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giovedì 27 ottobre 2011

Web 2.0, Ong 2.0: un contributo allo sviluppo

I recenti sviluppi della tecnologia informatica, i fatti storici degli ultimi mesi ed il buon senso fanno pensare che oggi, e soprattutto nel futuro, un grosso aiuto allo sviluppo e ai cambiamenti che avverranno nel mondo arriveranno dalle nuove nuove opportunità che il Web 2.0 offre. Non vi è dubbio che l'evoluzione recente del web, ovvero quella capacità di interazione in tempo reale tra gli utenti, è in grado di fornire un supporto fondamentale anche alle necessità che chi opera nel mondo della cooperazione internazionale. 
E' proprio in quest'ottica che l'ONG Volontari per lo Sviluppo ha lanciato una campagna di informazione/forrmazione dal titolo chiaro: Ong 2.0 cambiare il mondo con il web che partirà oggi con il primo webinar (neologismo frutto della associazione tra web e seminar, letteralmente seminario online) con Robin Good.
Il titolo può sembrare a qualcuno eccessivo (sicuramente ai meno giovani), ma racchiude in se non solo le potenzialità dei nuovi strumenti, ma anche una speranza. L'insieme straordinario di strumenti che il web 2.0 mette a disposizione sono potenti e globali e possono essere usati con intelligenza e con obiettivi chiari e realistici. Certo anche con la consapevolezza che nell'ambito dello cooperazione allo sviluppo  esistono diversi livelli di intervento per cui in alcune aree, penso alla formazione piuttosto che al fundraising o alla divulgazione, questi strumenti sono determinanti e danno un'accelerata straordinaria ai processi, mentre in altre aree, il lavoro sul campo, l'esperienza e il contatto sono insostituibili.
Vi è poi una questione culturale per cui oggi l'informazione e lo scambio di idee viaggiano in modo rapido e attraverso vie diverse dal passato e meno formali. Fino a pochi anni fa chi voleva comunicare nella rete spendeva la maggioranza del tempo a costruire il contenitore (ad esempio un sito internet), magari passando ore davanti ad una stringa in linguaggio htlm che non funzionava. Oggi grazie a blog e social network - che sono strumenti di una semplicità imbarazzante - il tempo è speso nella quasi totalità sui contenuti.
Sono passati solo 20 anni da quando il governo statunitense "liberalizzò" internet  (fino al 1991  solo ad usi governativi-militari e per la ricerca) e i progressi sono stati straordinari e oggi la rete è divenuta un luogo frequentato quasi da tutti.

I recenti fatti delle "rivolte arabe" hanno dimostrato quanto gli strumenti veloci di comunicazione sono stati in grado di organizzare le folle. Certo poi la rivoluzione si fa nelle strade, nelle piazze non nella rete, ma l'impulso della cosidetta "piazza virtuale" è stato enorme ed ha contribuito alla caduta dei regimi.


Certo che oltre a chi opera nelle cooperazione internazionale, le ong in particolare, a cui i nuovi strumenti possono dare un nuovo impulso all'azione, anche chi vive nel Sud del mondo si appresta a vivere una vera e propria rivoluzione culturale. In Africa la comunicazione viaggia velocemente (vedi post Comunicare in Africa) proprio in questi giorni il cavo in fibra ottica che metterà in relazione Londra con il Sudafrica attraverso tutta la dorsale occidentale è giunto in Sierra Leone e corre velocemente verso il sud. In Africa Internet cresce a ritmi stupefacenti e con tecnologie all'avanguardia (quindi bypassando più di qualche tappa) e potrà senz'altro essere uno stimolo allo sviluppo del continente.
Si è oramai creata una nuova opportunità di volontariato sociale, cioè quella cyber-volontario, ovvero chi dedica una parte del proprio tempo libero al lavoro di rete, sia esso quello dello divulgazione, della formazione o dell'organizzazione. In altri termini si stanno spalancando le porte ad altri, alcuni ancora inesplorati, sistemi di partecipazione attiva.

Resta un'unica riflessione ancora da fare. Non illudiamoci. Vi è ancora un grandissimo lavoro da fare, che ci auguriamo possa essere facilitato dalle nuove tecnologie e da chi le utilizza in maniera dinamica e costruttiva. Quando nel 1985 il mondo intero inorridito dalle scene di morte (in un'epoca di quasi un decennio prima dell'avvento della rete) si mobilitò per la siccità e la carestia in Etiopia si avviarono massicci (e costosi) interventi atti a prevenire il ripetersi di queste catastrofi. Oggi, a distanza di 25 anni, tutto è esattamente come allora.
Ci auguriamo che i nuovi strumenti, le nuove strategie e la nuova partecipazione possano aiutarci ad impedire che tra dieci anni tutto sia ancora come oggi.





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