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mercoledì 28 gennaio 2015

Popoli d'Africa: Edo

Gli Edo (chiamati anche Bini o Benin) sono un popolo della Nigeria che abitano principalmente lo stato omonimo (divenuto tale nel 1991 dopo la divisione dello stato del Bendel - Benin e Delta), posto a sud del popoloso paese, ad ovest del fiume Niger. Il loro numero è stimato essere intorno ai 3,8 milioni di persone, mentre la loro lingua, l'edo (o una delle oltre 30 lingue similari),  è parlata da oltre 5 milioni di persone. Secondo molti storiografi gli antenati degli Edo erano presenti nell'attuale Nigeria già 4.000/5.000 anni fa. Fino alla fine dell'anno mille gli Edo furono guidati da una dinastia capeggiata da un Ogiso (re del cielo) che li portò ad incrociarsi, e forse in parte a confondersi, con gli Yoruba. La capitale a quel tempo era chiamata Igodomingodo.
Dopo un periodo di transizione, alla fine del 1100, con il re Ekewa I,  fu istituita la figura dell'oba, monarca e capo religioso, che ancora oggi (l'attuale monarca dovrebbe essere il 39° della dinastia) guida il popolo Edo.
Fu in quel periodo (XII secolo) che prosperò anche il Regno del Benin (in realtà il nome era Ubinu, storpiato dai vicini in Bini e infine, successivamente intorno al XV secolo, dai portoghesi in Benin). Proprio quando giunsero i portoghesi sulle coste africane, l'Impero del Benin comprendeva un territorio vasto che occupava l'intera Nigeria oltre che l'attuale Benin, il Togo e il Ghana.
Le prime testimonianze dei missionari cattolici raccontano di uno stato ricco, ben organizzato ed efficiente. Inizialmente gli inglesi commerciarono con gli Edo in avorio, olio di palma e pepe. Fu poi introdotto anche un nuovo commercio, quello degli schiavi, che dopo aver arricchito gli Edo, li portò secoli dopo, al declino. Tra il 1896 e il 1897 gli inglesi catturarono e distrussero Benin City, segnando la fine dell'Impero del Benin.
Il rapporto con gli inglesi durante il periodo coloniale e successivamente con gli uomini che hanno guidato la Nigeria fin dall'indipendenza non è mai stato per gli Edo semplice.

Gli Edo vivono in villaggi che possono essere composti da pochi nucleo familiari o da migliaia di persone. I villaggi sono il centro della vita politica Edo e i maschi sono divisi in fasce di età a cui sono affidati i compiti di gestione: dalle semplici mansioni quotidiane fino alla guida politica della comunità.
Sono abili artigiani. I loro manufatti in legno ed i loro gioielli sono stati depredati dai colonizzatori ed ancora oggi sono molto ricercati.
Nonostante molti Edo siano oggi cristiani o mussulmani, riti e tradizioni restano ancora saldamente nella vita quotidianità. Il legame con il l'Essere Supremo e creatore, "Osanubua", ovvero "la fonte di ogni essere che esiste e sostiene l'universo mondo" è ancora molto vivo ed esprime un rapporto intimo del popolo Edo con la religiosità e la spiritualità.

Gli Edo sono balzati alle nostre cronache a partire dalla fine degli anni '80, quando sono giunte in Italia (ma in genere in Europa) un notevole numero ragazze, poi divenute prostitute, provenienti da Benin City, molte delle quali di etnia Edo.
Queste giovani ragazze (in Italia si parla di un numero variabile tra le 5.000 e le 25.000 ragazze che ogni anno arrivano, l'80% delle quali provenienti da Benin City), giunte in Europa inizialmente con l'inganno, la stregoneria e la complicità di funzionari pubblici italiani poi grazie ad una fitta rete di criminali, affollano oggi le strade di periferia di molte grandi città italiane.

Ecco il link al sito Edo-Nation, dedicato appunto agli Edo
Un approfondimento sugli Edo dal sito Trip Down Memory Lane

Vai alla pagina di Sancara sui Popoli d'Africa

lunedì 26 gennaio 2015

Colobo ferruginoso, una scimmietta dell'Africa occidentale

Il Colobo rosso occidentale (Pilocolobus badius) è una piccola scimmia (raramente arriva al metro e 30 e i maschi possono raggiungere i 15 chilogrammi) che vive in Africa Occidentale (nell'area che si estende dal Senegal al Ghana). Sono descritte tre sottospecie (badius, temminkchii e waldroni, l'ultima ritenuta, fin dal 2008, estinta).
Vi sono naturalmente altre scimmie (circa una sessantina) che appartengono alla grande famiglia dei Colobi e che si posizionano in quasi tutta l'Africa sub-sahariana.
Vivono in gruppi numerosi (anche 50-60 esemplari, con al massimo 5 maschi) nelle foreste pluviali e nelle foreste di mangrovia. Si cibano principalmente di foglie e frutti. I maschi controllano il territorio e in caso di pericolo emettono un suono molto simile all'abbaiare di una cane.
E' un animale che la IUCN (l'organismo mondiale che si occupa di conservazione delle specie animali e vegetali) classifica come minacciato da estinzione (EN). Solo nel 1990 la specie veniva classificata come vulnerabile, ma la perdita di oltre il 50% degli esemplari nelle ultime tre generazioni, ha costretto a rivedere, in negativo, il grado di minaccia di questa specie.
I pericoli per questa scimmia sono essenzialmente derivati dagli umani. La perdita degli habitat dovuti alla deforestazione e alla trasformazione in terreni agricoli, li priva dei terreni in cui vivono. Vengono inoltre spesso uccise dagli uomini, non tanto per il cibo, ma per impedirgli di distruggere i raccolti.
I predatori dei colobi sono invece gli scimpanzé e i leopardi.
Gli scimpanzé hanno avuto una "brutta avventura" mangiando queste scimmie. Infatti nel 1994 scoppiò una grave epidemia di Ebola tra le grandi scimmie del Parco Nazionale Tai in Costa d'Avorio e l'origine fu identificata proprio nelle piccole scimmiette.

Ricordo queste piccole scimmie all'inizio degli anni '90 in Gambia. Il bush era popolato da grandi gruppi di queste scimmie e spesso le trovavamo in giardino mentre facevano man bassa di banane e altri frutti. Non era inusuale che i ragazzi le catturassero da piccole per farne compagni di giochi, salvo poi, una volta cresciute accorgersi che era meglio lasciarle libere. Ricordo che un giorno un ragazzo del paese mi chiese di accompagnarlo, in macchina, a liberare un colobo. L'animale, che era allogato nel retro del pick-up assieme ad altre 5-6 persone, fu lasciato in un luogo dove poco distante era stato visto un gruppo di scimmie simili. La scimmietta si era molto affezionata al ragazzo e non voleva assolutamente essere abbandonata. Ci corse dietro per lungo tempo. Quel giorno promisi a me stesso che mai avrei accettato ancora di portare qualcuno a disfarsi del proprio animale.

I coloro possono ancora essere visti nel Parco di Nikolo Koba, in quello di Saloum e appunto nel Parco Nazionale Tai.

Ecco la scheda dell'IUCN nella Red List degli animali minacciati
Alcune immagini dal sito ArKive

Vai alla pagina di Sancara sugli Animali d'Africa

giovedì 22 gennaio 2015

La Falesia di Bandiagara


La falesia di Bandiagara, in Mali, rappresenta oggi uno dei maggiori siti di importanza archeologica, etnologica e geologica dell'intera Africa.  La falesia, che in termini geologici corrisponde ad una parete rocciosa a picco, composta di roccia sedimentaria  è, nel caso di Bandiagara, una parete di circa 500 metri d'altezza, che spunta da un terreno sabbioso, lunga quasi 200 chilometri. Situata nell'est del Mali non molto distante (circa 65 chilometri) dalla città di Mopti. La sua importanza è accresciuta dalla presenza di insediamenti umani che risalgono al XI secolo. In quell'epoca giunsero infatti sulla falesia i Tellem, un popolo pigmeo (almeno questo è il giudizio che gli archeologi hanno dato dopo aver trovato testi ossei nelle tombe), che viveva in alloggi ricavati tra grotte e incavi della roccia. Essi scelsero quel posto per la difficile accessibilità, infatti accedevano alle loro abitazioni attraverso corde, rendendo così più sicura la loro vita.
A partire dal XIV secolo giunse nell'area un altro popolo, i Dogon, in fuga dalle invasioni islamiche nel regno Mendè e nel tentativo di preservare la loro cultura e le loro complesse tradizioni. Essi si stabilirono nell'area della Falesia (oggi infatti la falesia è denominata "terra dei Dogon") determinando la fuga dei Tellem (verso il Burkina Faso) o la loro assimilazione. Infatti gli archeologi hanno trovato tra le usanze dei Dogon molti elementi che richiamano alle tradizioni Tellem.

I Dogon, popolo interessantissimo da un punto di vista etnografico e dalla complessa cosmogonia, hanno trasformato nel tempo le grotte abitate dai Tellem in luoghi di sepoltura, facendo crescere intorno a loro un alone di mistero e di sacralità.

Nel 1989 l'UNESCO ha inserito la Falesia di Bandiagara tra i Patrimoni dell'Umanità da tutelare e conservare per i posteri. Si teme molto per la tenuta delle costruzioni che necessitano di continua e costante manutenzione.

La Falesia costituisce un complesso luogo culturale, composto da quasi 300 villaggi Dogon, dalle cave antiche e dalle architettura delle tombe, dai riti mascherati che ancora oggi (nonostante l'abbandono dei villaggi a cui si assiste negli ultimi decenni) rendono questo luogo unico e raro.

Vai alla pagina di Sancara sui Patrimoni dell'Umanità in Africa

mercoledì 21 gennaio 2015

Riserva della Biosfera Sheka

La Riserva della Biosfera Sheka, è un'area di oltre 238 mila ettari di foresta tropicale che si trova nel sud-ovest dell'Etiopia. E' una delle ultime foreste tropicali presenti nel suolo etiopico. 
Nell'area della riserva sono inclusi oltre alla foresta e boschi di bambù, anche zone umide, pianure, insediamenti agricoli, piccoli villaggi e città. Vi sono quasi una settantina di cascate, 13 siti storici e sacri, una quarantina di fritte storiche e molto altro. Insomma tutto quello che la definizione di Riserva della Biosfera prevede, con la necessità di integrare la salvaguardia della biosfera con gli abitati umani. Infatti alla zona di riserva integrale (core area, circa 55 mila ettari) si aggiungono altri 76 mila ettari di buffer area (con insediamenti eco-compatibili e sostenibili, legati al ciclo della foresta) e infine altri 107 mila ettari di zona di transizione. E' un'area anche ricca di specie animali e vegetali, in particolare si ritrovano 300 specie di alberi ad alto fusto, 50 specie di mammiferi e 20 di anfibi, oltre che 200 specie di uccelli. Tra di essi vi sono 8 specie animali a rischio (tra cui 5 specie di uccelli) e 30 specie vegetali a rischio estinzione.

Nel luglio 2012 Sheka è stata inserita all'interno della lista delle Riserve della Biosfera all'interno del programma Man and Biosphere (MAB) dell'UNESCO. Facendo diventare così tre le riserve dell'Etiopia inserite in questo lista.

La comunità locale, composta da diverse etnie, tra cui spiccano i Shekacho, i Saffico e gli Amhara è molto attiva e impegnata nel mantenere l'integrità della zona.
Tra gli usi più tradizionali che le popolazioni fanno della riserva vi è quello di ricavare miele, legna da ardere e per le costruzioni, coltivare cardamomo e ricavarne erbe medicinali.


Ecco la scheda della candidatura a Riserva della Biosfera

Vai alla pagina di Sancara sulle Riserva della Biosfera in Africa

sabato 17 gennaio 2015

Ebola: questioni di marketing

E' noto che se si vuole vendere bene un prodotto bisogna generare una domanda. Spesso per facilitare la domanda si creano bisogni indotti e si prospettano le magnificenze del prodotto. Insomma si fa marketing. A farlo sono persone capaci, le quali grazie ad attenti studi, a tavolino decidono le strategie cercando di prevedere (meglio, guidare) il mercato. Il successo di un prodotto, paradossalmente dipende più dal marketing che dalla qualità del prodotto medesimo. Insomma, questa è la nostra fase storica.
A volte, grazie alle capacità di manipolare la comunicazione, si arriva a falsare la realtà creando un bisogno completamente indotto. Geni.

Le stesse regole del mercato vengono usate anche nel marcato sociale e umanitario. Le campagne si raccolta fondi giocano molto sul creare un senso di colpa negli individui contrapponendo, alla vita agiata e fortunata di chi deve versare, immagini spesso forti di situazioni di estremo disagio. Bambini poveri denutriti, donne stremate dal lavoro, acque sporche da bere, vite estreme. Il sentimento della "pietà" viene ampiamente sfruttato.

Ora, direte, cosa c'entra tutto ciò con Ebola?

Verso la metà di settembre 2014 i media del mondo intero rimbalzarono questa notizia: "Virus Ebola, allarme degli USA, 1,4 milioni di casi entro gennaio". 
La notizia fece rapidamente il giro di tutto il mondo (a quel tempo, i casi ufficiali di Ebola erano circa 6000) e i numeri oltre ad apparire enormi (la fonte a molti sembrò autorevole) destavano letteralmente terrore!

Siamo giunti a gennaio 2015 ed è passato un anno dal primo caso di questa nuova epidemia di Ebola. 
I casi ufficiali sono all'11 gennaio 2015: 21.296 casi nel mondo (tutti, a parte 27 casi, in 3 paesi: Sierra Leone, Guinea e Liberia) con 8.429 morti (39,58%). 
Un numero decisamente inferiore agli 1,4 milioni previsti!!!

Se osserviamo la questione da un punto di vista del marketing, la strategia ha avuto grande successo. Se si osserva la lista dei 570 milioni di dollari statali raccolti finora dall'OMS, si vede come molte la maggior parte delle donazioni sono avvenute dopo il settembre 2014. 
Inoltre le notizie su un'epidemia così vasta colpiscono molto i singoli cittadini che, impauriti, sono disposti a fare molte piccole donazioni. Il cui ammontare complessivo ad oggi non è chiaro.
Infine, numeri così vasti, costringono gli Stati, che temono la possibilità di estensione del contagio, a dotarsi di misure eccezionali (e costose) di contenimento e prevenzione e a finanziare la ricerca delle case farmaceutiche per le cure e soprattutto per le vaccinazioni.
Insomma, la quantità di denaro (pubblico e privato) che notizie del genere hanno mobilitato è incalcolabile. Se poi ci chiediamo quanto di questo denaro è stato effettivamente speso per aiutare a curare e prevenire la malattia in Africa, forse la risposta più giusta potrebbe essere, briciole!

Certo queste modalità funzionano. I soldi arrivano grazie al fatto che si procura, quello che in altri contesti sarebbe chiamato un ingiustificato allarme, molto spesso punito dalla legge.

A scanso di equivoci non sto sottovalutando lìepidemia di Ebola, che necessita ancora degli enormi sforzi del personale (medico, infermieristico e logistico) che opera in Africa (che dobbiamo, di cuore, ringraziare).

Dobbiamo però essere consapevoli che, senza un reale intervento nei paesi colpiti (non solo in termine di cura in emergenza) ma, nel senso di un innalzamento dei livelli minimi dei servizi sanitari, tutti gli sforzi di oggi sono destinati a fallire nel lungo termine.

In ottobre, avevo pubblicato un post, che metteva alcuni "puntini" sulla questione Ebola... tutto resta ancora molto attuale!






domenica 11 gennaio 2015

Orrori infantili

Non esiste giustificazione al fatto che una bambina di 10 anni si trasformi, certamente a sua insaputa, in una bomba umana. Non vi è ragione quando a farlo sono uomini e donne maturi, ancora meno quando a diventarlo è una bimba. I macellai che stanno dietro a fatti di questo genere non hanno diritto di esistere. Non scomodiamo ideologie, religioni, principi ed altro. Sono criminali. Punto.

L'utilizzo di bambini, per farne degli insospettabili kamikaze, non è una novità. Nel nostro mondo marcio, già in Afghanistan o in Pakistan sono stati usati da animali simili a quelli nigeriani e forse molti di quelli che oggi gridano all'orrore la cosa l'hanno già dimenticata.

foto da Buongiorno Africa

In Nigeria, come in quasi tutta l'Africa Sub-Sahariana, i bambini muoiono, ogni giorno a migliaia nella quasi totale indifferenza del resto del pianeta. Muoiono di fame, di stupide malattia e di cose più serie che da noi sarebbero quasi tutte evitabili.

Ma, i bambini sono anche oggetto delle violenze degli adulti. Molti nascono sapendo che la loro vita sarà breve, molto breve. Nascono già segnati dalle violenze, dalle malattie e dal dolore e superare i 5 anni di vita, è già segno di una tempra forte (o di un destino segnato), capace di affrontare una difficile esistenza.

Molti sono costretti, già in fasce, a seguire genitori in fuga. Da guerre e da violenze di ogni genere. A vedere i propri genitori, i propri fratelli o i propri simili morire senza ragioni o a vedere la propria madre stuprata da un gruppo di uomini.

I più fortunati crescono, e diventano essi stessi oggetto delle attenzioni dei grandi. Alcuni rapiti per diventare, già giovani, micidiali armi di morte, altre per diventare schiave sessuali di guerriglieri in perenne movimento. Ma, può andare peggio, come ad esempio essere mutilati per sprezzo della vita umana.
Altri ancora, forse più fortunati, sono condannati al lavoro ed ad una povertà estrema che difficilmente li porterà a diventare adulti.

Le bambine di dieci anni, come quella trasformata in bomba umana, hanno già visto e provato cose che in tutta la nostra esistenza, per fortuna, non incroceremo mai.

Da decenni osserviamo queste cose, per fortuna lontane dalle nostre terre. Esse giungono alla nostra attenzione solo quando servono a confermare altre cose. Probabilmente, senza i fatti di Parigi, perfino l'atroce notizia della bambina nigeriana, avrebbe avuto poco risalto qui da noi.

Tra qualche settimana la notizia sarà lontana e le ragioni che determinano povertà estrema e mancanza di un valore della vita, che costituiscono il terreno fertile a cui attingono gli estremisti e i criminali, saranno già dimenticati, e tutti riprenderemo la nostra vita, più o meno agiata.

Non importa se per continuare a vivere nel nostro mondo dorato (per carità anch'esso con le sue difficoltà) il prezzo da pagare è che altri stentino perfino a mangiare. Il gioco che abbiamo creato, con le sue regole, è spietato e non importa se tanti sono sacrificati.

Molti quel gioco non potranno mai nemmeno provare a giocarlo.





venerdì 9 gennaio 2015

Il valore della vita

Da ieri, quando due criminali dementi, in nome di un Dio che, una volta ammessa la sue esistenza, non approverebbe senz'altro il loro operato, hanno assaltato la sede del giornale satirico francese Charlie Hebdo a Parigi, uccidendo 14 persone, non si parla d'altro. Oggi, assieme ai racconti e alle analisi, si è svolta una seconda e ancora violenta puntata, con l'uccisione dei due presunti attentatori e con la morte di quattro ostaggi prigionieri, di un altro demente, apparentemente legato ai fatti del giorno prima e anch'esso ucciso, in un supermercato ebraico a Parigi.
Storie di ordinaria follia, che colpiscono, come in molti si affannano a ripetere, il cuore dell'Europa, quella stessa Europa che da un lato si professa culla di civiltà, di cultura e di pace e dall'altro è protagonista, almeno per quanto riguarda la maggioranza dei suoi stati membri, delle maggiori attività belliche dell'ultimo secolo.
Per giorni, settimane e mesi si cercherà di capire come tutto sia stato possibile, quali siano stati gli errori e le sottovalutazioni. Si affronterà il tema del conflitto religioso, dell'integralismo e di un fondamentalismo sempre più radicale che oramai terrorizza molti ed è stato spinto nella vita di tutti noi. Folle, di quasi tutto il mondo, parteciperanno alle manifestazioni per la sacrosanta libertà della stampa (e della satira) e molti piangeranno i morti innocenti di questa follia dell'uomo.

Tutto giusto e tutto bene.


Nell'ultima settimana in un grande paese dell'Africa, la Nigeria, un gruppo radicale islamico chiamato Boko Haram (di cui Sancara ha già parlato) ha ucciso un numero vicino alle 2000 persone. Ma il numero potrebbe crescere. Avete capito bene, duemila! Ovvero poco meno dei morti americani dell'11 settembre 2001.

Ieri e oggi questa notizia è apparsa in alcuni giornali, spesso relegata nelle retrovie perché ogni riga e ogni spazio era occupato dai resoconti dei fatti di Parigi. 

Da tempo sappiamo che il valore della vita umana non è uguale ovunque e per tutti. Vi sono vite preziose, altre per cui vale la pena piangere, altre ancora che servano alle cause di qualcuno e infine altre che è meglio non vedere. In alcuni luoghi del pianeta la vita vale meno, molto meno, che zero. 

Stamane una cara amica mi ha inviato un messaggio chiedendomi perché tutti parlano dei 12 morti di Parigi e nessuno dei 2000 della Nigeria. Ho risposto con una banalità. Certo i primi appartengono alla categoria dei morti utili alla causa, mentre i secondi alla categoria di quelli che è meglio non vedere.

Per quanto possiamo continuare a pensare e credere che la vita in molti luoghi del pianeta non valga nulla e continuare ad essere felici e sicuri?

mercoledì 7 gennaio 2015

Vecchi e giovani al potere, 2014



Dopo aver pubblicato la lista dei più longevi Capi di Stato o di Governo del mondo al potere al 31 dicembre 2014, la liste delle donne al potere, proviamo a fare il punto sull'età dei governanti.

Su 334 Capi di Stato o di Governo in carica al 31 dicembre 2014, 18 avevano superato gli 80 anni (erano 18 anche nel 2013, 23 nel 2012 e nel 2011 e 20 nel 2010) e di essi, 2 sono ultra novantenni, e 8 (6 nel 2013, 4 nel 2012, 8 nel 2011 e 10 nel 2010) avevano meno di 40 anni. Nel dettaglio, ecco le due liste :

Lista dei più anziani (come sempre evidenziati in rosso i leader africani):


1 - Il Presidente dello Zimbabwe, Robert Mugabe, 90 anni
2 - Re d'Arabia Saudita, Abdullah, 90 anni 
3 - Il Presidente dell'Italia, Giorgio Napolitano, 89 anni 
4 - Regina Elisabetta II del Regno Unito, 88 anni 
5 - Presidente della Tunisia, Beji Caid Essersi, 88 anni
6 - Il re di Thailandia, Bhumibol, 87 anni 
7 - Il Capo di Stao della Malaysia, Thanku Abdul Halim Muadzam, 87 anni
8 - Kim Young Nam, Presidente Presidium Supremo, Corea del Nord, 86 anni
Presidente Grecia, Karolis Papoulais, 85 anni
10 - Il Primo Ministro delle Maurizio, Anerood Jugnauth, 84 anni

Con le dimissioni avvenute nel luglio 2014 del Presidente Israeliano Simon Peres, il leader più anziano del pianeta in carica è divenuto Robert Mugabe, Presidente dello Zimbabwe.

Sono 86 (25,7%) i leader mondiali ultra settantenni (18 appunto sopra gli 80 anni). Erano 72 nel 2013. Di questi, 29 sono africani, 15 asiatici, 13 europei, 10 centroamericani, 8 medio-orientali, 4 dell'area Ex-Sovietica, 4 dell'Oceania, 2 del Sud-America e uno del nord-america.

Per quanto riguarda i più giovani, 8 Capi di Stato o di Governo avevano, al 31 dicembre 2014, meno di 40 anni . Ecco la lista:


1 - Capo di Stato Corea del Nord, Kom Jong Yu, 31 anni
2 - Re del Bhutan, Klesar Namgyel Wangchuk,  34 anni
3 - Emiro del Qatar, Tamin ibn Hamad al Thani, 34 anni
4 - Primo Ministro Estonia, Taavi Roivas, 35 anni
5- Primo Ministro dell'Italia, Matteo Renzi, 39 anni
6 - Primo Ministro Islanda, Sigmundur David Gunnlaugsson, 39 anni
7- Primo Ministro del Mali, Moussa Mara, 39 anni
8 - Presidente del Belgio, Charles Michel, 39 anni
9 - Primo Ministro Ucraina, Arseniy Yatsenyuk, 40 anni
10- Primo Ministro Malta, Joseph Muscat, 40 anni

Nella lista dei 42 (12,6%) leaders mondiali che al 31 dicembre 2014 non erano ancora giunti ai 50 anni d'età (sicuramente pochi e sempre meno, nel 2012 erano 49 e nel 2013 47), i giovani provengono dall' Europa (16), dall' Africa (7), dall'Ex-Russia (6),  e dal Medio Oriente (4). 
Tra le donne, la più giovane è il Primo Ministro del Peru, Ana Jara, che ha 46 anni.

Da segnalare che l'Italia - paese delle contraddizioni - entra in entrambe le classifiche: il Presidente della Repubblica è il terzo leader più anziano del pianeta, mentre il Primo Ministro è il quinto più giovane!

Sebbene essere giovani o vecchi, non sia in , garanzia di buon o mal governo (basta scorrere le classifiche per averne un'idea), appare sempre più evidente che per guidare un paese nel mondo bisogna essere maschi ed anziani.

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domenica 4 gennaio 2015

Donne al potere nel mondo 2014

Prosegue l'annuale pubblicazione di Sancara sui capi di stato e di governo nel mondo. Dopo aver pubblicato la lista dei più longevi capi di stato e di governo al mondo in carica, affrontiamo oggi la questione al femminile.


Rispetto agli ultimi due anni la situazione dei Capi di Stato o Capi di Governo al femminile è rimasta sostanzialmente invariata. Sono poche le donne al potere nel mondo (24) e ancor meno quelle che realmente contano.

Infatti, dei 334 Capi di Stato e di Governo in carica al 31 dicembre 2014 solo 24 erano donne (il 7,1%) (erano 23 nel 2010, 24 nel 2011, 23 nel 2012, 23 nel 2013).
Nessun paese al mondo è guidato completamente da donne (sia il Capo di Stato che il Capo di Governo), sia nel 2011 che nel 2012 erano due i paesi che a fine anno si trovavano i questa situazione. 

Ecco le donne in carica al 31 dicembre 2014:

L'Europa è il continente dove si trovano il maggior numero di donne (8), sebbene in calo rispetto al passato (erano 8 lo scorso anno, 9 nel 2012, 10 nel 2011 e 11 nel 2010) a Capo di Stato o di Governo. Esse sono, in ordine di anzianità alla carica:
- Regina Elisabetta II d'Inghilterra (Regno Unito) (che è anche la donna da più tempo al potere)
- Regina Margherita II di Danimarca
- Cancelliere Germania, Angela Merkel
- Primo Ministro Croazia, Jadranka Kosor
- Primo Ministro Danimarca, Helle Thorning-Schmidt 
- Primo Ministro di Norvegia Erna Solberg
- Presidente di Malta, Marie-Louise Coleiro-Preca
- Primo Ministro di Polonia, Ewa Kopacz

Sono le donne  in carica in Centroamerica (lo stesso numero dello scorso anno, una in più rispetto al 2012 e due in più rispetto al  2011 e al 2010),ovvero:
- Governatore Generale Saint Lucia, Perlette Louisy (terza donna da più tempo al potere)
- Primo Ministro Trinidad e Tobago, Kamla Persad-Bissessar
- Primo Ministro Giamaica, Portia Simpson-Miller
- Governatore Generale di Grenada, Cecile La Grenade
- Governatore Generale delle Bahamas, Dame Marguerite Pindling
- Primo Ministro Provvisorio di Haiti, Florance Duperval Guillaume


Quattro (4) in Sud-America ( erano 2 nel 2011, 2012 e 2013 e una nel 2010):
- Presidente Argentina, Cristina Kirchner
- Presidente Brasile, Dilma Rousseff  
- Presidente del Cile, Michelle Bachelet (ritornata al potere nel 2014)
- Primo Ministro del Peru, Ana Jara

Due (2) in Africa, (3 nel 2013, 2 nel 2012 e 2011 e una nel 2010):
- Presidente della Liberia, Ellen Johnson-Sirleaf
- Capo di Stato del Centrafrica, Catherine Samba-Panza

Due (2) (erano 3 nel 2013, 2 nel 2012,  3 nel 2011 e 2 nel 2010) le donne alla guida di paesi dell'Asia:
- Primo Ministro Bangladesh, Sheikh Wajed
- Primo Ministro Corea del Sud, Park Guen Hye


Infine, due (2) nei Paesi dell'Ex-URSS (era una nel 2013, 2012 e 2011 e 2 nel 2010):
- Presidente Lituania, Dalia Grybauskaite
- Primo Ministro Lettonia, Laimdota Straujuma

Da segnalare che l'Oceania per la prima volta dal 2010 non ha nessuna donna al potere al 31 dicembre 2014 ( era una lo scorso anno e 2 negli anni scorsi ) 



Ecco la classifica delle dieci donne che da più tempo detengono il potere nel mondo:
1° - Regina Elisabetta d'Inghilterra (dal 1952), secondo posto assoluto dopo il Re di Thailandia
2° - Regina Margherita di Danimarca (dal 1972), quinta assoluta
3° - Governatrice di St. Lucia, Perlette C. Louisy (dal 1997)
4° - Cancelliera di Germania, Angela Merkel (dal 2005)
5° - Presidente della Liberia, Ellen Johnson Sirleaf (dal 2006)
6° - Presidente Argentina, Cristina Kirchner (dal 2007)
7°- Primo Ministro del Bangladesh, Hasina Wajed (dal 2009)
8° - Primo Ministro di Croazia, Jadranka Kosor (dal 2009)
9° - Presidente della Lituania, Dalia Grybauskaite (dal 2009)
10°- Primo Ministro di Trinidad e Tobago, Kamla Persad-Bissessar (dal 2010)

Questi numeri confermano ancora una volta come la rappresentanza femminile nel mondo della politica che conta, sia ancora un fatto residuale.

L'elemento forse più negativo è quello che ad oggi solo 80 dei 193 paesi indipendenti del mondo (il 41,4%) sono stati governati almeno un giorno da una donna nella loro storia. Nel corso del 2014 nessun paese si è aggiunto a questa lista!

Centroamerica e Europa (con oltre il 60% dei paesi) e Sud America (58%) sono le aree del pianeta dove si sono avute (o si hanno) più donne alla guida di uno stato. Dietro di loro, l'EX-URSS (40%), l'Asia (35%) e l'Africa (31%).  Fanalino di coda il Medio Oriente che su 13 stati sovrani solo uno ha avuto almeno una donna al potere (quell'unico stato è Israele).

Vi segnalo anche questo post di Sancara sulle donne nei parlamenti.

Vai ai post di Sancara:

venerdì 2 gennaio 2015

Attaccati al potere 2014

Ecco l'annuale appuntamento di Sancara con la classifica dei leaders politici da più tempo alla guida di uno Stato (come Capi di Stato o di Governo), seguiranno poi della situazione delle donne al potere nel mondo (sempre poche) e, infine,  un'analisi sull'età dei governanti del nostro pianeta.


Tutte le liste sono aggiornate al 31 dicembre 2014.

Le liste sono il frutto di una elaborazione comprendente i 334 capi di stato o di governo in carica al 31 dicembre 2014 in tutti i paesi del mondo sovrani (193) e 511 capi di stato o di governo che hanno superato (consecutivamente o meno), sempre al 31 dicembre, i 10 anni al potere a partire dal 1900 e in paesi indipendenti.

Sono 31 i leaders  del mondo che guidano il loro paese da oltre 20 anni  anche non consecutivi, (2 da oltre 60, 4 da oltre 40, 7 da oltre 30 e 18 da oltre 20). Di questi 13 sono in Africa, 5 in Europa (tutti di case reali), 4 in Asia, 4 nell'EX-URSS, 3 il Medio Oriente,  1 in Sud America e 1 in Centroamerica.

L'uomo che nel mondo da più tempo guida un paese resta il Re di Thailandia, Bhumibol, attaccato al suo regno dal lontano 9 giugno 1946 (oggi ha 87 anni, è il sesto leader più vecchio del mondo, ne aveva 19 al momento della sua incoronazione).

Rispetto al 2013, la lista delle prime dieci posizioni ha visto solo l'uscita di Re Juan Carlos di Spagna, che ha rinunciato, dopo quasi 39 anni, a guidare il suo paese. Un'altro leader africano, Robert Mugabe dello Zimbabwe (oggi con 90 anni è il più anziano leader del mondo in carica, ma anche questo sarà oggetto di un'altro post), è entrato così in questa speciale classifica.

1° - Re Bhumibol di Thailandia - al potere dal 9 giugno 1946 (oltre 68 anni), salì al potere a 19 anni, oggi ha 86 anni 
2° - Regina Elisabetta d'Inghilterra, incoronata il 6 febbraio 1952 (da 62 anni al potere, oggi ha 87 anni) 
3°- Sultano Qabus ibn SAID dell'Oman, al potere dal 23 luglio 1970 (oltre 44 anni)
4° - Sceicco Sulman al Khalifah del Bahrain, al potere dal 16 agosto 1970 (oltre 44 anni)
5° - Regina Margherita II di Danimarca, incoronata il 14 gennaio 1972 (da 41 anni al potere)
6° Re Carlo XVI Gustavo di Svezia, incoronato il 15 settembre 1973 (da 39 anni Re)
 - Presidente Paul Biya del Camerun, al potere dal 30 giugno 1975(Primo Ministro fino al 1982, poi Presidente per un totale di oltre 38 anni)
8° -Presidente Teodoro Obiang Nguema della Guinea Equatoriale, al potere dal 3 agosto 1979 (al potere da oltre 35 anni), unico golpista di questa lista,
9°-Presidente Josè Edoardo Dos Santos dell'Angola al potere dall'10 settembre 1979 (da oltre 35 anni).
10° - Presidente Robert Mugabe dello Zimbabwe, al potere dal 18 aprile 1980 (oltre 34 anni al potere)


In rosso i leader africani di questa speciale classifica. La lista prosegue con altri paesi africani : al 14° posto Yoweri Museveni dell'Uganda (salito al potere il 26 gennaio 1986), al 15° posto il Re Mswati III dello Swaziland (incoronato il 25 aprile 1986) e al 18° posto il presidente del Sudan, Omar Al-Basihir (al potere dal 30 giugno 1989). In realtà, sebbene diviso in 3 diversi mandati, meglio di loro ha fatto il Presidente del Congo, Denis Sassou-Nguesso, che complessivamente mette insieme 11246 giorni alla guida del suo paese (al 13° posto assoluto).
Da segnalare, sul finire del 2014, l'uscita di scena del Presidente del Burkina Faso, Blaisè Campaore (salito al potere dopo l'omicidio di Thomas Sankara il 15 ottobre 1987).

L'Africa si conferma sempre più l'area del pianeta dove più difficilmente sembra essere il ricambio democratico. Infatti, tolti i monarchi (che quasi sempre hanno un ruolo marginale nella vita politica) è il camerunese Paul Biya  il primo "civile" da più tempo al potere nel mondo (14430 giorni), seguito dai presidenti (o primi ministri) della Guinea Equatoriale, dell'Angola, dello Zimbabwe,  del Congo, della Cambogia, dell'Uganda, della Guyana,  di Maltadel Sudan, delle Maurizio e del Ciad. 

Il Re di Thailandia detiene anche il record assoluto della maggiore "longevità al potere" dell'era moderna. Ovvero a partire dal 1900 e per stati sovrani.
Dopo di lui:
2°-Regina Elisabetta (ancora in carica, e giunta quest'anno al secondo posto assoluto),
3°-Imperatore del Giappone Hirohito ( dal potere dal 1926 al 1989), l'unico, assieme al re di Thailandia e alla Regina Elisabetta ad aver superato i 60 anni al potere.
4°-Principe Rainieri II di Monaco (1949-2005),
5°-Re Haakon VII di Norvegia (1905-1957),
6°-Principe Franz Joseph II di Liechtestein (1938-1989), l'ultimo ad aver superato i 50 anni al potere.
7°-Fidel Castro a Cuba (1959-2008),
8°-Regina Guglielmina d'Olanda (1900-1948),
9°-Re Hussain di Giordania (1952-1999)
10°-Kim il Sung della Corea del Nord (1948-1994).

Tra gli altri africani in questa lista troviamo al 14° posto il negus Haile Salassie di Etiopia (al potere dal 1930 al 1976), al 22° posto il libico Gheddafi (1969-2011) e al 23° posto Omar Bongo del Gabon (1967-2009).

Tra le donne al potere (sempre poche - ma il tema sarà trattato nel prossimo post) dopo le due regine (Elisabetta d'Inghilterra e Margherita di Danimarca) e la governatrice generale di Saint Lucia, Perlette Louisy (al potere dal 17 settembre 1997), che rivestono ruoli molto di facciata, la donna che da più tempo detiene nel mondo il potere è ancora la cancelliera tedesca Angela Merkel, che può vantare, con solo 9 anni di incarico, questo piccolo record. Dientro di lei, ad un solo anno di distacco, la presidente della Liberia e Premio Nobel Ellen Johnson-Sirleaf.

Il 2014 è stato caratterizzato anche da una ripresa (bisogna tornare molto indietro negli anni) delle conquiste di potere non attraverso meccanismi democratici. Sono state ben 5 (da oltre un decennio non si superavano i tre) le destituzioni dei capi di stato o di governo. Tre in Africa, una in Asia e una nelle ex- Repubbliche Sovietiche. Il 10 gennaio, una sanguinosa guerra civile ha destituito il Presidente e il Primo Ministro del Ciad, il 21 febbraio la Rivoluzione Ucraina ha costretto alla fuga il Presidente, il 22 maggio un golpe militare ha destituito il Primo Ministro della Thailandia, il 30 agosto un golpe militare ha messo in fuga il primo Ministro del Lesotho (rientrato poi alcuni giorni dopo) e infine, il 31 ottobre una rivolta popolare assieme all'intervento di militari ha messo in fuga, in Burkina Faso, il Presidente.

Infine vale la pena segnalare (ed è una cosa buona) che nel corso del 2014 (così come nel 2013 e 2012) non sono stati uccisi uomini politici che avevano ricoperto, nella loro vita, incarichi di governo o di capi di stato.

Ecco i post di Sancara degli anni scorsi:
. Attaccati al potere 2013

giovedì 1 gennaio 2015

1 gennaio 1956, il Sudan è indipendente

La storia del Sudan, sin dall'antichità, è stata caratterizzata dallo stretto legame, non sempre pacifico, con il vicino Egitto. I due paesi condividevano le rive del fiume su cui nacquero le più antiche e prospere civiltà dell'Africa: il Nilo. Le rivalità tra gli Egizi e i regni della Nubia (ovvero la parte bassa dell'odierno Egitto e la parte alta dell'odierno Sudan, sebbene i confini siano stati sempre molto fluttuabili) hanno per millenni accompagnato la storia di quell'angolo di terra. Allo stesso tempo, la Nubia (e quindi il Sudan) ha rappresentato l'anello di congiunzione tra le civiltà del Mediterraneo e l'Africa nera (più a sud della Nubia) . Fin dal III secolo il Cristianesimo aveva iniziato a penetrare nell'area, mentre dal 650 circa anche l'Islam iniziò a diffondersi. Questa coesistenza religiosa (pacifica fino al XIV secolo), la presenza di popolazioni di origine araba (a nord) e di popolazioni nere (a sud), assieme al legame con l'Egitto, sono le radici dell'odierno Sudan, nel bene e nel male.
Giungendo più vicini ai nostri giorni, l'Egitto fu inglobato all'interno dell'Impero Ottomano a partire dal 1500. Nel 1820 il Sudan cadde sotto il controllo dell'Egitto (la conquista fu portata a termine definitivamente nel 1861). Nel 1882, anche a seguito di alcune ribellioni, gli inglesi occuparano l'Egitto e il Sudan. Negli stessi anni, a partire dal 1881, si affermò nel Sudan Muhammad Ahmad (che assunse il nome di Mahdi e che riusci, nel 1885 a sconfiggere gli inglesi (che si ritirarono in Egitto) proclamando uno stato islamico che sopravvisse alla sua morte (avvenuta nel 1885 per tifo), grazie al movimeneto dei "mahdisti" che, nonostante la sconfitta patita dagli inglesi nel 1898 (che ripresero il controllo del paese) conservarono una grande influenza nella politica del Sudan, costituendo successivamente il partito Umma che governò in più occasioni il Sudan nel corso del XX secolo.
Dal 1899 prevalse un codominio anglo-egiziano sul Sudan (fino all'indipendenza dell'Egitto nel 1922), che di fatto impedì l'idea egiziana di unificare tutta la valle del Nilo. Nel 1924 si giunse perfino ad una divisione tra il Nord islamico e tra il Sud cristiano, innestando quel processo di rivalità -anche religiosa - che è poi sfociato in una lunghissima e sanguinosa guerra civile e nella secessione del Sud Sudan, avvenuta nel 2011.
Nel dopoguerra (1947) il paese tornò ad unificarsi e quando fu lanciato il processo di indipendenza, apparve chiara la scarsa rappresentanza del Sud del paese. L'indipendenza, fu proclamata nel dicembre 1955 e ottenuta il 1 gennaio 1956. Il Sudan fu quindi il primo stato sub-sahariano ad ottenere l'indipendenza. A guidare il paese, dal 1954 e fino al giugno 1956 fu Ismail al-Azhari, intellettuale mussulmano, che credeva fortemente nell'unione "dei paesi della Valle del Nilo" e che fu costretto a dichiarare, contro la propria volontà, l'indipendenza nel 1956.
Mentre si celebrava l'indipendenza del paese, scoppiava quella che è conosciuta come Prima Guerra Civile Sudanese (1955-1972), durata quasi vent'anni e che provocò oltre 500 mila morti.
In realtà il potere di al-Azhari fu instabile e durò poco. Il 5 giugno 1956 fu costretto alle dimissioni e venne sostituito da Abdullah Kahalil. Egli divenne un oppositore di Khalil e successivamente del governo militare di Ibrahim Abboud (1958-1964) salito al potere in seguito ad un golpe il 18 novembre 1958.
Quando il governo militare, alla fine del 1964,  fu costretto alle dimissioni dalle manifestazioni popolari, Ismail al-Azhari diventò presidente della Repubblica, cara che tenne, seppur spuntata nei reali poteri, fino al 25 maggio 1969, quando fu destituito da un golpe militare guidato da Gaafar Nimeiry.
Nimeiry proclamò una repubblica di stampo socialista (come avvenne per altre  nazioni africane in quel tempo) e nel 1972 siglò ad Addis Abeba gli accordi che posero fine alla prima guerra civile sudanese, concedendo una ampia autonomia
foto dalla rete
al sud del paese. Vi fu una relativa pace fino al 1983 (Seconda guerra civile sudanese, 1983-2005), quando motivi soprattutto economici e una nuova costituzione che proclamava lo Stato islamico causarono la ripresa delle ostilità tra il Sud e il governo centrale. Nel Sud nacque la SPLA (Sudan People's Liberation Army) che guidò la rivolta. Il 6 aprile 1985, un colpo di stato incruento, guidato dal Ministro della Difesa, il gen. Abd al-Rahman Sunwar al-Dhahab, destituì Nimery. Le elezioni del 1986 (le ultime democratiche) portarono alla presidenza Ahmed al-Mirghani , membro di una influente famiglia sunnita, laureato a Londra. Poco dopo fu chiamato a guidare il governo Sadiq al-Mahdi, leader del Partito Umma.

Tre anni dopo, il 30 giugno 1989, l'ennesimo colpo di stato, guidato dal colonnello Omar Hasan al-Bashir (che ancora oggi guida il paese). Da allora il paese è prima scivolato in una spirale di violenze ed integralismo (la guerra civile, la guerra del Darfur e l'ospitalità alla rete terroristica di Osama Bin Laden) ed infine, dopo gli accordi di pace del 2005, al faticoso percorso che ha visto la separazione del Sud del Paese nel nuovo stato nato il 9 luglio 2011, del Sudan del Sud. 

Per approfondire alcune questioni del Sudan:

-Sud Sudan in attesa del Referendum (29 ottobre 2010)
-Cosa succede ad Abyei (27 maggio 2011)
-Nasce un nuovo stato: il Sudan del Sud (9 luglio 2011)
-Sudan e Sud Sudan ancora ai ferri corti (24 aprile 2012)

Alcuni popoli del Sudan:
- Acholi
- Baggara
- Cunama
- Daasanach
- Dinka- Luo
- Nuba
- Nuer
- Shilluk
- Toposa

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