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martedì 1 dicembre 2015

La lotta contro l'AIDS

Il 1 dicembre si celebra la Giornata Mondiale della Lotta contro l'AIDS, una iniziativa voluta a partire dal 1988 dall'UNAIDS (l'Agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di AIDS) per riflettere sulla situazione e proporre iniziative in merito alla lotta all'infezione da HIV, che a partire dal 1981 ha interessato il genere umano.

I dati attuali nel mondo dicono che:

- nel 2014 36,9 milioni di persone vivono con in virus HIV;
- solo 15,8 milioni hanno accesso alle terapie
- nel 2014 vi sono stati 2 milioni di nuovi contagi;
- nel 2014 sono morte 1,2 milioni di persone a causa dell'HIV.

Una situazione che, nonostante i molti progressi della scienza, dell'informazione e della prevenzione, continua ad essere preoccupante e che impone a tutti (governi, agenzie, istituzioni, istituti di ricerca, organizzazioni sanitarie e sociali, associazioni ed enti locali) di non abbassare la guardia.

Dal 1981 ad oggi si stimano in oltre 80 milioni le persone (ovvero lo 0,8% degli adulti 15-49 anni) che sono state contagiate dal virus HIV, di cui circa la metà (40 milioni) morte.

Naturalmente i dati non sono uniformi nel mondo, anzi.
Siamo onesti, come sempre dove si nasce incide molto. In Africa , sebbene in diminuzione rispetto al 2000, sono avvenuti 1,2 milioni di nuove infezioni (ovvero il 60% del mondo) e vi sono stati 790 mila morti (ovvero il 66% del mondo).

Vi sono due altre aree del nostro pianeta dove i casi sono in aumento rispetto al 2000, ovvero il Medio Oriente/Nord Africa (+26%) e l'Est Europa/Asia Centrale (+30%). Sostanzialmente invariati i nuovi casi in Europa e in Nord America.

In Africa, nonostante gli sforzi, la situazione è ancora molto grave. L'accesso alle terapie, per quanto in aumento, resta ancora un miraggio per molti. Gli strumenti di prevenzione e le campagne di informazione fanno fatica a raggiungere veramente tutte le aree e le complesse situazioni del continente.

Non vi sono dubbi. Il primo presidio di prevenzione dell'infezione da HIV è il preservativo.  Le campagne di informazione e la distribuzione gratuita dei preservativi (assieme ad analoghe iniziative sulle siringhe sterili per i tossicodipendenti) devono essere il fari che illuminano qualsivoglia intervento atto a prevenire la diffusione dell'AIDS. 

Ecco gli articoli di Sancara su questo tema:
- Pandemia da HIV: inizia il declino? - 24 novembre 2010 
- Ieri Giornata Mondiale contro AIDS, qualche pensiero fantasioso -  2 dicembre 2011
- Mozambico e farmaci anti AIDS - 23 luglio 2013
- Giornata Mondiale sull'AIDS: un motivo di riflessione - 1 dicembre 2014

lunedì 1 dicembre 2014

Giornata Mondiale sull'AIDS, un motivo di riflessione

foto dalla rete
Il 1 dicembre, si celebra sin dal 1988, la Giornata Mondiale della lotta all'AIDS che l'UNAIDS (l'Agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di AIDS), ha voluto  quest'anno titolare, non senza polemiche, "Close the Gap". 
La giornata vuol far riflettere su di un dato preoccupante e che attiene alle ingiustizie che attraversano il nostro  mondo nel silenzio di  molti.
Dei circa 35 milioni di sieropositivi al virus HIV, solo 12 milioni risultano essere in trattamento farmacologico, lasciando così milioni di persone prive di qualsiasi possibilità di accedere alle cure.
Non serve specificare - appare superfluo - in quali aree del pianeta vivono le persone trattate.

Il 70% dei malati vive invece in Africa Sub-Sahariana (circa 24,7 milioni).

E' evidente che il diritto universale di accesso ai farmaci si scontra con i miliardari interessi delle industrie del farmaco (vedi questo post), con le ristrettezze dei bilanci statali dedicati alla salute e con una gestione delle politiche mondiali sulla salute a dir poco fallimentari.
E' così che la stragrande maggioranza dei morti del 2013 (circa 1,5 milioni)  legati al virus HIV (così come dei quasi 40 milioni di morti dal 1981) sono africani e di giovane età. Una vera e propria mattanza.

Inutile negare che l'attenzione che nell'ultimo anno viene dedicata ad Ebola, ha distratto l'attenzione (e purtroppo anche le risorse) alla lotta all'AIDS in Africa e soprattutto ai trattamenti. Rendendo così la situazione (in alcuni paesi) perfino peggiore del passato.

Nonostante tutto (ovvero tralasciando l'Africa!), i nuovi casi registrati di AIDS nel mondo sono in diminuzione: nel 2013 sono stati 2,1 milioni i nuovi casi, contro i 3,5 milioni del 2005.

In Italia, siamo di fronte a 3.806 nuovi casi registrati nel 2013, di cui il 72,2% erano uomini. La cosa drammatica è che l'83,9% dei nuovi casi hanno all'origine rapporti sessuali non protetti (molti tra uomini e uomini) con partner occasionali. La necessità di attività di prevenzione al contagio risultano naturalmente prioritarie. 

Ecco il post di Sancara sulla Giornata del 2011 (con un'interessante storia)

lunedì 23 luglio 2012

Mozambico e i farmaci anti-AIDS

Foto dal sito della Fiocruz
In questi giorni, seppure in sordina, si è parlato dell'inaugurazione della prima azienda pubblica africana che produrrà farmaci anti-retrovirali contro l'AIDS. Si tratta della SMM (Sociedade Mocambicana de Medicamentos) che ha sede a Maputo (Mozambico) ed è stata aperta grazie ad un progetto di Cooperazione Sud-Sud, costato circa 35 miliardi di dollari, e che vede coinvolto il Brasile e l'Istituto Fiocruz (fondazione pubblica nel campo della ricerca farmaceutica brasiliana, nata nel 1900).
L'apertura dell'azienda che da fine anno produrrà i farmaci anti-retrovirali direttamente a Maputo - occuperà inizialmente 100 lavoratori - è frutto di un accordo tra i governi del Brasile e del Mozambico, che risale al 2008 (sebbene se ne parli sin dal 2003).
Il Brasile ha una lunga storia di infrazione delle rigide regole delle case farmaceutiche, che gestendo i brevetti dei farmaci anti-retrovirali, costringono i paesi poveri e quelli emergenti a spendere cifre astronomiche per la cura dei malati di AIDS. Infatti nel 2005 il governo brasiliano di Lula, stanco di spendere enormi cifre, decise di aprire un contenzioso con le case farmaceutiche, producendo in proprio i farmaci e riconoscendo solo una "royalties" alle aziende. Fu il primo a infrangere questo tabù con il famaco Kaletra della Abbott.
Oggi il Brasile (assieme all'India) è dotato di leggi che subordinano il diritto di proprietà intellettivo (quello che consente i brevetti dei farmaci, perchè dietro vi è un'indiscutibile opera di ricerca) a quello della salute pubblica. Queste leggi consento di produrre per uso interno farmaci ancora soggetti a brevetto e di esportarli in paesi le cui condizioni sanitarie e produttive non consentono di produrre in prorpio i farmaci.
Il Mozambico, con un numero di malati di AIDS, che oscilla tra il 12% e il 19% della popolazione, ha una grande necessità di produrre in proprio, e a costi inferiori, i farmaci.

La storia dei brevetti dei farmaci è una questione complessa. Da una lato è innegabile che i costi per la ricerca e gli studi (spesso anche la produzione) sui nuovi farmaci hanno costi notevoli che le aziende contano di recuperare attraverso le vendite. La tutela (il brevetto) del prodotto finale da usi "impropri" è una pratica, regolamentata dal diritto internazionale fin dalla fine del 1800, che attiene nella definizione moderna alla "proprietà intellettuale". L'organismo internazionale che regola detta proprietà si chiama WIPO (World Intellectual Property Organization) ed è un'agenzia specializzata delle Nazioni Unite nata nel 1967. Per i farmaci i brevetti (che in termini pratici significa impedire ad altri di produrre lo stesso farmaco) durano 20 anni.
Inutile negare che queste pratiche di tutela hanno consentito anche di creare lobby e monopoli capaci di generare profitti nemmeno immaginabili.

Dalla rete
La questione si complica perchè l'accesso ai farmaci viaggia "a braccetto" con il diritto alla salute. I governi del mondo hanno attuato diverse politiche di welfare che hanno garantito più o meno a tutti di accedere ai farmaci. Certo i governi dei paesi ricchi. E quelli poveri? Fino ad un certo punto sono stati lasciati al loro destino, confidando sugli aiuti umanitari. Nel 1977 fu introdotto il programma Essential Drugs dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, che stilava una lista di "farmaci essenziali" (all'epoca 208 sostanze, nel 2007 erano 340) che dovevano essere garantiti di qualità e a prezzi compatibili con le realtà locali. Si tratta, è bene sottolinearlo di "sostanze farmaceutiche": acido acetil-salicidico e non Aspirina, per capirci. Evitando in questo modo la "pubblicizzazione" delle industrie farmaceutiche. La lista viene aggiornata ogni due anni e l'ultima risale al marzo 2011.

Da tempo le organizzazioni umanitarie (Medici senza Frontiere è tra queste) sono impegnate in campagne per favorire l'utilizzo di alcuni farmaci che, essendo di recente generazione (i farmaci anti retro-virali in primis) ricadono ancora sotto la ventennale tutela del brevetto. Il rapido sviluppo della medicina e l'avvento di nuove patologie porta oggi milioni di persone ad essere tagliate fuori, a causa dei costi eccessivi, da cure necessarie per la sopravvivenza.

L'accesso universale ai farmaci, come Diritto dell'Uomo, si scontra con i colossali interessi delle multinazionali del farmaco (è inutile nascondere che una parte consistente delle aziende e alcuni governi dalla spiccata propensione liberlista, sono orientati ad estendere la durata dei brevetti). La campagna "Push for the Pool" aveva lo scopo di "costringere" le grandi case farmaceutiche che producono farmaci contro l'AIDS "a condividere" le loro scoperte (sono oggi 19 le case farmaceutiche del mondo che producono i 23 farmaci anti-AIDS) al fine di concedere ad altri la produzione e le modifiche (tale azione avrebbe naturalmente un effetto sui prezzi e permetterebbe ad aziende dei paesi in via di sviluppo di produrre in proprio i farmaci).

Le decisioni di Brasile e India e oggi l'attuale cooperazione Brasile-Mozambico sono un modo di forzare la mano su un tema di grande attualità - certo non per noi - e che costringe milioni di persone del mondo - certo non del nostro mondo - a non avere accesso alle cure mediche.



venerdì 2 dicembre 2011

Ieri Giornata Mondiale contro AIDS, qualche pensiero fantasioso

Ogni 1 dicembre, dal 1988, si celebra la Giornata Mondiale contro l'AIDS. La giornata di sensibilizzazione, voluta dalle Nazioni Unite, è stata fino al 2004 gestita direttamente dall'organizzazione UNAIDS (che per conto delle NU cura tutti gli aspetti legati all'epidemia di AIDS) mentre dall'edizione del 2005 è stata affidata ad un'agenzia indipendente, la World Aids Campaign.
Quella dell'AIDS è una delle 10 giornate mondiali che durante l'anno il sistema delle Nazioni Unite dedica a malattie. Tra di esse il cancro (4 febbraio), la tubercolosi (24 marzo), l'autismo (2 aprile), la malaria (25 aprile), l'epatite (28 luglio), il cuore (25 settembre), la rabbia (28 settembre), il diabete (14 novembre) e la broncopneumopatia cronica ostruttiva (17 novembre).
Lo scorso anno, in occasione della pubblicazione dell'annuale rapporto avevo intitolato un post Pandemia da HIV: inizia il declino?, poichè i dati confermavano e confermano (vedi Rapporto AIDS 2011) anche adesso una molto leggera inversione di  tendenza del trend che nei 30 anni di vita della malattia (il primo caso fu diagnosticato negli USA nel 1981) ha fatto, stando all'Organizzazione Mondiale della Sanità, 25 milioni di morti nel mondo.
I dati sostanzialmente dicono che sono 34 milioni gli abitanti del pianeta che vivono con la sieropositività da HIV (di cui oltre il 60% in Africa Sub-Sahariana), sono stabili il numero dei nuovi infetti (2,7 milioni all'anno, erano 3,1 nel 2002), diminuiscono lentamente i morti per anno (1,8 milioni, erano 2 milioni nel 2002), aumenta la percentuale di donne in gravidanza testate per HIV (dal 8% del 2005 al 35% del 2010), aumenta il numero di soggetti trattati con farmaci antiretrovirali (6,6 milioni nel 2010, erano 5,2 nel 2009). L'Africa è sicuramente la parte del pianeta più duramente colpita dalla pandemia di AIDS. Oggi vi sono interi villaggi in cui manca la generazione di mezzo.
Insomma molto lentamente si riesce ad intravedere la luce alla fine del tunnel. Vi è ancora una forte preccupazione sui fondi, stiamo parlando di circa 24 miliardi di dollari all'anno, che i governi assegnano alla lotta all'AIDS (ieri ActionAid lanciava l'allarme). L'Italia è tra i paesi che non hanno ancora versato i quasi 300 milioni di euro promessi al Fondo Globale.

A parte i soldi, tutto bene?

L'AIDS - che come dicevamo compie oggi 30 anni di vita - è una malattia molto discussa, fin dalle sue origini. Vi sono troppe "anomalie" e "coincidenze" che hanno scatenato il dibattito mondiale tra chi fondamentalmente sostiene la mutazione naturale di un retrovirus animale e chi accusa l'uomo di averci "messo le mani".
A distanza di 30 anni non si hanno certezze e nessuno è riuscito a dimostrare "senza ragionevole dubbio" la fondatezza delle sue affermazioni. Capire come nasce una malattia è di fondamentale importanza per l'umanità
Vi racconto allora una storia di pura fantascienza, che fin da quando l'ho letta la prima volta, nel lontano 1993, mi ha sempre fatto pensare. Eccola.
Le conoscenze nel campo biochimico hanno viaggiato a grande velocità nell'ultimo secolo. Da sempre l'industria bellica è all'avanguardia nel campo della ricerca e la necessità di creare armi biologiche, capaci di distruggere il nemico di turno, è diventata una priorità. Gli Stati Uniti, ad esempio, hanno dal 1943 istituito un programma (US Biological Weapons Program) presso il laboratorio di Fort Detrick, nel Maryland. La comunità internazionale già nel 1925 con il Protocollo di Ginevra ha tentato di mettere al bando le armi biologiche. Il Trattato è andato in vigore ufficialmente il 26 marzo 1976, sebbene non siano stati previsti strumenti di verifica dell'effettivo smentellamento dei laboratori e delle armi in possesso degli stati.
Il 1 luglio 1969, nel pieno della Guerra Fredda, il Dipartimento americano della Difesa pubblica un documento che parla di armi biologiche. I 4 punti salienti dicono: 
1) "vi sono drammatici progressi nella biologia molecolare...  gli agenti biologici delle malattie sono adisposizione degli scienziati per propositi offensivi e difensivi" 
2) "nei prossimi 10 anni è possibile sviluppare un microrganismo, diverso da quelli esistenti... tra le cui capacità avrà quelle di essere refrattario ai processi immunologici e terapeutici"
3) "una ricerca su tale tema può essere condotta in 5 anni con un finanziamento di 10 milioni di dollari"
4) "sebbene alcuni sostengono che queste ricercehe non andrebbero fatte..... senza la certezza che queste armi siano possibili poco si può fare per la difesa..... inoltre i nemici potrebbero sviluppare tali armi"
Il laboratorio di Fort Detrick, ottenuti i finanziamenti, si mise subito a lavoro. Vi era bisogno di cavie umane su cui sviluppare i test (nel passato erano stati usati i barboni, negli e i pellerossa delle riserve). 
A metà degli anni '70, all'interno di un programma dell'OMS per l'eradicazione del vaiolo (sarà ufficialmente eradicato nel 1979, ultimo caso in Somalia nel 1977), vengono vaccinati contro il vaiolo  14.000 haitiani e 100.000 bambini africani nell'area del bacino del Congo.
Nel 1987 uno dei due scopritori ufficiali del retrovirus HIV, Robert Gallo (National Cancer Institute), che per pura coincidenza lavorava nello stesso edificio dei Laboratori di Fort Detrick, dichiarava" il legame tra le campagne di vaccinazioni del vaiolo dell'OMS e l'epidemia (di AIDS) è un'interessante ipotesi..... L'uso del vaccino vivo può attivare una dormiente infezione da HIV"
Pochi anni dopo, nel 1978, negli Stati Uniti si testarono i vaccini contro l'epatite B su un gruppo di 1083 omossessuali di New York (alla fine del 1988 tutti i partecipanti allo studio erano morti di AIDS), dal marzo 1980 all'ottobre 1981 lo stesso vaccino venne testato su un gruppo di omosessuali di San Francisco e Los Angeles (per l'esattezza 1402). In questo gruppo vi saranno i primi 5 casi di pneumocistosi polmonare diagnosticati il 5 giugno 1981 e ritenuti ufficialmente l'inizio della pandemia da AIDS.  
Da allora i casi aumentarono, tra gli omosessuali, i tossicodipendenti, gli emotrasfusi e gli emofilici (quelle che originariamente erano ritenute le categorie a rischio) e le prime epidemie si sviluppano, per una strana casualità, ad Haiti e nel centro dell'Africa. Nel 1983 il francese Luc Montagnier isolò il virus di una malattia che chiamò LAV (Linphadenopathy Associated Virus), un anno dopo, nel 1984, Robert Gallo isolò lo stesso virus associandolo all'AIDS (chiamandolo HTLV III - Human T-Limphotropic Virus Type III). La disputa tra i due continuò per alcuni anni, mentre la malattia si diffuse in tutto il mondo, varcando i confini delle categorie a rischio.
Nel 1987 l'OMS sentì il dovere (cosa insolita) di pubblicare una risoluzione in cui affermava che l'AIDS era "causato da uno o più retrovirus naturali di non determinata origine geografica".

Dicevamo appunto che si tratta di pura fantascienza, le cose sono andate in modo diverso. Così come erano una burla le parole pronunciate dalla Principessa Anna d'Inghilterra il 26 gennaio 1988, quando durante un'intervento ufficiale parlando di AIDS disse "a classic own goal scored by the human race against itself".



domenica 10 ottobre 2010

Musica: Fela Kuti, il Presidente Nero

Fela Kuti, per molti The Black President, per altri Il Profeta, era nato in Nigeria come Olufela Olusegun Oludotun Ransome-Kuti il 15 ottobre 1938. Polistrumentista eccentrico, è' riconosciuto come l'inventore (per qualcuno il "gran sacerdote") del genere afrobeat (che unisce elementi di musica tradizionale con il funky e il jazz).
Nato da una famiglia di classe media yoruba (padre insegnante e madre attivista femminista, che pare sia stata la prima donna nigeriana ad ottenere la patente di guida). Descritta molto dopo dallo stesso Fela Kuti come una famiglia "dai principi molto rigidi". Quarto di cinque figli, un fratello diventerà Ministro della Sanità nel governo di Babangida. A 20 anni si trasferisce a Londra con l'intenzione di studiare medicina. In realtà si diploma in tromba e inizia a suonare. Si sposa ed ha tre figli (uno dei quali è oggi un musicista conosciuto).
Agli inizi degli anni '70 torna in Nigeria dove fonda un gruppo chiamato Africa 70 e soprattutto una "comune" chiamata Kalakuta (che era una comune - il cui nome voleva richiamare la città indiana di Calcutta - , una casa discografica e un luogo d'incontro della sua famiglia allargata).
I suoi testi - peraltro in inglese- contro il governo e le autorità lo fecero subito diventare un riferimento politico. Il 23 novembre 1974 l'esercito compie la prima retata all'interno di Kalakuta, distruggendo gran parte delle infrastrutture e delle attrezzature. Nel 1977 esce il suo album Zombie in cui Fela Kuti paragona l'esercito nigeriano a cadaveri senza volontà. che obbediscono ciecamente agli ordini. La comune sarà sgombrata con la forza il 17 febbraio 1977 (operazione condotta da quasi mille militari) e durante l'azione la madre ultraottantenne morirà buttata fuori da una finestra. Lo stesso Fela Kuti sarà malmenato e ne uscirà con una frattura cranica e una frattura ad una gamba. Andrà in esilio volontario in Ghana.
Nel 1978, nell'anniversario dello sgombro di Kalkuta, Fela Kuti sposa 26 donne (molte delle quali coriste e danzatrici del suo gruppo e da cui divorzierà nel 1986 sostendo che "nessun uomo può essere proprietario di una vagina"). Nel 1979 fonda un partito politico - Movement of the People - che in realtà farà poca strada perchè fortemente ostaggiato dai militari. Le sue idee politiche, influenzate dalla nascita del movimento politico americano Potere Nero, si fondavano su uno sfrenato panafricanismo e sul socialismo. Negli anni '80 cambiò anche il nome del suo gruppo in Egypt '80. Nel 1984 fu incarcerato per un anno e mezzo per frode tributaria (era tornato in patria con mille dollari americani senza denunciarli alla dogana). Negli anni '80 e '90 fece numerosi tour in Europa e America, suonando accanto ai grandi della musica internazionale. Nella sua vita fu arrestato moltissime volte, quasi tutte per possesso di erba (una volta anche in Italia).
Il 2 agosto 1997 fu annunciata la sua morte, per AIDS, a Lagos. Il suo funerale fu una grande festa popolare, durò tre giorni e richiamò milioni di persone.




I dischi di Fela Kuti, come ha avuto modo di dire Alberto Campo , "riescono a raccontare solo una piccola parte di ciò che egli rappresentò in Nigeria e in Africa: un fenomeno di proporzioni gigantesche".

Per la sua discografia, composta da circa 60 incisioni, vi invio al sito del giapponese Toshiya Endo.

Un sito che parla di Fela Kuti

mercoledì 14 luglio 2010

Chi era Thomas Sankara?

Thomas Isidore Noel Sankara era nato a Yako nell'Alto Volta il 21 dicembre 1949. Iniziò la carriera militare a 17 anni (nel 1966) e fu formato come ufficiale dell'esercito in Madagascar (1971-72) divenenedo capitano. Durante la presidenza del colonnello Saye Zerbo, formò insieme ad altri giovani ufficiali una organizzazione segreta chiamata Regroupement des Officiers Communistes (ROC), cioè Gruppo degli Ufficiali Comunisti. Divenne Segretario di Stato nel 1981 e il 21 aprile 1982 - in opposizione alla deriva anti-labour del regime - rassegnò le dimissioni. Dopo un colpo di stato nel novembre 1982, che portò al potere Jean Baptiste Ouedraogo, Sankara divenne Primo Ministro. Venne presto destituito dal suo incarico e messo agli arresti domiciliari. L'arresto di Sankara e di altri suoi compagni causò una rivolta popolare, che sfociò in una e vera e propria rivoluzione guidata da egli stesso nel 1983. Divenne presidente dell'Alto Volta il 4 agosto 1983, il cui nome fu cambiato in Burkina Faso il 4 agosto 1984.
Burkina Faso significa "la terra degli uomini integri" nella lingua more e nella lingua bamanankan, parlate rispettivamente delle etnie mossi e dioula.

L'obiettivo di Sankara era la cancellazione del debito internazionale: cancellazione ottenibile soltanto se richiesta all'unìsono da tutte le nazioni africane. Non ebbe successo. Gli riuscì invece l'obiettivo di dare due pasti e 10 litri di acqua al giorno a ciascun abitante.

Sankara venne ucciso il 15 ottobre 1987 insieme a dodici ufficiali, in un colpo di stato organizzato da un suo ex compagno d'armi (e poi suo braccio destro), l'attuale presidente del Burkina Faso, Blaise Campaorè. Il complotto fu organizzato per consentire a Paesi fortemente industrializzati di poter continuare ad attingere, a costo bassissimo, alle risorse naturali del Burkina Faso e poter essere così altamente competitive sul Mercato Internazionale, così si disse. In realtà le idee di Sankara si stavano estendendo in tutto il continenete africano. Alla sua morte il Burkina Faso ripiombò nel dramma della povertà.

La sua politica rivoluzionaria si ispirò agli esempi di Cuba e del Ghana. Come Presidente, promosse la "Rivoluzione Democratica e Popolare". L'ideologia della rivoluzione venne da lui definita anti-imperialista nel suo Discorso di Orientamento Politico tenuto il 2 ottobre 1983.
Lottò contro la corruzione, promosse la riforestazione, l'accesso all'acqua potabile per tutti, e fece dell'educazione e della salute le priorità del suo governo.
In un discorso tenuto ad Addis Abeba in Etiopia, Sankara suggerì l'istituzione di un nuovo fronte economico africano che si potesse contrapporre a quello europeo e statunitense.
Soppresse molti dei privilegi detenuti sia dai capi tribali, sia dai politici, e attraverso dichiarazioni e gesti molto chiari, applicò con grande coerenza le sue idee. Ad esempio:
° il suo governo incluse un grande numero di donne, condannò l'infibulazione e la poligamia, promosse la contraccezione. Fu il primo governo africano a dichiarare che l'AIDS era la più grande minaccia per l'Africa;

° fece costruire centri sanitari in ogni villaggio burkinabé (l’Unicef definì la campagna di vaccinazione effettuata sui bambini, la più grande registrata nel mondo) e cantieri per opere idrauliche, creando un Ministero dell’Acqua;

° Sankara e i suoi collaboratori viaggiavano sempre in classe economica e a ranghi ridotti nelle visite diplomatiche. Vendette la maggior parte delle Mercedes in forza al governo e proclamò l'economica Renault 5, l'automobile ufficiale dei ministri;

° volle realizzare la "ferrovia del Shael", una linea che collega Ouagadougou al confine con il Niger, nonostante molti economisti e la banca Mondiale non lo ritenessero un progetto redditizio. Tale opera, successivamente ampliata, costituisce tuttora la principale via di comunicazione del Paese;

° durante un suo discorso all'ONU il 4 ottobre 1984, avanzò la richiesta di sospensione di Israele e di espulsione del Sud Africa dalle Nazioni Unite.

Altri provvedimenti voluti da Sankara, furono malvisti dalle potenze imperialiste, in primis gli Stati Uniti, che cercarono in tutti i modi di destabilizzare il Burkina Faso fino ad aiutare i golpisti per farlo uccidere. I paesi occidentali contribuirono dunque a isolare il paese dal punto di vista economico, come fatto con Cuba o altri stati nemici accelerando la fine violenta della rivoluzione in Burkina Faso.