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mercoledì 27 febbraio 2013

Cinema: Zambezia

Zambezia è un film di animazione uscito nel 2012 (in Italia nel febbraio 2013), diretto dal giovane (ha 33 anni) sudafricano bianco Wayne Thornley e prodotto appunto in Sudafrica.
Il film racconta della fantastica, ed utopica, città di Zambezia, alloggiata in un'enorme tronco di baobab e vicino alle grandi cascate Vittoria, dove vivono, più o meno in sicurezza ed in armonia, tutte le specie di uccelli dell'Africa.
E' un film colorato, con straordinarie immagini di volo e con un'insieme di personaggi tipici delle terre del continente nero. Il giovane falco pellegrino Kai, avventuroso e irriverente, il padre Tendai, ansioso e protettivo, il temibile lucertolone Budzo, la cicogna Gogo e ancora marabout, uccelli tessitori, pappagalli colorati e ogni specie animale immaginabile in Africa. 
Come quasi tutti i film d'animazione si sono due livelli di lettura: quello adatto ai bambini più piccoli, ovvero una storia fantastica, con personaggi che apparentemente sembrano cattivi e che poi si trasformano in buoni, con una lotta mai violenta e a tratti molto divertente.
Vi è poi una chiave di lettura più adulta, che affronta il tema del rapporto padre-figlio, del bisogno di libertà e di indipendenza, della necessità di sperimentare e conoscere i propri limiti.


E ancora l'utopia di una società senza pericoli e la responsabilità dei singoli e quella collettiva. Insomma un film a mio avviso ben costruito, adatto ai bambini (i miei figli l'hanno visto una prima volta in inglese, sottotitolato in italiano, e nonostante le difficoltà linguistiche, ne sono rimasti affascinati) e che lascia qualche pensiero anche agli adulti. Qualcuno l'ha definito "banale", può essere. E' pur sempre un film d'animazione che nelle cose semplici e forse banali trova gli spunti migliori per la nostra vita.

Il film è stato prodotto dalla Triggerfish Animation Studios, una azienda di comunicazione e sviluppo di media, con sede a Città del Capo, legata al mondo universitario, che fino al 2012 aveva lavorato principalmente in ambito della produzione di spot televisivi.
Speriamo sia un nuovo concorrente per i colossi americani del cinema d'animazione.

Ecco il sito ufficiale del fim

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lunedì 25 febbraio 2013

Il documentario su Thomas Sankara, di Silvestro Montanaro

Mi sembra giusto postare, per chi l'avesse perso o volesse riverderlo, il documentario su Thomas Sankara, curato dal giornalista Silvestro Montanaro andato in onda il 18 gennaio alle 23.30. Un'ora adatta per far conoscere al grande pubblico questo personaggio e per riflettere sulla storia e l'attualità dell'Africa.

Lo posto ora (la trasmissione C'era una volta della Rai l'aveva fatto subito, così come il sito www.thomassankara.net) perchè stimolato da un lettore di questo blog che l'aveva perso.

 


Il lavoro di Montanaro è quello del vero giornalista d'inchiesta. Che mette insieme, e commenta, pezzi storici (interviste, immagini) della vita di Thomas Sankara, ripercorrendone l'ascesa e la fine. Alla fine crea un'immagine vera di un uomo che ha creduto nelle sue idee e le ha messe in atto, difendendole, fino all'estrema conseguenza.

Come ha scritto un ragazzo burkinabè su www.thomassankara.net, "per un'ora intera ho pensato che Thomas Sankara fosse ancora vivo".

Buona visione.

domenica 24 febbraio 2013

23 febbraio 1969, l'assassinio di Eduardo Mondlane

Mondlane assieme a Che Guevara. dalla rete
Il 23 febbraio 1969, nella sede del Frelimo (Fronte di Liberazione del Mozambico, il partito di lotta contro l'occupazione portoghese del Mozambico) di Dar es Salaam in Tanzania, fu recapitato un pacco contenente un libro.  Il destinatario del pacco era il leader del Frelimo, il sociologo e antropologo Eduardo Chivambo Mondlane. Nel libro era nascosta una potente bomba che uccise sul colpo l'uomo che aveva ingaggiato una dura lotta contro l'impero coloniale portoghese. Mondlane aveva 49 anni.

Di etnia Tsonga, Mondlane era nato nel 1920. Quarto di una famiglia di 16 figli, fino a 12 anni fece la vita di pastore. Entrò poi nelle scuole dei dei presbiteriani svizzeri, quando un missionario assume la responsabilità della sua formazione. Non potendo frequentare le scuole superiori in Mozambico, viene mandato in Sudafrica e dove poi entra nella Witwatersand University di Johannesburg. Nel 1949 però, a seguito dell'entrata in vigore delle leggi sull'apartheid, viene espulso dal paese. I missionari mozambicani gli organizzano gli studi negli Stati Uniti, ma egli rifiuta per recarsi a Lisbona. Dopo un anno, accetta di andare negli Stati Uniti e nel 1951 entra nella Oberlin University dell'Ohio. Nel 1953 ottiene il dottorato in Sociologia e successivamente la laurea in Antropologia ad Harvard.
Si sposa anche con una bianca dell'Indiana, Janet Rea Johnson, nonostante la contrarietà dei genitori della giovane. Dalla compagna ebbe tre figli, Chude, Nyeleti e Eddie.
Nel 1957 è assunto alle Nazioni Unite. Nel 1962 viene eletto presidente della neonata formazione Frelimo, che la 1963 pone la sua sede a Dar es Salaam. Nel 1964 la formazione sposa la lotta armata, cominciando una dura opposizione al governo portoghese che si concluderà solo nel 1975. Nel luglio 1968, il secondo Congresso del Partito aderirà al Socialismo.

L'assassinio dei Mondlane fu attribuito ai servizi segreti portoghesi e alla complicità di alcune frange del Frelimo
Molti anni dopo, indagando su Gladio (la struttura paramilitare segreta della NATO), si scoprirà che ad uccidere Mondlane fu la Aginter Press (il centro di reclutamento e addestramento riconducibile alla rete della NATO Stay Behind, mascherata sotto un'agenzia di stampa).

Alla sua morte la leadership del Frelimo fu assunta da Samora Machel, che guiderà il Mozambico all'indipendenza nel 1975, subendo poi la guerra civile con la Renamo, fino al 1986 quando fu a sua volta assassinato probabilmente dai servizi segreti sudafricani.

Edoardo Mondlane, a cui è stata intitolata l'Università di Maputo dopo l'indipendenza, è ancora considerato il padre della nazione mozambicana.

Mondlane è stato uno dei tanti africani che hanno sacrificato la loro vita per una causa in cui credevano: l'indipendenza dal potere coloniale. Egli ha pagato, come tanti altri, la sua determinazione nel credere che l'Africa poteva "far da sola", grazie ai suoi uomini e alle sue donne. Ancora oggi molti si chiedono come sarebbe oggi l'Africa se i suoi migliori uomini, assieme alle idee, non fossero stati sistematicamente uccisi.

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giovedì 21 febbraio 2013

Elefante africano, il più grande mammifero terrestre

elefante africano
L'elefante è il mammifero terrestre più grande del mondo. Può arrivare ad oltre 6 metri di lunghezza, a quasi tre metri e mezzo di altezza e pesare oltre 5000 chilogrammi. Si racconta di un esemplare in Angola negli anni '50 che pesava 10.000 chilogrammi e superava i 4 metri di altezza al garrese.
L'elefante è anche un simbolo del mondo animale. La sua stazza, la sua pelle, i suoi movimenti e le sue orecchie hanno affascinato generazioni di individui ed ispirato racconti, arte e cinema.
L'elefante oggi vive, con tre diverse specie una in Asia (Elephas maximus) e due in Africa. L'elefante africano (Loxodonta africana) e l'elefante africano delle foreste (Loxodonta cyclotis), questo ultimo fino a poco fa ritenuta una sottospecie, sono i due abitanti del continente africano. Vi era anche un'altra specie, l'elefante nordafricano, ritenuto estinto nel I-II secolo.
Dei grandi proboscidati che occupavano il mondo antico (da 5 milioni di anni) l'elefante è l'unico sopravvissuto all'estinzione. 
E' un'animale che può vivere anche 80 anni (sebbene la media sia tra i 40 e 70), con una grande memoria e capace di avere zanne (che altro non sono che i denti incisivi) di grandi dimensione.
L'elefante è l'unico animale in cui sono stati descritti dei "riti funebri" quando muore un esemplare del branco. Un atteggiamento - fatto di segnali sonori e di copertura del cadavere - che non appartiene a nessuna altra specie animale.
habitat dell'elefante africano, da wikipedia
Oggi gli elefanti vivono, sebbene con densità diverse, in 37 stati dell'Africa sub-sahariana e il loro numero, in leggera crescita, arriva ad un numero compreso tra i 500 e i 700 mila esemplari. 
L'elefante vive, in branchi,  nelle savane alberate.
L'elefante africano, stando alla classificazione del IUCN (il maggior organismo mondiale per la conservazione della natura) è classificato come vulnerabile (per un breve periodo nel 1996 fu inserito nella lista degli animali in pericolo di estinzione), mentre l'elefante africano della foreste è ritenuto esemplare minacciato di estinzione.

Sono molti i programmi di conservazione e tutela degli elefanti. Tra i tanti segnalo SOS Elephants, molto attiva nella conservazione degli habitat degli elefanti africani.

Naturalmente sono tantissimi gli elefanti che vivono negli zoo, nelle collezioni private e nei circhi in giro per il mondo, per la loro capacità di essere addestrati (soprattutto quelli asiatici) e per il fatto che rappresentano sempre un'attrattiva di grande richiamo. 

foto National Geographic
La causa del rischio di estinzione degli elefanti africani ha un solo nome: l'uomo. Infatti, al fine di usare le zanne (avorio) i bracconieri compiono delle vere e proprie stragi (l'ultima riportata in ordine cronologico è quella in Cameroun). Sancara in un vecchio post (Il business degli elefanti) aveva già parlato di questa terribile mattanza. I bracconieri - in violazione di tutte le norme - si introducono nelle aree dei parchi, dove sobno presenti grandi numeri di elefanti e compiono delle vere e proprie stragi. Gli elefanti vengono uccisi e spesso le zanne (una zanna può pesare anche 15 chili e può valere anche 6500 euro al chilo) vengono estirpate quando ancora sono agonizzanti. 
Ma l'uomo è una razza superiore.

Ecco la scheda della Red List dell'IUCN
Alcune foto dal sito ArKive
L'elefante nel sito WWF Italia 

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martedì 19 febbraio 2013

Danza terapeutica Vimbuza

foto dalla rete
La danza terapeutica Vimbusa è praticata dall'etnia Tumbuka nel nord del Malawi. La sua funzione terapeutica è legata alla cura di molpeplici malattie mentali, soprattutto femminili. Vimbusa è il nome di una categoria di spiriti. Secondo la cultura dei Tumbuka l'individuo sano necessita di un costante equilibrio tra energie calde (umori) e energie fredde. Vimbusa penetrato nel corpo umano rompe questo equilibrio generando la patologia. Tale patologie viene "diagnosticata" dal guaritore, che ospita i pazienti in una casa riservata ai malati chiamata temphiri, e che ne "prescrive" la cura. La cura può durare settimane o mesi. La funzione terapeutica della musica e della danza (comune a molte etnia africane e non solo) permette di "danzare la propria malattia" favorendo così il riequilibrio energetico e la fuoriuscita dello spirito Vimbusa.
Donne e bambini sono posti in cerchio e, accompagnati dai suonatori (gli unici maschi ammessi al rito) del tamburo Ng'oma (tamburo dell'afflizione), favoriscono l'entrata in trance della paziente.




Il rito ha origini nel XIX secolo ed è stato (ed ancora oggi lo è) fortemente osteggiato dai missionari cristiani (per questioni religiose)  e dalla medicina ufficiale - dagli psichiatri in particolar - che ritengono la danza Vimbusa un semplice intrattenimento.

La funzione terapeutica delle musica e della danza (ma più in generale dell'arte) è strettamente legata alla storia dell'uomo, pressochè in ogni cultura e in ogni latitudine. La funzione catartica della danza e della musica, nonchè i suoi reali effetti di guarigione, sono da sempre oggetto di discussione e di studio. La danzaterapia e la musicoterapia sono oggi pratiche curativa che attingono molto dalle tradizioni popolari.
Concetti forti come è quello di  "danzare la propria malattia" sono la chiave di un fenomeno, quello rituale, che troppo spesso e con grande superficialità, viene liquidato come frutto di credenze e tradizioni primitive ed arretrate.

Dal 2005 la danza terapeutica Vimbusa è stata inserita tra i Patrimoni immateriali dell'UNESCO. Grazie a questa decisione, si è favorita la conoscenza e la conservazione di una tradizione che è ancora viva.


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lunedì 18 febbraio 2013

18 febbraio 1965, la Gambia è indipendente

La Gambia (sull'uso del maschile o del femminile vi sono svariate discussioni) è uno "staterello" dell'Africa Occidentale (è il più piccolo della parte continentale dell'Africa) - tra i più piccoli del mondo (160° posto) con i suoi 10.400 km quadrati e circa 1,7 milioni di abitanti. La sua peculiarità è quella di essere un enclave (completamente circondato) del Senegal, fatta eccezione per gli 80 chilometri di costa sull'Oceano Atlantico. Un'enclave anglofona in un paese francofono. Una terra pianeggiante che segue le sponde del fiume omonimo. Nel punto più largo il Gambia non raggiunge i 50 chilometri.
Il paese, da quando nel 1588 i portoghesi cedettero a mercanti inglesi i diritti di navigazione sul fiume Gambia, fu conteso tra inglesi e francesi fino al 1783 quando il Trattato di Parigi assegnò il Gambia agli inglesi.
Ha avuto il triste primato di essere il luogo da cui partirono centinaia di migliaia di schiavi ( si parla di tre milioni di individui) diretti nel Sud e Centro America (da un villaggio del Gambia proveniva il protagonista della fortunata serie televisiva Radici).
Come per quasi tutti gli stati africani i confini del Gambia sono stati tracciati con il righello, dividendo popolazioni, villaggi e perfino famiglie. Oggi, nonostante le ridotte dimensione, sono parecchie le etnie che popolano il paese: fulani, wolof, mandinka, jola, serer e serahola, le più diffuse. La sua importanza strategica è venuta meno con la fine della tratta degli schiavi ed oggi la sua economia si basa sull'agricoltura (arachidi principalmente) e sul turismo (il Gambia è uno dei luoghi del pianeta dove vi è uno spiccato turismo sessuale femminile).

Dawda Jawara
Quando il 18 febbraio 1965 la Gambia ottenne l'indipendenza come monarchia costituzionale in ambito del Commonwealth (il Capo dello Stato restava la Regina d'Inghilterra), fu una logica conseguenza di ciò che accadeva nel continente e non il frutto di un movimento indipendentista. A guidare il paese fu Dawda Kairaba Jawara, un veterinario che si era laureato a Liverpool, e che dal 1962 era primo ministro del primo governo autonomo. Lo stesso Jawara, il 24 aprile 1970, divenne Presidente della neonata Repubblica del Gambia.
Il paese, povero e rurale, era retto da una classe politica fortemente legata alla Gran Bretagna, che viveva nella piccola capitale Banjul (prima Bathurst) cercando di riproporre stili di vita (e di ricchezza) simili a quelli europei.
Il primo scossone alla vita politica su dato da un tentato golpe, il 30 luglio 1981, quando un gruppo "rivoluzionario" guidato da Samba Sanyang - pare con l'aiuto di forze libiche - tentò di destituire il Presidente Jawara. Forze miliari senegalesi entrarono le paese e il 5 agosto spensero quel tentativo golpista. Sanyang si rifugiò in Libia. Il pegno per l'aiuto del Senegal fu la nascita di una confederazione (Senegambia) che non decollò mai e che perì, di morte naturale, nel 1989.

Mentre Jawara e il suo entourage continuavano a vivere una vita spensierata (il veterinario amava il golf e nella sua dimora aveva fatto costruire un campo a 9 buche dove invitava gli amici a giocare, mentre solo a pochi chilometri di distanza, vi era il Circolo del Golf), il paese restava uno dei più poveri al mondo con una altissima mortalità infantile e materna.

Fu così che il 22 luglio 1994, un gruppo di giovani ufficiali capeggiato da Yahya Jammeh, in modo incruento depose Jawara (su questo golpe vi rimando al post di Sancara "Il golpe delle noccioline"). Agli entusiasmi iniziali, ricordo che la popolazione era quasi tutta contenta della fine del regime di Jawara, non vi è stata una vera trasformazione politica, sociale ed economica del paese. Anzi, a distanza di quasi vent'anni, Jammeh, ancora al potere governa con la forza e sembra reprimere qualsiasi sviluppo democratico del paese.


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martedì 12 febbraio 2013

Parco Nazionale di Salonga

foto dal sito UNESCO
Il Parco Nazionale di Salonga, è oggi la più grande riserva africana di foresta equatoriale (la seconda al mondo). Con i suoi 36 mila chilometri quadrati occupa una vasta area del bacino del Congo, nella Repubblica Democratica del Congo.
Il Parco fu istituito con apposita legge nel novembre 1970 ed è diviso, da un corridoio largo circa 45 chilometri, in due settori, Nord e Sud, più o meno equivalenti per dimensioni e habitat (17 e 19 mila chilometri quadrati rispettivamente).
Il parco per molte aree particolarmente isolate (dove gli alberi raggiungono l'altezza di 45 metri) è accessibile esclusivamente dal fiume Luilaka. La sua altitudine varia dai 300 a 700 metri sul livello del mare. Grazie anche alla presenza di alcune specie animali di grande interesse ed a rischio estinzione, come i Bonomo (dove è in corso un grande progetto di salvaguardia di questi piccoli scimpanzè), le scimmie del Salonga, il pavone rosso, gli elefanti della foresta e i coccodrilli, dal 1984 è diventato Patrimonio dell'Umanità dell'UNESCO. I Bonomo sono stimati intorno alle 10 mila unità. Nel parco vivono anche altri animali (sono circa 50 le specie di medio-grandi mammiferi) come ippopotami, rinoceronti, leopardi e oltre 150 le specie di uccelli. Nel 1999, a seguito del diffondersi della guerra civile, il parco è stato inserito tra i siti a rischio, assieme agli altri grandi parchi della Repubblica Democratica del Congo. Il realtà già quando era stato inserito nella lista dei patrimoni dell'Umanità, e fino al 1994, il Parco era nella lista dei siti a rischio a causa della deforestazione e del bracconaggio.
Il parco è gestito dal'ICCN - Congolese Institute for Nature Conservation.
Nel parco vivono anche circa un migliaio di abitanti di etnia lyaelima, in 8 villaggi nell'area di Dekese.
Il parco ha ancora delle zone completamente inesplorate, sebbene sia una ricca attività di ricerca dedicata soprattutto alla conservazione animale e alla classificazione delle specie, vegetali e animali.
Il turismo, anche a causa della quasi totale assenza di anfrastrutture, è poco sviluppato, mentre nonostante gli sforzi, il bracconaggio (soprattuto degli elefanti per il commercio illegale dell'avorio) continua ad impegnare massicciamente i quasi 160 rangers a tutela del parco.

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venerdì 8 febbraio 2013

Tunisia: sull'orlo del precipizio

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata senz'altro l'assassinio di uno dei leaders dell'opposizione, Chokri Belaid, avvenuto l'altro ieri mentre rincasava. Belaid, 48 anni, avvocato, laico e di sinistra, aspramente critico nei confronti del governo ritenuto troppo vicino ai movimenti estremisti islamici, era il Segretario del partito dei Patrioti Democratici e uno dei massimi esponenti del Fronte Popolare.

La sua critica nei confronti del partito di governo, l'Ennahda (Movimento della Rinascita, nato nel 1981 e che è uscito vincitore dalla ultime elezioni) era indirizzata soprattutto all'attegiamento troppo morbido (quando non complice) nei confronti degli estremisti islamici. Da quando il 14 gennaio 2011, poco più di due anni fa, la rivoluzione tunisina (la prima della cosiddetta Primavera araba) defenestrò il tiranno Abidine Ben Alì, il paese non trova pace e la tensione cresce di giorno in giorno.

Premesso che Belaid è l'ennesimo - troppi -  leader politico africano che viene assassinato, e che questo rappresenta, da qualsiasi parte si guardi, una sconfitta per la democrazia e per la libertà, è bene essere molto cauti nell'indicare responsabilità e futuri sbocchi di questa vicenda.

Oggi tutti indicano nel partito di governo, l'Ennahda, le maggiori responsabilità dell'accaduto. Responsabilità legate al ruolo dell'estremismo islamico e alla volontà, da parte di questi ultimi, di far precipitare il paese verso un antico califfato.
Molte delle questioni in gioco appartengono a divisioni, profonde, politiche più che religiose (sebbene, come è noto, in paesi islamici il confine tra politica e religione, piaccia o no, è molto labile). I partiti, anche quelli più antichi, come avviene anche in altre parti del mondo, si sono spartiti il potere, disinterressandosi del paese che vive una profonda crisi economica e sociale. Lo stesso premier, Hamed Jebali, che all'indomani dell'assassinio di Belaid aveva promesso un "governo di emergenza" è stato sconfessato dal suo stesso partito che lo accusa di non aver rispettato le procedure parlamentari. 
Così come deve far riflettere che al contrario di quanto certa stampa vuol far credere (addossando tutte le responsabilità ad una lotta tra laicità e islamismo) anche nelle manifestazioni contro il governo si sono sentiti slogan che inneggiavano a Dio e all'islam.

La questione che emerge con forza, ancora una volta, è che l'esito delle "primavere arabe" non è stato quello che qualcuno, da noi, si aspettava. Il trionfo della democrazia, della laicità e la sconfitta dell'islam al potere (anche quello moderato).  
Nel Nord Africa qualsiasi governo oggi trova legittimazione popolare solo attraverso partiti islamici. Piaccia o no. 
Che questo entri fortemente in conflitto con interessi e priorità dei paesi europei è una verità.

Forse dovremmo imparare ad osservare questi paesi in modo diverso, uscendo dalla logica, forse comoda e strumentale, che l'origine dei loro mali risiede nell'islam, cercando di analizzarne, e di comprenderne, le cause della povertà (in paesi che possiedono molte più risorse dei loro "dirippettai" nel Mediterraneo) e dei conflitti sociali in corso. L'islamismo estremo interpreta, nel modo certamente meno corretto, la rabbia e la disperazione di intere popolazioni e di decenni di atteggiamenti neo-coloniali.