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mercoledì 31 luglio 2013

La moda che sviluppa: l'esperienza di Kinabuti

foto da Vogue
Facciamo una doverosa premessa: la moda per me è un buco nero. Non ne conosco le regole e talora mi appare (e forse lo è) come un mondo finto e privo di contatto con la realtà. Avevo scritto un post lo scorso anno intitolato L'Africa che veste, con il solo scopo di evidenziare un settore dal sicuro futuro. Osservo, come molti comuni mortali, i servizi televisivi sulle sfilate e apprezzo, le bellezze di modelle e modelli. Non sempre mi piacciono i vestiti, a volte buffi e impensabili nella vita reale.

L'esperienza di Kinabuti mi ha subito colpito. Per prima cosa una casa di moda nigeriana aperta da due giovani italiane mi aveva incuriosito. Caterina Bortolussi e Francesca Rossett sono le protagoniste di questa bella storia. Oggi sono entrambe poco più che trentenni, native di Spilimbergo in provincia di Udine, hanno iniziato questa esperienza nel 2010 a Lagos, dove, per motivi diversi lavoravano (Caterina laureata in Economia con la passione della moda era in Nigeria dal 2006 e Francesca, esperta di marketing, è giunta dopo).

dal sito di Kinabuti
L'idea è stata quella dell'impresa sociale. Un piccolo atelier per cominciare e un programma di formazione (chiamato In Our Ghetto) di giovani modelle nelle aree più disastrate della Nigeria. Il risultato è stato straordinario: dopo due anni 21 ragazze sono da considerarasi top model nigeriane, ricercate da marchi di tutto il mondo e soprattutto sono diventate punti di riferimento nelle loro comunità. Della casa di moda ne parlano tutti all'estero (in Italia la cosa sembra essere quasi ignorata).

Kinabuti è cresciuta come impresa (è oggi un punto di riferimento della moda in tutta l'Africa Occidentale) e non ha dimenticato il suo approccio sociale ed etico, attraverso l'impegno diretto nel campo delle realtà del martoriato Delta del Niger (vedi questo post di Sancara), ed in particolare la città di Port Harcourt. Il suo stile, a detta degli esperti, eccentrico, aggressivo e colorato, è molto apprezzato e amato in quest'area dell'Africa.

La moda come veicolo per lo sviluppo è senz'altro una frontiera nuova ed affascinante. Nuova perchè cresce fortemente la richiesta di questa tipologia di prodotti. Al crescere della ricchezza (non dimentichiamo che la Nigeria possiede enormi quantità di risorse petrolifere e il suo PIL viaggia da tempo ad alte cifre) la richiesta dei "generi di lusso" aumenta e quello della moda in particolare. Nel passato la risposta è stata sempre quella di importare i prodotti dall'estero (diciamo la verità, conveniva molto a noi!).
La produzione in loco, la nascita di una forte imprenditoria locale, è forse la vera chiave per lo sviluppo. Da un lato si creano posti di lavoro (ovviamente non solo quelle delle bellissime modelle) e dall'altra si elimina quella forte dipendenza dall'estero che ha caratterizzato la storia, purtroppo in negativo, di gran parte dell'Africa. Inoltre non sottovalutiamo che le enormi e creative capacità artigianali africane. Ancora oggi, per rimanere sul tema, la manifattura dei vestiti avviene in gran parte su misura. Sarti e e sarte sono ad ogni angolo della strada e sono veramente bravi e creativi (del resto le donne africane hanno sempre vestito con gusto, fierezza e ricercatezza): la manodopera specializzata quindi non manca!

Insomma Kinabuti è una splendida realtà non solo imprenditoriale. E' un esempio delle grande opportunità che esistono in Africa.


Vi posto anche questo articolo di Arianna Boria su Il Piccolo di Trieste dell'ottobre 2012 e una intervista su di una televisione nigeriana delle due simpatiche imprenditrici italiane

Ecco il sito ufficiale di Kinabuti

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