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martedì 26 giugno 2012

Egitto: inizia una nuova era?

Foto da Wikipedia
L'Egitto ha un nuovo Presidente. Il primo eletto direttamente dal popolo. Mohammed Morsi ha avuto il merito di battere l'avversario, l'impresentabile (perchè già primo ministro di Mubarak) Ahmed Shafiq.
Piazza Tahrir ha festeggiato lungamente l'elezione dell'uomo di Giustizia e Libertà (partito dei Fratelli Mussulmani), forse piu' per la paura che a vincere potesse essere l'uomo che era in diretta continuità con il regime dell'agonizzante Mubarak.
Per i Fratelli Mussulmani si tratta di una rivincita storica. Fin dal 1928 quando il gruppo nacque ad opera dell'insegnate al Hassan al Banna (ucciso al Cairo nel 1949), i Fratelli sono stati ostacolati in tutti i modi. Repressi duramente e resi illegali durante la Presidente di Nasser, tollerati, ma non legalizzati da Sadat (il quale nel 1981 sarà assassinato dalle frange più estremiste dei Fratelli Mussulmani) e infine a partire dal 1984, durante il regime di Mubarak, gli sarà parmesso di entrare in Parlamento (lo stesso Morsi è stato parlamentare dal 2000 al 2005), ma solo in allenza con partiti laici.
Dopo oltre 80 anni di vita, i Fratelli Mussulmani, potranno guidare il paese in cui sono nati e cresciuti.

Sia chiaro a tutti il Partito Giustizia e Libertà, è una formazione politica che da noi verrebbe definita come di "centro-destra" (forse più di destra), con una forte componente di liberalismo in campo economico e una importante azione "caritatevole" nei confronti delle fasce di popolazioni di deboli. Una formazione che è totalmente in mano alla classe più agiata del paese, quella dei professionisti e dei notabili.

Foto dalla rete
La cancellerie del mondo intero, nel congratularsi con il neo-eletto Presidente, hanno espresso la speranza che Morsi mantenga le sue promesse di moderazione e rispetto degli accordi internazionali. Nelle parole di tutti si intuisce il disagio marcato nel vedere una paese strategico (e popoloso) come l'Egitto "cadere" in mano ad un partito di ispirazione islamica, dopo decenni di rigido controllo da parte dei militari e dei regimi di turno. Un pò come è stato - con le dovute differenze - in Turchia qualche anno fa.

E' ovvio che "l'occidente", prima o poi, dovrà accettare che i paesi a grandissima maggioranza islamica, siano governati, piaccia o no, da partiti di ispirazione islamica. E' il popolo a volerlo (l'Italia è stata governata per 50 anni da un partito che di chiamava Democrazia Cristiana!) e il resto del mondo non è più in grado di sostenere regimi capaci di arginare, con la repressione, la volontà del popolo, ne quantomeno di far nascere (questa era l'illusione) un nuovo movimento laico che democraticamente si sostituisse ai militari ed ai movimenti islamici.
E' forse anche il caso di instaurare - è questo sembra l'orientamento delle cancellerie più evolute - rapporti diversi con i leader politi islamici, perchè i rapporti (o meglio i non rapporti, o peggio i rapporti segreti e pericolosi) hanno contribuito fortemente a far nascere ed alimentare gli estremismi in questi paesi.

Fare previsioni oggi è difficile. Vi rimando a questo post dal blog Diario della Rivoluzione Egiziana, in cui l'autrice, l'amica Jasmine, ritrova nella piazza Tahrir festosa, una parte dello spirito "rivoluzionario" che ha permesso la deposizione di Mubarak. Naturalmente dallo stesso blog si potrà seguire, sono sicuro con competenze e precisione, l'evolversi della situazione in Egitto.
Tra le variabili in gioco vi è la posizione dei militari (che certamente non molleranno facilmente la loro situazione di assoluto privilegio) e l'annunciata nomina di Primo Ministro di El Baradai.

Resteremo ad osservare.


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