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giovedì 4 luglio 2013

Golpe in Egitto. Molti interrogativi ed alcuni pensieri.

Evidentemente luglio è un mese propizio per i militari in Egitto per prendere il potere. Avvenne il 23 luglio 1952, quando i liberi ufficiali guidati da Mahammad Naguib e Gamel al-Nasser posero fine alla dinastia reale egiziana e proclamarono la Repubblica. Dopo Naguib e Nasser, fu la volta di Anwar al-Sadat (salito al potere alla morte di Nasser, avvenuta il 28 settembre 1970) che fu assassinato il 6 ottobre 1981 proprio da un ala dei Fratelli Mussulmani. A lui successe un altro militare, Hosni Mubarak che fu destituito (ponendo fine a quasi sessanta anni di guida militare) dalla pizza della Primavera araba nel gennaio 2011.
Ieri, 3 luglio, i militari hanno destituito il Presidente Mohammed Morsi, eletto solo un anno fa.

foto dalla rete
La lotta tra l'elite militare (che è, non dimentichiamolo, una lobby che detiene la maggioranza degli interessi economici del paese) e i Fratelli Mussulmani (di cui è esponente, anche se non di primissimo piano, il presidente deposto) ha radici vecchie e ha accompagnato, nel bene e nel male, gli ultimi 60 anni della storia Egiziana.

Il golpe di ieri (annunciato da mesi) è tecnicamente un "golpe interno", nel senso che ad attuarlo è stato il Comandante Supremo delle Forze Armate, Abdel Fattah al Sisi, che dall'agosto del 2012 era anche Ministro della Difesa (questo a segnalare che, nonostante le elezioni, i militari non hanno mai lasciato le loro posizioni). Al Sisi, formatosi in Inghilterra e negli Stati Uniti, mussulmano, ritenuto "nemico del popolo" e troppo vicino ai Fratelli Mussulmani, ha assunto un ruolo, sospetto, di salvatore del popolo solo nelle ultime settimane.

E' bene chiarire subito una cosa. Un golpe non è mai un processo democratico (anche se sostenuto da milioni di cittadini) e non può essere accettato come strumento di lotta politica. Su questo punto il Presidente deposto Morsi ha ragioni da vendere: gli egiziani, solo un anno fa, lo hanno eletto a maggioranza. Non si è voluta trovare una strada diversa (proposta da più parti), come quella di un referendum per chiedere elezioni anticipate.
Così come - siamo onesti - una parte del mondo è soddisfatta dell'azione militare perchè pone fine ad un "governo islamico", ritenuto pericoloso e destabilizzante per un'area geopoliticamente instabile come quella egiziana. Sarebbe interessante vedere la reazione Europea o Americana a parti invertite.

Fatte queste premesse l'evoluzione della situazione egiziana è densa di incognite. Evocare lo spettro dell'Algeria degli anni '90 è forse esagerato, ma il clima non è dei migliori. Gli arresti degli esponenti dei Fratelli Mussulmani fanno tornare ad un clima del passato, che forse molti dei manifestanti della prima ora (bisogna sottolineare che i manifestanti in piazza di oggi, non sono gli stessi di due anni fa) speravano di non vedere mai più.
Il punto centrale resta quello legato agli occhi con cui si osservano i fenomeni politici del  nord-Africa. Noi pensiamo solo alla "nostra" democrazia, al "nostro" modello di sviluppo (sarà poi quello giusto?) ai "nostri" processi che accompagnano la vita politica. Ma, in paesi dove per decenni si sono soppresse le opposizioni, dove per decenni si sono tenuti "a bada" i movimenti religiosi, dove per decenni si è dato alle forze armate il reale potere del paese, ci si stupisce che le cose procedano in questo modo?

Fanno molto riflettere i commenti che la blogger Jasmine Idem (il suo blog è Diario della Rivoluzione Egiziana), la quale non esulta per questo golpe. Gli interessi in gioco sono molteplici e per nulla coincidenti tra di loro. Lei è rammaricata dal fatto che vi è più entusiasmo oggi in Piazza Tahrir (per un golpe militare) che quando fu destituito Mubarak. Che il popolo, che oggi abbraccia l'esercito, sembra aver dimenticato le sue colpe. Che i sostenitori di Mubarak oggi esultano nelle piazze.
Jasmine sostiene che "le immagini di oggi sono uno schiaffo alla memoria del 25 gennaio" : è difficile non darle ragione.

I prossimi giorni saranno determinanti per capire dove andrà l'Egitto.

Ecco alcuni vecchi post di Sancara, per provare a comprendere il presente e tentare di prevedere (cosa difficile) il futuro.

- Al Baradai e l'Egitto (11 febbraio 2011)
- Egitto: inizia una nuova era? (26 giugno 2012)
- Sull'Egitto non tutto è chiaro (6 dicembre 2012)

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