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lunedì 25 settembre 2017

La città storica di Meknes

Meknes è una delle quattro città imperiali (la più piccola) del Marocco (le altre sono Fez, Marrakech e Rabat) e fu capitale del regno tra il 1672 e il 1727 durante la guida del sultano Moulay Ismail ibn Sharif, ritenuto uno dei più autoritari della storia del Paese.
Fondata nel XI secolo (1081) dagli Almoravidi come fortezza, secondo gli storici il suo nome si deve ad una tribù berbera chiamata Miknasa. E' situata nella parte settentrionale del Marocco, alle pendici delle montagne del medio Atlante, viene spesso chiamata la Versailles del Marocco o la città dei cento minareti. E' circondata da colline verdeggianti e da pianure fertili.
Splendido esempio e testimonianza di architettura araba a cui successivamente si sono aggiunti tratti di architettura spagnola.
 Circondata da imponenti mura (le quali complessivamente superano i 30 chilometri) con 9 porte monumentali (alcune frutto di saccheggi in altri siti archeologici). La più bella delle porte, la Bab el Mansour, decorata in maioliche verdi, era in realtà il luogo dove si tenevano e processi e si giustiziavano i colpevoli.
Il cuore della città si sviluppa attorno alla sua medina (la città vecchia) e al suo suk (mercato) nella grande e bellissima piazza di el-Hedim.
Sono numerosi i luoghi di pregio e da visitare a Meknes (sicuramente e a torto la meno turistica delle città imperiali) dalla medersa Bou Inania (una delle più belle scuole coraniche del Marocco) al quartiere ebraico, dal mausoleo di Moulay Ismail (che ospita la tomba del sultano) al Dar el Makhzen (il palazzo imperiale purtroppo non visitabile) dai granai reali seminterrati (Heri es-Souani) alle scuderie reali. Insomma una città che permette al suo interno di percorre un millennio di storia del Magreb.
 
Dal 1996 la città è stata inserita, per il suo valore storico-culturale, tra i siti Patrimonio dell'Umanità dell'UNESCO.

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mercoledì 20 settembre 2017

Orutu, il violino dei Luo

L'orutu è, assieme al niatiti e all'oporo, uno dei strumenti della tradizione musicale Ohangla dei Luo, un popolo dell'Africa orientale e in particolare del basso Sudan, del nord dell'Uganda, della Repubblica Democratica del Congo, della Tanzania e del Kenya.


Si tratta di uno strumento cordofono ad arco (o in altri termini di un violino monocorde) di semplice costruzione. Un corpo cilindrico cavo in legno, una pelle tirata sulla sua superficie e un tubo di legno inserito lateralmente che serve da manico. L'unica corda, nella tradizione in sisal (oggi sostituita dal nylon o dai cavi del freno di una bicicletta) che passa su di un ponticello, è fissata al manico.



Si suona con un archetto di legno, tenendolo appoggiato all'addome o ad una gamba se si suona da seduti. Costituisce uno degli strumenti chiavi della musica benga, sorta. tra gli anni 40 e gli anni 60 in Kenya.
Tra i gruppi musicali che utilizzano questo strumento, anche nella musica moderna, vi sono i Kenge Kenge, un gruppo che si pone l'obiettivo di salvaguardare e rendere vive le tradizioni musicali del popolo Luo.

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