venerdì 11 luglio 2014

Un nuovo sito Patrimonio dell'Umanità per l'Africa

Durante l'annuale meeting (il 38° per la precisione) del Comitato per il Patrimonio dell'Umanità dell'UNESCO che si è svolto a Doha (Qatar) dal 15 al 25 giugno scorso, sono stati iscritti nuovi 26 siti alla lista dei Patrimoni dell'Umanità. Sono così, ad oggi, 1007 i siti nel mondo, divisi in 161 paesi.

Tra i 26 siti vi è anche un sito africano (erano 4 le candidature africane): il delta del fiume Okavango in Botswana che ha avuto anche l'onere di essere il millesimo sito iscritto dal 1979 quando ebbe inizio la stesura di una vera e propria lista. Salgono così a 129 i siti africani (vedi lista).

Il delta dell'Okavango è il secondo delta interno più grande al mondo (dopo quello devastato del Niger). Con un'estensione di oltre 15 mila chilometri quadrati, gli oltre 11 chilometri cubi di acqua scaricati dal fiume Okavango ogni anno, dopo mille chilometri di percorso, sono di una purezza straordinaria per l'assenza di inquinamento agricolo o industriale e per l'effetto filtro della sabbia del deserto del Kalahari.

Il meeting di Doha è stata anche l'occasione per fare il punto sullo stato del Patrimonio mondiale. In particolare per l'Africa vi sono tre notizie importanti. La prima positiva è che dopo 10 anni le rovine di Kilwa Kisiwani e Songo Mnara, città fiorite nel XII secolo come centri di commercio, in Tanzania, sono state tolte dai siti in pericolo. Nel 2004 furono infatti inserite nella speciale lista a causa del degrado e della mancanza di manutenzione in cui versavano le rovine. L'intervento massiccio dell'UNESCO e del governo francese ha ristabilito una situazione di normalità nel sito.

Di contro, sempre in Tanzania, la riserva di Selous, uno dei più grandi parchi del mondo, tra i patrimoni dell'Umanità dal 1982, è stato inserito all'interno della lista dei siti in pericolo a causa dei fenomeni di bracconaggio e di distruzione del territorio. Atti di criminali che vanno fermati con assoluta urgenza.

Infine, è stato comunicato che sono già stati spesi 3 milioni di dollari per la ricostruzione dei mausolei di Timbuctu in Mali distrutti dalla guerra e che altri 8 milioni sono necessari per il ripristino totale.

Appare chiaro che la tutela dei Patrimoni dell'Umanità, da consegnare integri alle future generazioni, è affidato alla buona volontà di alcuni Uomini che si contrappone alla violenza distruttiva di altri Uomini. Una lotta che rischia di diventare impari senza il contributo (anche quello comunicativo) di molti.

Il prossimo meeting (il 39°) del Comitato si svolgerà a Bonn (Germania) dal 28 giugno all'8 luglio del 2015.





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