martedì 9 settembre 2014

Suicidi: crescono in Africa

Ogni 40 secondi una persona (più frequentemente maschio e tra i 15 e i 29 anni) pone fine volontariamente alla propria vita. Quasi 804 mila suicidi nel corso nel 2012 (ultimo anno completo i cui dati sono disponibili) sono stati portati a termine nel mondo. Per comprendere il fenomeno, per ogni suicidio bisogna considerare almeno 3-5 volte i tentati suicidi.

Recentemente l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha stilato un rapporto sui suicidi nel mondo, che rappresentano sicuramente un problema di sanità pubblica, sebbene solo 28 paesi (nessuno africano) abbiano nel tempo istituito dei protocolli di prevenzione al suicidio.

Il tasso mondiale di suicidi era nel 2012 di 11,4 per 100 mila abitanti (15 per gli uomini e 8 per le femmine). Nella fascia d'età 15-29 il suicidio rappresenta la seconda causa di morte (dopo gli incidenti).

Genericamente depressione e abuso di alcol rappresentano il principale fattore di rischio nei paesi industrailizzati, mentre esperienze di violenze, abusi e guerre sono i principali fattori di rischio nei paesi a basso reddito.
Per tutti l'elemento "incapacità di vedere un futuro" diventa centrale e determinante.

Il 30% dei suicidi avviene mediante avvelenamento (in particolare pesticidi o farmaci). Altre modalità diffuse sono l'impiccagione e le armi da fuoco.

I paesi con i più alti tassi di suicidio sono la Corea del Nord (39,5), la Corea del Sud (36,6), la Guyana (34,8), la Lituania (33,3) e lo Sri Lanka (29,2). Nella scala inferiore troviamo invece Arabia Saudita (0,3), Siria (0,4), Libano (0,9), Oman e Kuwait (1).

Interessante notare anche come i tassi sono variati nel periodo 2000-2012. Gli incrementi maggiori si sono avuti in Corea del Sud (109%), in Marocco (97,8%), in Lesotho (53%), in Angola (50%), Suriname (40%), Kuwait e Montenegro (35%).
Di contro i tassi sono maggiormente diminuiti in Cina (-59%), Slovenia (-51%), Oman (-50%), Bielorussia (-48%), Libano e Estonia (-46%).

Interessante sottolineare che i paesi mussulmani tendono ad avere tassi molto più bassi, ovunque si trovino nel mondo.

Infine, vale la pena soffermarsi sul fatto che solo in pochissimi paesi le donne hanno un tasso maggiore di suicidi rispetto agli uomini. Tra questi paesi troviamo l'Iraq (65% donne), la Cina (55% donne) e il Pakistan (53% donne).

In Africa nel 2012 sono avvenuti oltre 71 mila suicidi (il 28% sono state donne), con un tasso medio di 7,6 suicidi per ogni 100 mila abitanti

Hanno avuto i tassi di suicidi più alti il Mozambico (17,3), lo Zimbabwe (16,6), il Burundi (16,4), la Tanzania (15,1) e la Guinea Equatoriale (13,9). I più bassi tassi sono stati registrati invece in Libia (1,5), Egitto (1,6), Algeria, Niger e Mauritania (1,8).
In tutti i paesi africani sono gli uomini in maggioranza a porre fine volontariamente alla propria vita. Le percentuali variano dal 14% di donne in Costa d'Avorio al 42% in Libia.
L'aspetto più preoccupante è che in molti paesi africani (come del resto in genere tra i paesi a più basso reddito, dove avvengono il 75% dei suicidi), rispetto al 2000, i tassi sono in aumento (oltre agli estremi già citati di Marocco, Lesotho e Angola), in Repubblica Democratica del Congo, Centrafica e Malawi i tassi sono aumentati di oltre il 20%, mentre in molti altri paesi si sono avuti almeno il 10% di suicidi in più.

Nonostante i suicidi non siano una priorità sanitaria in Africa, l'assenza di qualsivoglia azione di prevenzione e il sussistere di gravi elementi di rischio, fanno prevedere un futuro non certo in verso negativo.

L'Italia, con 3908 suicidi (il 20% attuati da donne), ha un tasso di 6,4 suicidi per 100 mila ed è in diminuzione di oltre il 7% rispetto al 2000. Germania, Stati Uniti, Francia e Spagna hanno tassi tutti maggiori (da 13 a 16).



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