lunedì 19 settembre 2011

Sosso-Bala, il sacro balafon


Il Balafon è uno strumento musicale, tipico dell'Africa Occidentale, ed assomiglia ad uno xilofono. E' costituito da una struttura di legno (talora anche di bambu) in cui vengono posizionate un numero variabile di zucche (calebasse) svuotate che fungono da casse di risonanza. A volte le zucche vengono forate e rivestite con sottili membrane (un tempo le membrane erano costituite dalla tela di una particolare specie di ragno, oggi soprattutto da cartine di sigarette). Sopra le zucche si trovano i tasti (in genere tra i 17 e i 21), fatti di legno, in ordine decrescente di grandezza. I tasti sono percossi da due bacchette. Il balafon è uno strumento utilizzato da molte etnie dell'Africa Occidentale tra cui i Susu, i Malinke e i Mandinka. Assume nomi diversi come bala, balaphone, balani, Gyil e Balangi a seconda dei luoghi. E' usato oltre che in Guinea, in Mali, Senegal, Gambia, Cameroun, Ciad e nei paesi del bacino del Congo. Il balafon, assieme alla kora e allo ngoni, costituisce la base strumentale della tradizione dei griot (i cantastorie) dell'Africa Occidentale.
Vi sono testimonianze storiche che attestano dell'esistenza del balafon sin dal medioevo e in particolare a partire dal XII secolo (ad esempio l'uso del balafon è riportato nei racconti del viaggiatore arabo Ibn Battuta del XIV secolo).
E' appunto in questo contesto storico che si pone il sacro balafon Sosso Bala, ritenuto il balafon originale, lo strumento da cui derivano tutti i balafon oggi esistenti. Costruito oltre 800 anni fa ed oggi custodito nella città di Niagassola in Guinea. Questo strumento è dal 2001 (iscritto nella lista  nel 2008) Patrimonio Immateriale dell'Umanità dell'UNESCO (il video postato è quello dell'UNESCO).
Secondo la tradizione, raccontata nel poema epico Sundiata (che racconta le gesta del re Sundiata Keita, fondatore dell'Impero del Mali) lo strumento fu posseduto e suonato dal re Sosso (Susu) Sumanguru (o Sumaoro) Kantè che salì al trono nel XIII secolo. Il sacro balafon aveva dei poteri sopranaturali, divenendo nelle mani del re una sorta di oracolo, capace di aiutare a mantenere e controllare il potere. Di fatto rappresentava un simbolo della coesione e della libertà della comunità mandinka (i Susu sono un sottogruppo mandinko). Il declino dell'Impero Sosso coincise con la crescita dell'Impero del Mali.
E' uno strumento di un metro e mezzo, composto da 20 tasti.





Ancora oggi lo strumento viene suonato in particolari occasioni dai maestri di balafon che rivestono un grande ruolo nella comunità di Niagassola. Le azioni che l'UNESCO ha intrapreso per la salvaguardia di quello che viene definito "lo spazio culturale del sacro balafon" sono tutte rivolte allo studio e alla documentazione sulla tradizione e alla trasmissione verso le giovani generazioni della tradizione stessa. L'insegnamento della musica e in particolare della tecnica del balafon, nonchè le tecniche artigianali di costruzione degli strumenti, rappresentano i punti maggior interesse dell'opera di salvaguardia voluta dall'UNESCO.

Vai alla pagina di Sancara sui Patrimoni Immateriali dell'UNESCO in Africa.

1 commento:

I am ha detto...

Non sapevo che fosse patrimonio immateriale dell'UNESCO.

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