giovedì 8 ottobre 2015

Libri: L'albero dei microchip

L'albero dei microchip è un romanzo-inchiesta scritto a quattro mani (Massimo Carlotto e Francesco Abate) pubblicato da Edizioni Ambiente nel 2009 per la collana VerdeNero. Si tratta, oltre che di un libro scritto bene, di un'inchiesta sulla tecno-spazzatura precisa e chiara, nonostante la brevità del volume e lo stile romanzato.
L'ambientazione si svolge tra la Liberia, quell'inferno a lento raffreddamento dopo la sanguinosa guerra civile e l'Italia, e parte dal traffico illegale di armi, legnami e di diamanti (di cui l'Italia non è mai stata un mero osservatore) per approdare al più complesso e sotto molti versi più pericoloso, traffico di tecno-spazzatura. Quel e-waste (nella dizione inglese) che contribuisce a collocare l'Africa tra i bidoni della spazzatura dell'Occidente.
Un traffico che ha una relativa recente origine e che nasce dell'incontro tra l'esigenza (tutta Occidentale) di smaltire, in economia, una massa enorme di "rifiuti" tecnologici (computer, cellulari, radio, televisioni e molto altro) e la disponibilità (tutta dei paesi poveri) di occuparsi, senza regole e precauzioni, del riciclo e della distruzione di questi rifiuti.

Il racconto, in una sorta di partita a tennis, rimbalza l'azione tra il porto di Monrovia e l'Italia (Piemonte e il porto di Livorno) in un continuo succedersi di eventi che sebbene immediatamente chiari nella loro relazione, non mancheranno di consegnare inaspettate e sorprendenti soluzioni. Insomma nel più classico dello stile noir, una volta iniziata il libro non si riesce a staccarsi dalla lettura. Questo è il romanzo e, in particolare Massimo Carlotto, non necessita certamente di presentazione.

Altra questione è invece il traffico di spazzatura tecnologica. Sancara si era già occupato di questo tema, raccontando la storia della discarica di Agbogbloshie in Ghana. Un luogo dell'orrore. La Sodoma e Gomorra d'Africa.
La questione - contrariamente a quanto si pensa - è terribilmente seria. Le discariche in Africa (come in India o in Cina) creano gravissimi problemi ambientali e sociali. L'enorme accumulo di spazzatura elettronica (si stima che ogni europeo ne produca 14 chilogrammi all'anno) non viene solo stoccata, ma viene riciclata. Bene, verrebbe da dire. Ma non è così. Il recupero del materiale avviene a cielo aperto e senza nessuna precauzione. Vengono recuperati i componenti elettronici (microchips, transistor, integrati) passando sul fuoco i circuiti integrati in modo da sciogliere le saldature in stagno. Vengono recuperati il rame, bruciando le plastiche di rivestimento che contengono anche bromurati (usati per come ritardanti di fiamma) pericolosi per la salute. Ma nelle discariche, attraverso il fuoco o solventi, si recuperano metalli preziosi (oro, argento, rame, platino). Le discariche sono un brulicare di uomini (in realtà quasi sempre bambini) che vivono tra le macerie e che sono in grado di separare, a mani nude, ogni piccolo elemento riciclabile, lasciando al fuoco plastiche e materiali inutili. Sono uomini, e donne, sfruttati, spesso al limite della schiavitù. I danni per la salute sono immensi, ma ancor più sono i danni ambientali. Nell'aria si sprigionano gas nocivi di ogni tipo (diossine, cloro, bromo) e le falde sono oramai sature di inquinanti (cadmio, piombo, antimonio, mercurio). 

Molti dei materiali riciclati rientrano nel giro della produzione. Eppure una direttiva Europea del 2002 (recepita anche in Italia nel 2005) permette ai produttori (che sono tenuti a smaltire i prodotti) di aggiungere una tassa di scopo. Il risultato è che il mercato illegale è in continua crescita (e con esso gli enormi guadagni illegali) e angoli del nostro pianeta sono oramai pattumiere della nostra, presunta, civiltà.

Ringrazio l'amico Stefano Cosmo per la segnalazione di questo libro.   

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1 commento:

Cri ha detto...

Lo lessi quando uscì e ricordo che rimasi basita dalle tristissime cose che appresi. Credo che dovrebbero far leggere a scuola l'intera collana!

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