sabato 16 ottobre 2010

Land Grabbing: l'Africa in vendita

Oggi è la Giornata Mondiale dell'Alimentazione, ed a Roma, nel Palazzo della FAO, si tiene un importante summit tra governi, agenzie delle Nazioni Unite, esperti e società civile per assumere decisioni politiche in merito alla fame nel mondo e a a favore dei quasi un miliardo di affamati.
Tra le decisioni da prendere, con grande urgenza, vi è quella relativa al "furto di terra" (tecnicamente Land-Grabbing, dall'inglese "afferrare") che negli ultimi anni è diventato una nuova emergenza per il paesi in via di sviluppo è in particolare per l'Africa.
Purtroppo anche nel vertice dello scorso anno si discusse del tema, senza giungere ad un impegno preciso.
La situazione si riassume in questo modo. Alcuni Paesi del mondo (spesso economie emergenti) dispongono di grandi risorse economiche e per configurazione geografica del loro territorio o per l'elevata crescita demografica si trovano ad aver bisogno di nuove aree coltivabili. Cosa fanno? Si rivolgono ad altri Paesi che invece hanno grandi territori che, per povertà o per mancanza di investimenti, sono "scarsamente produttivi" (ovvero, sono coltivati da contadini locali) e chiedono di comprarli o in alcuni casi di affittarli.
Se aggiungiamo che spesso sotto alle terre vi sono anche risorse minerarie di discreta importanza e che qualche governante corrotto non disdegna dollari "ad uso personale", ecco che il gioco è fatto.
Questa forma che è stata definita la moderna strada del colonialismo. Alcuni aspetti rendono inquietante questo "neo-colonialismo" poichè questo sistema non incide assolutamente nello sviluppo del paese in cui viene praticato. Sia sotto l'aspetto produttivo (non entra nelle esportazioni in quanto è come se i beni fossero prodotti nel paese proprietario del terreno e non alimenta il mercato locale) sia sotto l'aspetto occupazionale (spesso a lavorarci sono contadini che provengono dagli stati proprietari o in altri casi carcerati). Inoltre, i "nuovi proprietari" hanno il totale controllo sul territorio anche se apparentemente sembra che non sia così (in quanto "permangono" in uno stato straniero).
Un tempo i colonizzatori occupavano i territori e ne gestivano il governo. Ora i nuovi coloni comprano il terreno, lo sfruttano, tenendosi fuori dal governo. Insomma un colossale affare che impoverisce ancora di pù i paesi poveri. La Coldiretti ha sostenuto che "siamo di fronte ad un salto di qualità della speculazione finanziaria internazionale che dopo aver "giocato" in borsa senza regole sulle materie prime agricole si è rivolta direttamente alla compravendita di terreni, sottraendo così una risorsa determinante per lo sviluppo dei Paesi poveri".

Il primo a muoversi in questo verso fu l'Arabia Saudita, desiderosa di avere terreni coltivabili. Comprò terre in Etiopia e ne affittò in Tanzania e Zambia.
Per altre ragioni, la Cina e l'India, invasero questo mercato comprando terre in Congo, Etiopia, Madagascar, Camerun, Uganda, Tanzania, Angola, Mauritania, Botswana.
Infine giunsero la Corea del Sud, che attreverso le sue multinazionali, compra in tutta l'Africa. Gli ultimi arrivati in questo nuovo mercato sono il Qatar, gli Emirati Arabi, il Behrain e il Giappone.
Naturalmente terreni sono stati acquistati anche in Sud America

L'Unione Africana -con scarsi risultati - ha invitato i suoi stati a non vendere o affittare terreni.
L'ONG Farmlandgrab si occupa di monitorare e di lottare contro questo fenomeno. Mentre nel mondo sono in corso -da parte delle Organizzazioni non Governative e delle associazioni locali - campagne di sensibilizzazione sui rischi della cessione dei terreni.
Inutile dire che a pagare maggiormente il prezzo del moderno colonialismo sono i poveri del mondo.

Approfondimenti: Land Grabbing, di Stefano Liberti, Minimum Fax, 2011

5 commenti:

Anonimo ha detto...

oggi qsta notizia è passata in sordina.cinzia

GianfrancoDellaValle ha detto...

Purtroppo è così Cinzia, vi sono cose molto più importanti......

Anonimo ha detto...

Caro Gianfrancodellavalle,
Lieta di trovare quest post su questo argomento.
Il peggio è anche che questi tipo di iniziative vengono sostenute internazionalmente dall'UNFCCC, i progetti CDM, sotto il velo di trasferire sperienza, technologia e Know how che permettono lo sviluppo dei paesi in via de svilupo si nasconde un vero business che travolge communità rurali che sono addiritura compensate di 1 dollaro per ettaro....mi viene da stare male....
mah!

Anonimo ha detto...

"permettono" tra virgolette

Della Valle Gianfranco ha detto...

Scusa, ma leggo solo ora il tuo commento dell 11 febbraio! Mi spiace, mi è proprio sfuggito!
Concordo con te, bisogna assolutamente continuare a parlarne ed ad impedire, sostenenedo le campagne, che la terra venga rubata con la scusa di portare conoscenza, tecnologie e lavoro.
Grazie e scusa ancora
Gianfranco, Sancara

Posta un commento