Pagine

venerdì 12 aprile 2019

Prima del golpe in Sudan

Quello che si è consumato ieri in Sudan è sicuramente un fatto storico per il Paese. Il golpe militare che ha destituito, dopo quasi 30 anni (era salito al potere con un colpo di stato il 30 giugno 1989), il generale Hassan Omar Al Basihir potrebbe trasformare il paese "arabo-africano" per sempre a distanza di 60 anni dalla sua indipendenza e dopo decenni di travaglio politico, economico e militare.
I colpi di stato hanno caratterizzato il Sudan (che solo recentemente, nel 2011, si è diviso in due stati, con la nascita del Sud Sudan) sin dalla sua indipendenza, avvenuta, tra i primi paesi post coloniali africani - il 1 gennaio 1956 - dopo anni di controllo coloniale inglese e successivamente anglo-egiziano.
In realtà il Paese nasce già con una guerra civile in corso, iniziata nel 1955, quando la parte del sud del paese (cristiana e animista  oltre che etnicamente diversa) chiede l'indipendenza contro la parte del nord del Paese (mussulmana e dominante).
Infatti, il primo colpo di stato avvenne la notte tra il 17 e il 18 novembre 1958, quando il generale Ferik Ibrahim Abbaud prende il potere. La giunta militare dopo aver sospeso tutti i diritti civili ed aver espulso tutti i missionari, cade nel 1964 sotto pressione delle opposizioni.
Il 24-25 maggio 1969 avviene il secondo colpo di stato, ad opera del Colonnello Giafa Muhammaud Nimeiri che instaura una politica nazionalista, di stampo nasseriana (cioè ispirata al vicino Egitto guidato all'epoca da Nasser) e con l'appoggio dell'Unione Sovietica. In realtà quest'ultima alleanza, nella sfera socialista dura poco. Nel 1971 al seguito di un tentato golpe (dura solo tre giorni) attuato dall'ala dei militari di sinistra (guidati da Colonnello Al-Attah) il governo sudanese vira le sue alleanze verso l'occidente e mette al bando il Partito Comunista (con cui era alleato) e dopo aver catturato Al-Attah in Libia, lo giustizia.
Il 27 febbraio 1972 segna una data storica, perché viene firmato ad Addis Abeba una accordo di pace tra governo e il Movimento di Liberazione del Sudan Meridionale, che pone fine ad una guerra civile che si protrae dal 1955, e in cui la province del sud ottengono autonomia regionale. Pace che purtroppo durò poco, perché nel 1983 a seguito di alcuni interventi che "spezzettavano" i poteri al sud del paese, della crisi economica che avanzava e all'introduzione della sharia (legge islamica) nel codice penale, nel sud del paese riprese la guerra civile con la nascita dello SPLA (Esercito Popolare per la Liberazione del Sudan) guidata dal colonnello John Garang (figura chiave nella lotta alla nascita del Sud Sudan, ucciso pochi mesi prima delle dichiarazione d'indipendenza) la guerra civile riprese, in modo, se è possibile, più sanguinosa.

La guerra e la carestia portarono all'attenzione del mondo la questione del Sudan. Le immagini di bambini malnutriti che letteralmente morivano per strada pur scuotendo le opinioni pubbliche mondiali non riuscirono ad incidere sugli sviluppi delle questioni sul campo. Si stima che oltre 2 milioni di persone sono morte di fame e altre 4 milioni sono state costrette a scappare.

Il 6 aprile 1985 avviene un nuovo colpo di stato, i militari prendono il potere guidati dal Generale Abdul Rahman al Dahab, che promette di cedere in un anno i poteri ai civili. Cosa che, sorprendentemente, avviene. Il 12 aprile 1986 si svolgono le prime elezioni libere del Paese e a maggio diventa Primo Ministro Siddiq al-Mahdi, del partito UMMA che aveva vinto le elezioni.

Mentre si erano ripresi i contratti per gli accordi di pace con il sud e si stava implementando una nuova via d'intesa, i militari riprendono il potere e il 30 giugno 1989 il generale Hassan Omar Al-Bashir, ritenuto un fondamentalista islamico, prende il potere e la guerra civile si riaccende, in modo più acuto.
Al Bashir è uno dei personaggi chiave della storia degli ultimi trent'anni del Sudan (e non solo). Nato nel 1944, si arruola giovanissimo, studia nell'accademia militare al Cairo (dove tra l'altro combatte con l'esercito egiziano contro Israele durante a guerra del Kippur nel 1973) e ascende rapidamente i gradi dell'esercito divenendo paracadutista. Viene posto a capo delle operazioni militari contro la SPLA. Salito al potere si allea con l'altro personaggio chiave degli ultimi decenni in Sudan, Hasan al-Turabi, ideologico del Fronte Islamico Nazionale (e più in generale del Sudan) che ha contribuito fortemente all'introduzione della sciaria in Sudan ed ha favorito e protetto Osama bin Laden quando, dal 1990 al 1996, ha fatto del Sudan la sua base. Al Turabi andò in conflitto con Al Bashir solo nel 1999 (fu anche arrestato nel 2004) ed è morto nel 2016 a 84 anni.

Il Sudan di Al Bashir ha ospitato terroristi internazionali del calibro di Ilich Ramirez Sanchez (detto Carlos lo Sciacallo, oggi in carcere in Francia), Abu Nidal  (terrorista palestinese ucciso a Baghdad nel 2002) e appunto Osama Bin Laden, ha appoggiato le mire espansionistiche di Saddam Hussein quando invase il Kuwait, ha commesso immani crimini in Darfur (dove è accusato dalla Corte Internazionale - con un mandato di cattura del 2009 -  di crimini contro l'umanità e crimini di guerra contro la popolazione inerme del Darfur) e, cosa peggiore, ha fomentato una sanguinosa guerra civile nel Sud Sudan che si è parzialmente risolta con l'indipendenza del Sud Sudan nel 2011.

Insomma, l'uomo che è caduto in Sudan, dopo quasi 30 anni di potere è un criminale, ha insanguinato e martoriato le popolazioni inermi del suo Paese, costringendole alla fame e alle violenze. Ha protetto e (secondo alcuni) contribuito ad organizzare il terrorismo internazionale di matrice islamica e a partire dal 2003 ha coperto (quando non organizzato direttamente) una strage (o un genocidio, secondo alcuni) che secondo le Nazioni Unite ha lasciato sul campo oltre 700 mila morti (tra fame e guerra) e provocato quasi 2 milioni di rifugiati.

Di quello che potrebbe accadere nei prossimi giorni, ne parleremo in un prossimo post.










Nessun commento:

Posta un commento