lunedì 2 luglio 2012

Cirene, l'Atene d'Africa

Cirene, dal sito dell'UNESCO
Cirene è una città greca, fondata nel 631 a.c., i cui resti, alcuni dei quali ancora ben conservati, si trovano nella Libia orientale, vicino all'odierna Shabbat. Nel 1982, il sito archeologico è divenuto Patrimonio dell'Umanità dell'UNESCO.
La città fu fondata, come centro commerciale, dai navigatori greci dell'isola di Thera (l'odierna Santorini) o, come riporta Erodoto, a seguito dell'aumento demografico di Thera e di una siccità che li costrinse a cercare fonti d'acqua. Il nome fu scelto in onore della ninfa Cirena, figlia di Ipseo, rapita da Apollo. Divenne ben presto anche un'importante città culturale. Nel 96 a.c. fu romanizzata. Nel 74 a.c. Cirene e la Cirenaica (la quale fu lasciata in eredità ai Romani da parte dei Tolomei) divenne provincia romana e fino al 115 restò in relativa pace. Ma a determinare l'inizio del declino della città, non furono guerre o scontri per il potere, ma un terribile terremoto che nel 365 la danneggiò gravemente. Il suo inesorabile declinò inizio, tanto che nel 410 fu completamente abbandonata e mai più riconquistata. In epoca bizantina i suoi marmi furono usati per farne calce.
Cirene, tempio di Zeus, dalla rete
A partire dal 1700 il sito fu scoperto, dai francesi, e portato alla luce, sebbene scavi sistematici furono fatti dagli italiani a partire dal 1913 e in particolare durante il periodo 1920-1930. La sua bellezza è determinata dalla buona conservazione e dalla qualità architettonica. Tra le costruzioni che possono oggi essere osservate vi è l'Acropoli greca, il Tempio di Apollo, il tempio di Zeus, i tempietti di Ecate e Dioscuri, un ginnasio, una grande necropoli, un ben conservato impianto idraulico e una serie di costruzioni, per così dire, minori. 

La Venere di Cirene, dalla rete
Cirene è nota a noi italiani anche perchè protagonista di una disputa durata quasi un secolo. Infatti, nel 1913 (all'inizio dell'occupazione italiana della Libia), durante uno scavo archeologico, fu rinvenuta una statua marmorea di una Venere acefala (Venere Anadiomene o di Cirene), copia romana del II secolo a.c. di un originale ellenico (Venere di Cnido, andata perduta), probabilmente del IV secolo e della scuola di Prassitele.
La statua fu "trasferita" in Italia (la parola corretta forse sarebbe "trafugata") e messa in mostra presso il Museo Nazionale Romano di Roma fino al 2002. Quell'anno fu restaurata e depositata presso il Museo delle Terme di Diocleziano. Fin dal 1989 la Libia aveva avviato la richiesta al governo italiano perchè questa tornasse lì dove era stata trovata. Nel 2008, finalmente, la statua potè tornare a Cirene.



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2 commenti:

Paolo Giuffrida ha detto...

COMPLIMENTI PER IL BLOG!!!!!
Paolo

Gianfranco Della Valle ha detto...

Grazie, naturalmente i complimenti fanno sempre piacere.
Gianfranco, Sancara

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