mercoledì 28 gennaio 2015

Popoli d'Africa: Edo

Gli Edo (chiamati anche Bini o Benin) sono un popolo della Nigeria che abitano principalmente lo stato omonimo (divenuto tale nel 1991 dopo la divisione dello stato del Bendel - Benin e Delta), posto a sud del popoloso paese, ad ovest del fiume Niger. Il loro numero è stimato essere intorno ai 3,8 milioni di persone, mentre la loro lingua, l'edo (o una delle oltre 30 lingue similari),  è parlata da oltre 5 milioni di persone. Secondo molti storiografi gli antenati degli Edo erano presenti nell'attuale Nigeria già 4.000/5.000 anni fa. Fino alla fine dell'anno mille gli Edo furono guidati da una dinastia capeggiata da un Ogiso (re del cielo) che li portò ad incrociarsi, e forse in parte a confondersi, con gli Yoruba. La capitale a quel tempo era chiamata Igodomingodo.
Dopo un periodo di transizione, alla fine del 1100, con il re Ekewa I,  fu istituita la figura dell'oba, monarca e capo religioso, che ancora oggi (l'attuale monarca dovrebbe essere il 39° della dinastia) guida il popolo Edo.
Fu in quel periodo (XII secolo) che prosperò anche il Regno del Benin (in realtà il nome era Ubinu, storpiato dai vicini in Bini e infine, successivamente intorno al XV secolo, dai portoghesi in Benin). Proprio quando giunsero i portoghesi sulle coste africane, l'Impero del Benin comprendeva un territorio vasto che occupava l'intera Nigeria oltre che l'attuale Benin, il Togo e il Ghana.
Le prime testimonianze dei missionari cattolici raccontano di uno stato ricco, ben organizzato ed efficiente. Inizialmente gli inglesi commerciarono con gli Edo in avorio, olio di palma e pepe. Fu poi introdotto anche un nuovo commercio, quello degli schiavi, che dopo aver arricchito gli Edo, li portò secoli dopo, al declino. Tra il 1896 e il 1897 gli inglesi catturarono e distrussero Benin City, segnando la fine dell'Impero del Benin.
Il rapporto con gli inglesi durante il periodo coloniale e successivamente con gli uomini che hanno guidato la Nigeria fin dall'indipendenza non è mai stato per gli Edo semplice.

Gli Edo vivono in villaggi che possono essere composti da pochi nucleo familiari o da migliaia di persone. I villaggi sono il centro della vita politica Edo e i maschi sono divisi in fasce di età a cui sono affidati i compiti di gestione: dalle semplici mansioni quotidiane fino alla guida politica della comunità.
Sono abili artigiani. I loro manufatti in legno ed i loro gioielli sono stati depredati dai colonizzatori ed ancora oggi sono molto ricercati.
Nonostante molti Edo siano oggi cristiani o mussulmani, riti e tradizioni restano ancora saldamente nella vita quotidianità. Il legame con il l'Essere Supremo e creatore, "Osanubua", ovvero "la fonte di ogni essere che esiste e sostiene l'universo mondo" è ancora molto vivo ed esprime un rapporto intimo del popolo Edo con la religiosità e la spiritualità.

Gli Edo sono balzati alle nostre cronache a partire dalla fine degli anni '80, quando sono giunte in Italia (ma in genere in Europa) un notevole numero ragazze, poi divenute prostitute, provenienti da Benin City, molte delle quali di etnia Edo.
Queste giovani ragazze (in Italia si parla di un numero variabile tra le 5.000 e le 25.000 ragazze che ogni anno arrivano, l'80% delle quali provenienti da Benin City), giunte in Europa inizialmente con l'inganno, la stregoneria e la complicità di funzionari pubblici italiani poi grazie ad una fitta rete di criminali, affollano oggi le strade di periferia di molte grandi città italiane.

Ecco il link al sito Edo-Nation, dedicato appunto agli Edo
Un approfondimento sugli Edo dal sito Trip Down Memory Lane

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lunedì 26 gennaio 2015

Colobo ferruginoso, una scimmietta dell'Africa occidentale

Il Colobo rosso occidentale (Pilocolobus badius) è una piccola scimmia (raramente arriva al metro e 30 e i maschi possono raggiungere i 15 chilogrammi) che vive in Africa Occidentale (nell'area che si estende dal Senegal al Ghana). Sono descritte tre sottospecie (badius, temminkchii e waldroni, l'ultima ritenuta, fin dal 2008, estinta).
Vi sono naturalmente altre scimmie (circa una sessantina) che appartengono alla grande famiglia dei Colobi e che si posizionano in quasi tutta l'Africa sub-sahariana.
Vivono in gruppi numerosi (anche 50-60 esemplari, con al massimo 5 maschi) nelle foreste pluviali e nelle foreste di mangrovia. Si cibano principalmente di foglie e frutti. I maschi controllano il territorio e in caso di pericolo emettono un suono molto simile all'abbaiare di una cane.
E' un animale che la IUCN (l'organismo mondiale che si occupa di conservazione delle specie animali e vegetali) classifica come minacciato da estinzione (EN). Solo nel 1990 la specie veniva classificata come vulnerabile, ma la perdita di oltre il 50% degli esemplari nelle ultime tre generazioni, ha costretto a rivedere, in negativo, il grado di minaccia di questa specie.
I pericoli per questa scimmia sono essenzialmente derivati dagli umani. La perdita degli habitat dovuti alla deforestazione e alla trasformazione in terreni agricoli, li priva dei terreni in cui vivono. Vengono inoltre spesso uccise dagli uomini, non tanto per il cibo, ma per impedirgli di distruggere i raccolti.
I predatori dei colobi sono invece gli scimpanzé e i leopardi.
Gli scimpanzé hanno avuto una "brutta avventura" mangiando queste scimmie. Infatti nel 1994 scoppiò una grave epidemia di Ebola tra le grandi scimmie del Parco Nazionale Tai in Costa d'Avorio e l'origine fu identificata proprio nelle piccole scimmiette.

Ricordo queste piccole scimmie all'inizio degli anni '90 in Gambia. Il bush era popolato da grandi gruppi di queste scimmie e spesso le trovavamo in giardino mentre facevano man bassa di banane e altri frutti. Non era inusuale che i ragazzi le catturassero da piccole per farne compagni di giochi, salvo poi, una volta cresciute accorgersi che era meglio lasciarle libere. Ricordo che un giorno un ragazzo del paese mi chiese di accompagnarlo, in macchina, a liberare un colobo. L'animale, che era allogato nel retro del pick-up assieme ad altre 5-6 persone, fu lasciato in un luogo dove poco distante era stato visto un gruppo di scimmie simili. La scimmietta si era molto affezionata al ragazzo e non voleva assolutamente essere abbandonata. Ci corse dietro per lungo tempo. Quel giorno promisi a me stesso che mai avrei accettato ancora di portare qualcuno a disfarsi del proprio animale.

I coloro possono ancora essere visti nel Parco di Nikolo Koba, in quello di Saloum e appunto nel Parco Nazionale Tai.

Ecco la scheda dell'IUCN nella Red List degli animali minacciati
Alcune immagini dal sito ArKive

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giovedì 22 gennaio 2015

La Falesia di Bandiagara


La falesia di Bandiagara, in Mali, rappresenta oggi uno dei maggiori siti di importanza archeologica, etnologica e geologica dell'intera Africa.  La falesia, che in termini geologici corrisponde ad una parete rocciosa a picco, composta di roccia sedimentaria  è, nel caso di Bandiagara, una parete di circa 500 metri d'altezza, che spunta da un terreno sabbioso, lunga quasi 200 chilometri. Situata nell'est del Mali non molto distante (circa 65 chilometri) dalla città di Mopti. La sua importanza è accresciuta dalla presenza di insediamenti umani che risalgono al XI secolo. In quell'epoca giunsero infatti sulla falesia i Tellem, un popolo pigmeo (almeno questo è il giudizio che gli archeologi hanno dato dopo aver trovato testi ossei nelle tombe), che viveva in alloggi ricavati tra grotte e incavi della roccia. Essi scelsero quel posto per la difficile accessibilità, infatti accedevano alle loro abitazioni attraverso corde, rendendo così più sicura la loro vita.
A partire dal XIV secolo giunse nell'area un altro popolo, i Dogon, in fuga dalle invasioni islamiche nel regno Mendè e nel tentativo di preservare la loro cultura e le loro complesse tradizioni. Essi si stabilirono nell'area della Falesia (oggi infatti la falesia è denominata "terra dei Dogon") determinando la fuga dei Tellem (verso il Burkina Faso) o la loro assimilazione. Infatti gli archeologi hanno trovato tra le usanze dei Dogon molti elementi che richiamano alle tradizioni Tellem.

I Dogon, popolo interessantissimo da un punto di vista etnografico e dalla complessa cosmogonia, hanno trasformato nel tempo le grotte abitate dai Tellem in luoghi di sepoltura, facendo crescere intorno a loro un alone di mistero e di sacralità.

Nel 1989 l'UNESCO ha inserito la Falesia di Bandiagara tra i Patrimoni dell'Umanità da tutelare e conservare per i posteri. Si teme molto per la tenuta delle costruzioni che necessitano di continua e costante manutenzione.

La Falesia costituisce un complesso luogo culturale, composto da quasi 300 villaggi Dogon, dalle cave antiche e dalle architettura delle tombe, dai riti mascherati che ancora oggi (nonostante l'abbandono dei villaggi a cui si assiste negli ultimi decenni) rendono questo luogo unico e raro.

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mercoledì 21 gennaio 2015

Riserva della Biosfera Sheka

La Riserva della Biosfera Sheka, è un'area di oltre 238 mila ettari di foresta tropicale che si trova nel sud-ovest dell'Etiopia. E' una delle ultime foreste tropicali presenti nel suolo etiopico. 
Nell'area della riserva sono inclusi oltre alla foresta e boschi di bambù, anche zone umide, pianure, insediamenti agricoli, piccoli villaggi e città. Vi sono quasi una settantina di cascate, 13 siti storici e sacri, una quarantina di fritte storiche e molto altro. Insomma tutto quello che la definizione di Riserva della Biosfera prevede, con la necessità di integrare la salvaguardia della biosfera con gli abitati umani. Infatti alla zona di riserva integrale (core area, circa 55 mila ettari) si aggiungono altri 76 mila ettari di buffer area (con insediamenti eco-compatibili e sostenibili, legati al ciclo della foresta) e infine altri 107 mila ettari di zona di transizione. E' un'area anche ricca di specie animali e vegetali, in particolare si ritrovano 300 specie di alberi ad alto fusto, 50 specie di mammiferi e 20 di anfibi, oltre che 200 specie di uccelli. Tra di essi vi sono 8 specie animali a rischio (tra cui 5 specie di uccelli) e 30 specie vegetali a rischio estinzione.

Nel luglio 2012 Sheka è stata inserita all'interno della lista delle Riserve della Biosfera all'interno del programma Man and Biosphere (MAB) dell'UNESCO. Facendo diventare così tre le riserve dell'Etiopia inserite in questo lista.

La comunità locale, composta da diverse etnie, tra cui spiccano i Shekacho, i Saffico e gli Amhara è molto attiva e impegnata nel mantenere l'integrità della zona.
Tra gli usi più tradizionali che le popolazioni fanno della riserva vi è quello di ricavare miele, legna da ardere e per le costruzioni, coltivare cardamomo e ricavarne erbe medicinali.


Ecco la scheda della candidatura a Riserva della Biosfera

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sabato 17 gennaio 2015

Ebola: questioni di marketing

E' noto che se si vuole vendere bene un prodotto bisogna generare una domanda. Spesso per facilitare la domanda si creano bisogni indotti e si prospettano le magnificenze del prodotto. Insomma si fa marketing. A farlo sono persone capaci, le quali grazie ad attenti studi, a tavolino decidono le strategie cercando di prevedere (meglio, guidare) il mercato. Il successo di un prodotto, paradossalmente dipende più dal marketing che dalla qualità del prodotto medesimo. Insomma, questa è la nostra fase storica.
A volte, grazie alle capacità di manipolare la comunicazione, si arriva a falsare la realtà creando un bisogno completamente indotto. Geni.

Le stesse regole del mercato vengono usate anche nel marcato sociale e umanitario. Le campagne si raccolta fondi giocano molto sul creare un senso di colpa negli individui contrapponendo, alla vita agiata e fortunata di chi deve versare, immagini spesso forti di situazioni di estremo disagio. Bambini poveri denutriti, donne stremate dal lavoro, acque sporche da bere, vite estreme. Il sentimento della "pietà" viene ampiamente sfruttato.

Ora, direte, cosa c'entra tutto ciò con Ebola?

Verso la metà di settembre 2014 i media del mondo intero rimbalzarono questa notizia: "Virus Ebola, allarme degli USA, 1,4 milioni di casi entro gennaio". 
La notizia fece rapidamente il giro di tutto il mondo (a quel tempo, i casi ufficiali di Ebola erano circa 6000) e i numeri oltre ad apparire enormi (la fonte a molti sembrò autorevole) destavano letteralmente terrore!

Siamo giunti a gennaio 2015 ed è passato un anno dal primo caso di questa nuova epidemia di Ebola. 
I casi ufficiali sono all'11 gennaio 2015: 21.296 casi nel mondo (tutti, a parte 27 casi, in 3 paesi: Sierra Leone, Guinea e Liberia) con 8.429 morti (39,58%). 
Un numero decisamente inferiore agli 1,4 milioni previsti!!!

Se osserviamo la questione da un punto di vista del marketing, la strategia ha avuto grande successo. Se si osserva la lista dei 570 milioni di dollari statali raccolti finora dall'OMS, si vede come molte la maggior parte delle donazioni sono avvenute dopo il settembre 2014. 
Inoltre le notizie su un'epidemia così vasta colpiscono molto i singoli cittadini che, impauriti, sono disposti a fare molte piccole donazioni. Il cui ammontare complessivo ad oggi non è chiaro.
Infine, numeri così vasti, costringono gli Stati, che temono la possibilità di estensione del contagio, a dotarsi di misure eccezionali (e costose) di contenimento e prevenzione e a finanziare la ricerca delle case farmaceutiche per le cure e soprattutto per le vaccinazioni.
Insomma, la quantità di denaro (pubblico e privato) che notizie del genere hanno mobilitato è incalcolabile. Se poi ci chiediamo quanto di questo denaro è stato effettivamente speso per aiutare a curare e prevenire la malattia in Africa, forse la risposta più giusta potrebbe essere, briciole!

Certo queste modalità funzionano. I soldi arrivano grazie al fatto che si procura, quello che in altri contesti sarebbe chiamato un ingiustificato allarme, molto spesso punito dalla legge.

A scanso di equivoci non sto sottovalutando lìepidemia di Ebola, che necessita ancora degli enormi sforzi del personale (medico, infermieristico e logistico) che opera in Africa (che dobbiamo, di cuore, ringraziare).

Dobbiamo però essere consapevoli che, senza un reale intervento nei paesi colpiti (non solo in termine di cura in emergenza) ma, nel senso di un innalzamento dei livelli minimi dei servizi sanitari, tutti gli sforzi di oggi sono destinati a fallire nel lungo termine.

In ottobre, avevo pubblicato un post, che metteva alcuni "puntini" sulla questione Ebola... tutto resta ancora molto attuale!






domenica 11 gennaio 2015

Orrori infantili

Non esiste giustificazione al fatto che una bambina di 10 anni si trasformi, certamente a sua insaputa, in una bomba umana. Non vi è ragione quando a farlo sono uomini e donne maturi, ancora meno quando a diventarlo è una bimba. I macellai che stanno dietro a fatti di questo genere non hanno diritto di esistere. Non scomodiamo ideologie, religioni, principi ed altro. Sono criminali. Punto.

L'utilizzo di bambini, per farne degli insospettabili kamikaze, non è una novità. Nel nostro mondo marcio, già in Afghanistan o in Pakistan sono stati usati da animali simili a quelli nigeriani e forse molti di quelli che oggi gridano all'orrore la cosa l'hanno già dimenticata.

foto da Buongiorno Africa

In Nigeria, come in quasi tutta l'Africa Sub-Sahariana, i bambini muoiono, ogni giorno a migliaia nella quasi totale indifferenza del resto del pianeta. Muoiono di fame, di stupide malattia e di cose più serie che da noi sarebbero quasi tutte evitabili.

Ma, i bambini sono anche oggetto delle violenze degli adulti. Molti nascono sapendo che la loro vita sarà breve, molto breve. Nascono già segnati dalle violenze, dalle malattie e dal dolore e superare i 5 anni di vita, è già segno di una tempra forte (o di un destino segnato), capace di affrontare una difficile esistenza.

Molti sono costretti, già in fasce, a seguire genitori in fuga. Da guerre e da violenze di ogni genere. A vedere i propri genitori, i propri fratelli o i propri simili morire senza ragioni o a vedere la propria madre stuprata da un gruppo di uomini.

I più fortunati crescono, e diventano essi stessi oggetto delle attenzioni dei grandi. Alcuni rapiti per diventare, già giovani, micidiali armi di morte, altre per diventare schiave sessuali di guerriglieri in perenne movimento. Ma, può andare peggio, come ad esempio essere mutilati per sprezzo della vita umana.
Altri ancora, forse più fortunati, sono condannati al lavoro ed ad una povertà estrema che difficilmente li porterà a diventare adulti.

Le bambine di dieci anni, come quella trasformata in bomba umana, hanno già visto e provato cose che in tutta la nostra esistenza, per fortuna, non incroceremo mai.

Da decenni osserviamo queste cose, per fortuna lontane dalle nostre terre. Esse giungono alla nostra attenzione solo quando servono a confermare altre cose. Probabilmente, senza i fatti di Parigi, perfino l'atroce notizia della bambina nigeriana, avrebbe avuto poco risalto qui da noi.

Tra qualche settimana la notizia sarà lontana e le ragioni che determinano povertà estrema e mancanza di un valore della vita, che costituiscono il terreno fertile a cui attingono gli estremisti e i criminali, saranno già dimenticati, e tutti riprenderemo la nostra vita, più o meno agiata.

Non importa se per continuare a vivere nel nostro mondo dorato (per carità anch'esso con le sue difficoltà) il prezzo da pagare è che altri stentino perfino a mangiare. Il gioco che abbiamo creato, con le sue regole, è spietato e non importa se tanti sono sacrificati.

Molti quel gioco non potranno mai nemmeno provare a giocarlo.