martedì 2 settembre 2014

Il Parco Nazionale Manovo-Gounde St.Floris

Il Parco Nazionale di Manovo-Gounde St.Floris si trova nella Repubblica Centrafricana, al confine con il Ciad. Con una superficie di 17.400 chilometri quadrati è il più grande parco della savana dell'Africa Centrale. La sua area, posta tra i 400 e gli 800 metri di altitudine, rappresenta un punto di transizione tra l'Est e l'Ovest dell'Africa e tra il Sahel e la foresta pluviale, rendendolo quasi unico come ambiente. Area protetta fin dal 1933, ha aumentato le sue dimensioni (modificando anche più volta il nome) giungendo fino all'attuale area e denominazione (attribuzione avvenuta il 19 maggio 1979). E' diventato nel 1988 Patrimonio dell'Umanità UNESCO a causa della sua grande biodiversità animale e vegetale. Solo 9 anni dopo, nel 1997 il parco fu inserito dall'UNESCO nella lista - dove ancora oggi è collocato - dei Patrimoni a rischio a causa dell'intervento di distruzione umana.
Tra le specie animali presenti nel parco (60 specie di mammiferi), di particolare rilievo il Rinoceronte Nero (la popolazione oramai ridotta a poche unità), l'Elefante, il Leopardo, il Ghepardo, il Bufalo, la Giraffa e la Gazzella dalla fronte rossa.

Il parco, che era stato oggetto, a partire dagli anni '80 della furia dei bracconieri, interessti soprattutto agli elefanti e ai rinoceronti (una stima portò a calcolare l'uccisione fino all'80% di alcune specie animali), visse il suo periodo peggiore nel 1997, quando all'inizio dell'anno 4 memebri dello staff del parco furono uccise dai bracconieri durante il loro lavoro.

L'UNESCO, di concerto con il governo, inserì il Parco tra i Patrimoni dell'Umanità a Rischio e concordò la necessità di affidare ad una fondazione privata la gestione del Parco. Le cose sono migliorate, ma, anche a causa dell'instabilità politica dell'area e alle tensioni belliche, il parco resta tra i Patrimoni a rischio.

Assieme ai bracconieri, il parco risente anche degli incendi praticati per favorire i pascoli, che erodono ettari di foresta e di savana.
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lunedì 1 settembre 2014

Sintir, lo strumento terapeutico

Il ruolo della musica prodotta dal Sintir (chiamato anche in altri diversi modi, tra cui i più diffusi sono guembri o gimbri) ha destato molto interesse nel mondo. E' una musica che si sente nel Maghreb, in particolare in Marocco (ma anche in Mauritania, Tunisia e Libia), ed è suonata da membri dell'etnia Gnawa. I Gnawa sono discendenti degli schiavi neri che oggi vivono nel nord-africa berbero. Secondo gli storici l'origine di questo gruppo può essere localizzata nell'area che oggi corrisponde alla Guinea.


Il Sintir è uno strumento a corde pizzicate, somigliante ad un banjo, costituito da una manico di legno e da una cassa di risonanza (di forma rettangolare o trapezoidale) su cui è tesa una pelle di bovino o di cammello. La cassa, in legno, può essere anche prodotta dal carapace di una tartaruga. Vi sono poi tre corde, un tempo in cuoio, oggi in nylon, che producono suoni con una bassa frequenta.
Sotto molti aspetti ricorda lo ngoni, di dimensioni più ridotte, utilizzato in Africa Occidentale nella tradizione dei griot (i cantastorie, titolari della tradizione orale di quell'area del continente). Quest'elemento conferma la tesi di una provenenza del gruppo Gnawa dall'Africa Occidentale.

Ecco un video in cui è possibile ascolatre il suo suono.

La funzione terapeutica del Sintir è legata ad una antica tradizione, custodita da una confraternita islamica di iniziati, che vede nella musica prodotta da questo strumento (accompagnato generalmente da un tamburo, dalla voce e da delle nacchere chiamate krakebs) la capacità di indurre stati ipnotici e di trance. 
Il Sintir è suonato dal Maalem, un maestro che guida i fedeli (da cui la connotazione di uno strumento terapeutico e religioso nello stesso tempo) allo stato di trance profonda.
L'induzione ipnotica è utilizzata come terapia di alcune patologie di matrice psichiche, ma allo stesso tempo per evocare gli spiriti degli antenati.
Come avviene in altre culture, inoltre, la musica viene usata anche per la guarigione delle punture di scorpione.

Dove aver destato interesse per il suo uso rituale (e terapeutico), il Sintir è utilizzato anche come mero strumento musicale, da musicisti, appassionati e studiosi di strumenti legati alle  tradizioni etniche africane.

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giovedì 28 agosto 2014

C'e l'Africa nella donna più bella del mondo

La rivista People l'ha definita la donna più bella del mondo. Per Lupita Nyong'o il 2014 sarà l'anno che ricorderà per sempre. L'anno che l'ha consacrata nel mondo del cinema e della bellezza. Lupita, che ha da poco superato i 30 anni, ha vinto l'Oscar come migliore attrice non protagonista per il film 12 anni schiavo, è stata scelta come testimonial da una importante casa di cosmetici, è ritratta in tutte le riviste di moda e di costume ed infine è stata giudicata la donna più bella del mondo. Credo che, per ora, possa bastare.

Lupita è keniota di etnia Luo. Sebbene il suo certificato di nascita reca anche la nazionalità messicana (dove effettivamente è nata a Città del Messico il 1 marzo 1983), ella è figlia (seconda di sei) di Dorothy e di Peter Anyang' Nyong'o, oggi senatore keniano dell'Orange Democratic Movement (trasferitosi in Messico per lavoro quando era docente universitario di Scienze Politiche) e in Kenya ha trascorso la sua infanzia e l'adolescenza.

Cresce in un'ambiente, alla periferia di Nairobi, della classe medio-alta africana. Studia e si appassiona alla recitazione. A 16 anni torna per 8 mesi in Messico a Taxco a studiare spagnolo. Si diploma nel 2001 alla Saint Mary School di Nairobi (una scuola privata cattolica) e successivamente si trasferisce negli Stati Uniti prima all'Hamphire Collage di Amherst (dove si laurea in teatro e cinema) e poi alla Yale School of Drama di New Haven.

Svolge qualche piccolo ruolo (un cortometraggio e una mini-serie televisiva) fino a quando viene scelta da Steve McQueen (nulla a che fare con l'attore morto nel 1980) per il suo film 12 anni schiavo (decisamente un bel film), basato sul libro autobiografico di Solomon Northup (nel film interpretato dall'inglese di origine nigeriane Chiwetel Ejofor) del 1853. A Lupita è affidata la parte di Patsey, una giovane e bella schiava, oggetta dei desideri (e non solo) sessuali del padrone.

Il film è la sua consacrazione. Bella e brava, raggiunge come lei ha avuto modo di dire, il suo sogno di bambina.
Ha poi lavorato nel thriller Non Stop con Liam Nesson e Julianne Morre e la sua carriera sembra lanciata verso mete prestigiose e ambiziose.

Lupita, che ama anche fare il regista, ha prodotto, diretto e scritto nel 2009 un documentario, In My Genes, che racconta la storia di 8 ragazzi albini del Kenya. Ecco in questo come video come Lupita lo raccontò quando lo presentò. In esso si evidenzia il suo piglio di donna bella e impegnata.

Sono sicuro che sentiremo ancora parlare, molto di lei. Con se porta il colore,  le emozioni e il respiro della terra africana, che mi auguro non smetta mai di accompagnarla nella sua vita. Così come spero che l'Africa possa rimanere al centro della sua esistenza e delle sue scelte future di attrice, regista e di donna.

Good luck, Lupita!

Lupita è il diminutivo di Guadalupe.

Ecco un'intervista a Lupita su The Telegraph

Ecco un post di Sancara sull'Albinismo

mercoledì 27 agosto 2014

Patience Dabany, l'ex First Lady

La storia della musicista del Gabon (ma nativa del Congo) Patience Dabany è molto singolare e merita di essere raccontata. Nasce a Brezzaville nel 1944, con il nome di Maria Josephine Nkama, da una famiglia di musicisti. La madre è una cantante e il padre è un fisarmonicista. 
Nel 1959, a soli 15 anni, sposa in seconde nozze Albert-Bernard Bongo, che all'indipendenza del Gabon (1960) divenne vice-presidente e solo 3 anni dopo, nel 1963,  diventò il Presidente del Gabon (nel 1973, convertitosi all'islam assumerà il nome di El Haji Omar Bongo).
Per oltre 20 anni, fino al 1986 quando si separerà dal marito, Josephine sarà la first lady del piccolo (e corrotto) paese dell'Africa Centrale. Parteciperà attivamente alla vita politica del marito (per lui si occuperà del partito unico, delle donne e della cultura) senza mai abbandonare totalmente la sua passione giovanile per la musica (ha collaborato anche alla scrittura dell'inno nazionale del paese).
Nel 1986 a seguito della separazione dal marito  (che governerà fino alla sua morte avvenuta nel 2009), intraprende la carriera di musicista professionista incidendo il primo album Levekisha.
Dopo essersi trasferita a Los Angeles, ha continuato la sua attività divendo un riferimento all'interno del mondo della world music e costruendo collaborazioni con musicisti di fama internazionale come Quincy Jones, James Brown, Janet Jackson, Patty LaBelle e Thelma Houston.



Nel 2004 incide l'album Obomlyie che contiene anche ritmi e liriche della tradizione dei pigmei del Gabon.
Nel 2012 è stata la cantante che ha aperto in Zambia, cantando nella giornata inaugurale allo stadio, la Coppa d'Africa. 
Il figlio, Ali Bongo Ondimba, è dal 2009 presidente dela Gabon, essendo succeduto al defunto padre.

Ecco la sua pagina Facebook

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giovedì 21 agosto 2014

Quando esplode un lago

Questo post l'ho pubblicato sul mio blog Giornodopogiorno - Date che contano, un piccolo prodotto che ricorda i fatti avvenuti nei vari giorni dell'anno. Frammenti di storie e di ricordi, a volte non proprio conosciutissimi.
Trattandosi di un fatto, drammatico e insolito, che riguarda il continente africano, ho deciso di ripubblicarlo su Sancara. Certo non è una data storica per l'Africa. E' senz'altro una data drammatica per chi quel mattino non ha visto più il giorno e per i loro familiari.

Ecco il post di Giornodopogiorno
Pochi forse ricordano quel che accadde la notte del 21 agosto 1986 nel nord-ovest del Camerun. Quella notte morirono soffocati nel sonno 1700 persone (oltre a 3500 capi di bestiame). La scena per molti versi apocalittica avvenne nei pressi del Lago Nyos, un lago vulcanico di grande profondità (oltre 200 metri).
Inizialmente si ipotizzò che a uccidere tutte quelle persone, che non ebbero scampo, fosse stata una nube di anidride solforosa sprigionata da un'eruzione vulcanica sotterranea.
Come avviene per molte cose africane, poco si sa su chi erano le vittime, le loro storie, i sopravvissuti e altre cose che riguardano gli aspetti più drammatici di quella notte.
Invece da subito si iniziò a studiare il fenomeno.
Si scoprì poi che la causa era stata un'enorme nube di anidride carbonica (80 milioni di metri cubi) che si propagò per circa 25 chilometri intorno al lago. La nube fu determinata da un'eruzione limnica (detta anche ribaltamento del lago), ovvero dalla rapida risalita dalle acque profonde del lago di un'enorme bolla di anidride carbonica. Gli studiosi spiegano la faccenda in questo modo: i
primi 40 metri di superficie di acqua del lago sono composti da acqua sorgiva e piovana, i sottostanti 140 metri  sono composti da acqua densamente ricca di anidride carbonica che non si mescola con quella superficiale. Uno smottamento o una variazione climatica possono far risalire improvvisamente in superficie l'anidride carbonica, generando il disastro che avvenne in Camerun.
Il lago fu subito evacuato e dal 2001 (e successivamente nel 2010) sono stati inseriti dei sifoni di sfiato - degli enormi tubi che pescono l'acqua sotto i 40 metri e fanno risalire (sfiatare, o meglio degassare) in superficie una parte di anidride carbonica insieme a grandi quantità di acqua.
Questa operazione, progettata a partire dalla metà degli anni 90, ha trovato anche voci critiche all'interno della comunità scienfifica, le quali sostengono l'inutilità di tale procedura.
Ecco un sito che spiega la tecnica di degassificazione del lago

mercoledì 20 agosto 2014

Tanzanite, una gemma rara

Le gemme rare sono dotate di una bellezza unica. Sembra che questa sia una correlazione a cui nessuno può sfuggire. Esse hanno attratto da sempre il genere umano. Per esse si sono fatte, e si continuano a fare, follie. 
Non fa eccezione la Tanzanite, una varietà di zoisite, scoperta nel gennaio 1967 in Tanzania, nei dintorni di Arusha, e fino ad oggi unico luogo del pianeta dove si trova. A causa della sua rarità, alcune pietre  di qualità finemente lavorate possono superare il valore del diamante. Le sue sfumature di colore, il suo pleocroismo (dal viola al blu seconda dell'angolazione della luce) e la perfezione del taglio ne fanno una gemma di rara ballezza.
E' anche una pietra "giovane". Infatti la sua scoperta risale a meno di 50 anni fa, quando un guerrigliero masai, Ngugu Jumanne Ngoma, trovò mentre passeggiava queste pietre blu. La sua storia fu poi quella di chi, dopo essersi lasciato ingannare, riesce solo nel 1984 a dimostrare la paternità della sua scoperta.
Secondo i geologi è probabile che entro una ventina di anni i giacimenti saranno esauriti e se non si troverà un altro luogo sul pianeta, è probabile che questa gemma non esista più (motivo in più per renderla più preziosa).
foto di Alida Vanni
Inutile dirlo, ma per gli africani, le miniere delle colline di Mererani sono più una disgrazia che una fortuna. I minatori (molti bambini, si parla di 3000-4000 addetti minori su un totale di circa 9000 minatori) vengono sfruttati fino all'osso e vivono in un ambiente violento e povero. Le risorse e gli enormi profitti sono questioni di altri. Gli altri sono in particolare la controllata americana TanzaniteOne e la African GemStone, un'industria americana di pietre preziose con una sede operativa in Sudafrica. La fotografa italiana Alida Vanni ha saputo catturare con queste stupende foto una realtà dura e difficile.

Come fa notare Marco Trovato in un suo interessante articolo sullo sfruttamento minorile che ruota attorno a questa gemma, la Tanzanite è stata usata come pietra del meraviglioso gioiello apparso nel film Titanic  (commettendo in questo caso un grossolano errore cronologico, poichè al tempo la gemma non era stata ancora scoperta) e grazie a questo sono aumentate le vendite di tanzanite.

Ecco un sito dove è possibile vedere e acquistare gioielli con questa pietra