnate alla Nigeria (per quanto necessarie) si inserisce nel solito e perdente schema. Pensare di lottare contro questi criminali con armi convenzionali e in modo convenzionale significa esattamente fare il loro gioco e soprattutto perdere. Usare questi mezzi oggi significa gettare benzina su un fuoco già molto vivace. I fuochi possono essere spenti solo togliendo l'ossigeno.

Allora, bombardiamo questi paesi di scuole, di diritti, di giustizia, di legalità, di idee e di cultura. Abbiamo il coraggio di interrompere qualche rifornimento di petrolio da paesi i cui pozzi sono controllati da criminali. Risolviamo definitivamente dispute storiche e anacronistiche che accendono gli animi (da quella israelo-palestinese, a quella del Saharawi o a quella curda). Rendiamo legali (statali e controllate, sia chiaro) le droghe, tutte. Togliamo ossigeno, insomma.


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