sabato 12 febbraio 2011

Il popolo detronizza Mubarak. E ora?

Qualsiasi persona di buon senso non può che inchinarsi di fronte alla tenacia, alla forza e alla determinazione dei manifestanti egiziani. Sono stati capaci, di tenere dritta la barra del loro intento - costringere alle dimissioni Mubarak e il suo governo - anche nei momenti più difficili come quando il regime ha provato a mostrare i muscoli o a giocare d'astuzia con cambiamenti di facciata o promesse per il futuro che avevano più lo scopo di prendere tempo che di incidere sulla vita reale del paese.

Da oggi comincia un'altra storia.

Certo una storia che, come tutte quelle ancora da scrivere, è densa di incognite. Perchè vi è un'intera generazione di uomini e donne egiziane (ma la questione potrebbe essere estesa a molti paesi limitrofi) che è stata trattenuta nelle sue ambizioni, nelle sue speranze e che da oggi si immagina un futuro diverso, che non necessariamente rispetterà le legittime aspettative. Perchè l'Egitto ha una posizione startegica in uno scacchiere, come quello Medio-Orientale, che da un secolo non trova pace. Perchè dal 1979 in poi, l'Egitto ha rispettato un accordo di pace firmato con Israele, che di fatto ha interrotto le guerre (ne erano state fatte ben quattro) tra paesi arabi e Israele. Perchè paesi come l'Iran o la Siria o gruppi come gli Hezbollah cercheranno di spingere l'Egitto a denunciare il trattato con Israele, con ovvie conseguenze di destabilizzazione dell'intera area, piace molto a chi ama muoversi nel caos. Perchè il confine tra l'islamismo moderato e l'estremismo islamico è spesso labile ed è stato usato, dai governi e dagli alleati, come spauracchio per limitare la libertà ed ottenere in cambio gli aiuti internazionali. Perchè da decenni le opposizioni politiche sono state represse, isolate e messe all'angolo.

Ma, oggi si possono guadare i fatti e i fatti ci dicono alcune semplici cose.

Il popolo della protesta - giovani e donne (fatto non secondario) - ha saputo tenere lontano ogni tipo di strumentalizzazione della protesta (da qualsiasi parte essa proveniva). Per ora è altrettanto vero che questo tentativo di appropiarsi della rivoluzione non vi è stata, in particolare da parte dei partiti politici, dei Fratelli Mussulmani e dell'esercito.
L'esercito, che non dimentichiamo guida il paese dal 1952 (anno della rivoluzione dei Liberi Ufficiali) prima con Naguib, poi con Nasser, poi ancora con Sadat e infine con Mubarak, tutti provenienti dalle file dell'esercito, ha avuto e continua ad avere un atteggiamento di garanzia (in altre circostanze la repressione sarebbe stata affidata direttamente a loro, con conseguenze ben più drammatiche) e ha "convinto" Mubarak a lasciare. Inoltre la dichiarazione odierna in merito al rispetto di tutti gli accordi siglati dall'Egitto, compreso quello con Israele, è un monito per chiunque si appresti a governare l'Egitto.
I Fratelli Mussulmani - che dall'avvento di Mubarak vivono nella semi-illegalità - ancora oggi si sono dichiarati non interessati al potere. Vi è da dire che il movimento oggi è molto diverso, sia da quello ai tempi della sua nascita (1928), sia da quello dai tempi della sua messa al bando (1979). Durante la permenanza dei "rivoltosi" per le strade, l'organizzazione del Fratelli Mussulmani (che continua ad essere forte e in mano ai professionisti e notabili della capitale egiziana) ha fornito assistenza con pasti caldi, tende, coperte e generi di prima necessità.
Vi è infine un'altra cosa inedita. La posizione dell'amministrazione americana, che contrariamente alle altre volte, non ha difeso il fido alleato, bensì almeno ufficialmente ha salutato, quasi strizzando l'occhio, le richieste del popolo egiziano, perfino quando è emerso tra i leader della rivolta un'uomo come Al Baradei, che certo non aveva usato parole morbide verso gli americani.

Il mondo è cambiato. Per decenni si sono protetti regimi che hanno affamato intere popolazioni, si sono favoriti, quasi sempre da dietro le quinte, complotti e assassini in ogni parte del mondo, che hanno generato guerre sanguinose. Si sono permessi suprusi di ogni genere, si sono armati Paesi contro altri, si sono cambiate alleanze e strategie. Si sono inventati nemici e pericoli di ogni tipo. Si è nascosta la verità a favore di una realtà di comodo. Forse oggi è il momento di verificare se un'altro mondo è possibile.


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