lunedì 23 luglio 2012

Mozambico e i farmaci anti-AIDS

Foto dal sito della Fiocruz
In questi giorni, seppure in sordina, si è parlato dell'inaugurazione della prima azienda pubblica africana che produrrà farmaci anti-retrovirali contro l'AIDS. Si tratta della SMM (Sociedade Mocambicana de Medicamentos) che ha sede a Maputo (Mozambico) ed è stata aperta grazie ad un progetto di Cooperazione Sud-Sud, costato circa 35 miliardi di dollari, e che vede coinvolto il Brasile e l'Istituto Fiocruz (fondazione pubblica nel campo della ricerca farmaceutica brasiliana, nata nel 1900).
L'apertura dell'azienda che da fine anno produrrà i farmaci anti-retrovirali direttamente a Maputo - occuperà inizialmente 100 lavoratori - è frutto di un accordo tra i governi del Brasile e del Mozambico, che risale al 2008 (sebbene se ne parli sin dal 2003).
Il Brasile ha una lunga storia di infrazione delle rigide regole delle case farmaceutiche, che gestendo i brevetti dei farmaci anti-retrovirali, costringono i paesi poveri e quelli emergenti a spendere cifre astronomiche per la cura dei malati di AIDS. Infatti nel 2005 il governo brasiliano di Lula, stanco di spendere enormi cifre, decise di aprire un contenzioso con le case farmaceutiche, producendo in proprio i farmaci e riconoscendo solo una "royalties" alle aziende. Fu il primo a infrangere questo tabù con il famaco Kaletra della Abbott.
Oggi il Brasile (assieme all'India) è dotato di leggi che subordinano il diritto di proprietà intellettivo (quello che consente i brevetti dei farmaci, perchè dietro vi è un'indiscutibile opera di ricerca) a quello della salute pubblica. Queste leggi consento di produrre per uso interno farmaci ancora soggetti a brevetto e di esportarli in paesi le cui condizioni sanitarie e produttive non consentono di produrre in prorpio i farmaci.
Il Mozambico, con un numero di malati di AIDS, che oscilla tra il 12% e il 19% della popolazione, ha una grande necessità di produrre in proprio, e a costi inferiori, i farmaci.

La storia dei brevetti dei farmaci è una questione complessa. Da una lato è innegabile che i costi per la ricerca e gli studi (spesso anche la produzione) sui nuovi farmaci hanno costi notevoli che le aziende contano di recuperare attraverso le vendite. La tutela (il brevetto) del prodotto finale da usi "impropri" è una pratica, regolamentata dal diritto internazionale fin dalla fine del 1800, che attiene nella definizione moderna alla "proprietà intellettuale". L'organismo internazionale che regola detta proprietà si chiama WIPO (World Intellectual Property Organization) ed è un'agenzia specializzata delle Nazioni Unite nata nel 1967. Per i farmaci i brevetti (che in termini pratici significa impedire ad altri di produrre lo stesso farmaco) durano 20 anni.
Inutile negare che queste pratiche di tutela hanno consentito anche di creare lobby e monopoli capaci di generare profitti nemmeno immaginabili.

Dalla rete
La questione si complica perchè l'accesso ai farmaci viaggia "a braccetto" con il diritto alla salute. I governi del mondo hanno attuato diverse politiche di welfare che hanno garantito più o meno a tutti di accedere ai farmaci. Certo i governi dei paesi ricchi. E quelli poveri? Fino ad un certo punto sono stati lasciati al loro destino, confidando sugli aiuti umanitari. Nel 1977 fu introdotto il programma Essential Drugs dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, che stilava una lista di "farmaci essenziali" (all'epoca 208 sostanze, nel 2007 erano 340) che dovevano essere garantiti di qualità e a prezzi compatibili con le realtà locali. Si tratta, è bene sottolinearlo di "sostanze farmaceutiche": acido acetil-salicidico e non Aspirina, per capirci. Evitando in questo modo la "pubblicizzazione" delle industrie farmaceutiche. La lista viene aggiornata ogni due anni e l'ultima risale al marzo 2011.

Da tempo le organizzazioni umanitarie (Medici senza Frontiere è tra queste) sono impegnate in campagne per favorire l'utilizzo di alcuni farmaci che, essendo di recente generazione (i farmaci anti retro-virali in primis) ricadono ancora sotto la ventennale tutela del brevetto. Il rapido sviluppo della medicina e l'avvento di nuove patologie porta oggi milioni di persone ad essere tagliate fuori, a causa dei costi eccessivi, da cure necessarie per la sopravvivenza.

L'accesso universale ai farmaci, come Diritto dell'Uomo, si scontra con i colossali interessi delle multinazionali del farmaco (è inutile nascondere che una parte consistente delle aziende e alcuni governi dalla spiccata propensione liberlista, sono orientati ad estendere la durata dei brevetti). La campagna "Push for the Pool" aveva lo scopo di "costringere" le grandi case farmaceutiche che producono farmaci contro l'AIDS "a condividere" le loro scoperte (sono oggi 19 le case farmaceutiche del mondo che producono i 23 farmaci anti-AIDS) al fine di concedere ad altri la produzione e le modifiche (tale azione avrebbe naturalmente un effetto sui prezzi e permetterebbe ad aziende dei paesi in via di sviluppo di produrre in proprio i farmaci).

Le decisioni di Brasile e India e oggi l'attuale cooperazione Brasile-Mozambico sono un modo di forzare la mano su un tema di grande attualità - certo non per noi - e che costringe milioni di persone del mondo - certo non del nostro mondo - a non avere accesso alle cure mediche.



3 commenti:

javiermartinelli ha detto...

Interessantissimo articolo.
Complimenti per la chiarezza.
é quello che mi sento di dire dopo averlo letto.
Andrò a sviluppare i contenuti con molta curiosità.
Se posso dire la mia:"Sono certo che non c'è alternativa, che perseguire un mondo migliore,anche le multinazionali dovranno arrendersi a questa evidenza"
Cordialmente
Javier

Gianfranco Della Valle ha detto...

Grazie Javier.
Nonostante concordo che le multinazionali hanno delle colpe enormi, continuo a pensare che solo la Politica (con la P maiscola appunto) può essere in grado di stabilire delle regole a vantaggio dei molti.Abbiamo permesso che la politica diventasse un teatrino e altri hanno agito.
Grazie ancora per il tuo commento
Gianfranco, Sancara

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