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venerdì 24 gennaio 2014

Kimberley: un buco nella terra

Oggi a Kimberley, citta' del Sudafrica, è possibile osservare quello che universalmente è conosciuto come il Big Hole (il grande buco), la più grande miniera diamantifera, scavata a mano, del mondo. A Kimberley di fatto cominciò, a fine 1800, la storia, a tratti tragica e drammatica, dei diamanti.
Nel 1866 sul fiume Orange fu trovato un diamante di 21,25 carati (oltre 4 grammi). Nel 1871 sulla collina di Colesberg Kopje, quella del grande buco appunto, fu trovato una diamante di 83,50 carati (quasi 17 grammi!). Si incominciò a scavare dando inizio a quella che è comunemente chiamata la corsa ai diamanti. Nel giro di poco tempo non solo la collina sparì, ma 50.000 minatori, scavarono a mano fino a 215 metri di profondità. Quando il 14 agosto 1914 la miniera (diventata anti-economica con la prima guerra mondiale) fu chiusa, erano stati rimossi, a mano, 22,5 milioni di tonnellate di terra e, cosa molto più importante, erano stati estratti 2.722 chilogrammi di diamanti! (circa 14,5 milioni di carati).

Dopo la guerra si tentò di riaprirla, ma l'impresa risultò impossibile. Oggi 41 metri di acqua ricoprono il grande buco. Dal 2006 la miniera è diventata un'attrazione turistica.
Il Big Hole è candidato a diventare Patrimonio dell'Umanità UNESCO.

A beneficiare dell'enorme ricchezza non furono naturalmente i minatori o i sudafricani, ma un signore di nome Cecil Rhodes, un imprenditore inglese giunto in gioventù in Sudafrica, che dopo aver iniziato a vendere pompe idrauliche ai minatori, acquistò le miniere nel 1888, creando il più grande colosso mai esistito di estrazione di diamanti: la De Beers.
Quando nel 1902 Rhodes morì, la De Beers controllava il 100% del mercato dei diamanti sudafricani e il 90% di quello mondiale.
La morte di Rhodes fece emergere un nuovo personaggio, il giovane (aveva 22 anni all'epoca) Ernest Oppenheimer, ebreo tedesco, che sfruttando la
scoperta di un nuovo filone diamantifero il Premier Mine (non controllato dalla De Beers), divenne il nuovo "padrone dei diamanti", tanto che nel 1927 diventerà il proprietario della De Beers (ancora oggi l'azienda è controllata dai suoi discendenti).

Kimberley fu il primo nucleo di industrializzazione del Sudafrica. Attorno alla miniera cresceva la città che, a volte suo malgrado, era contesa (durante le guerre boere) e fonte di tensioni. Nel 1882 Kimberley ebbe il primato di essere la prima città dell'emisfero sud le cui strade erano elettricamente illuminate. Nel 1885 fu completata la ferrovia che portava a Capo Town, mentre nel 1913 fu inaugurato l'aeroporto.
Kimberley a fine '800, foto da Wikipedia

Nel 2000 Kimberley ospitò le trattative per quello che è conosciuto come Kimberley Process, un accordo che impegna stati, comunità internazionale e l'industria diamantifera ad una lotta contro l'uso di diamanti estratti e venduti illegalmente finalizzati a pagare guerre e gruppi guerriglieri.

I diamanti che hanno reso più belli gioielli e donne, hanno anche creato (e continuano a farlo) enormi danni sui lavoratori e su popolazioni inermi (vedi questo post di Sancara intitolato Un diamante è per sempre).

Ecco il sito del Big Hole, con notizie, immagini e storia

venerdì 13 gennaio 2012

Cosa avviene in Africa Centrale? Un rapporto dell'UNODC analizza le strade del crimine

Pochi mesi fa, nell'ottobre 2011, l'UNODC (United Nations Office on Drugs and Crime), l'agenzia dell'ONU che studia le relazioni tra la criminalità e la droga, ha pubblicato un interessante e dettagliato rapporto intitolato "Organized Crime and Instability in Central Africa"
Il rapporto analizza la situazione oggi presente in quell'area dell'Africa - e in particolare nella Repubblica Democratica del Congo - definita come "una ragione ricca di risorse naturali, dal grande potenziale e dalla storia tragica", mettendo in ordine un complesso sistema di interessi economici leciti, e soprattutto illeciti, di strategie criminali, di corruzione e di violenze inaudite, che permettono di affermare, senza paura di essere smentiti, che ci troviamo di fronte alla zona più calda (e spesso dimenticata) del pianeta.
Gli interessi in gioco sono altissimi. Si parla, per ogni anno, di 120 milioni di dollari provenienti dall'oro (dieci volte il valore delle esportazioni lecite e due volte il valore delle esportazioni di caffe, la maggiore risorsa agricola del paese) ovvero dalle 12 alle 40 tonnellate che finiscono principalmente nei mercati degli Emirati Arabi, del Libano, dell'India e del Sud Sudan. Di 30 milioni di dollari provenienti dal legname, circa 50 mila metri cubi (oggi la RD del Congo è il terzo paese al mondo per riduzione della foresta) che finiscono nei mercati africani (per poi essere "legalizzati"). Di 29 milioni di dollari provenienti dallo stagno, tra le 900 e le 3200 tonnelate che sono destinate al Belgio, all'Est Asiatico e all'India. Di 21 milioni di dollari provenienti dai diamanti, tra i 20 e i 30 milioni di carati grezzi che finiscono in Belgio, Cina, India, israele, Sudafrica e Emirati Arabi. Di 5 milioni di dollari provenienti dalla cannabis, circa 200 tonnelate, che finiscono nei paesi confinanti. E di 3 milioni di dollari provenienti dall'avorio, ovvero 3,4 tonnellate all'anno (gli elefanti che in RDC erano 377 mila nel 1979, sono oggi poco più di 20 mila), che finiscono in Cina e nei paesi asiatici.
A gestire questo enorme traffico sono dei gruppi armati (complessivamente si stimano tra le 6500 e i 13000 persone), con la complicità di militari e politici corrotti. Non mancano, come il rapporto sottolinea, i gruppi internazionali criminali che fanno affari - il rapporto stima in oltre 200 milioni di dollari, gli interessi annuali in gioco (di cui metà reinvestiti per sostenere i gruppi armati locali) d'oro.
Questi gruppi, alcuni un tempo sostenuti  da una forte spinta ideologica-politica, sono oggi essenzialmente gruppi criminali che utilizzano spietate strategie di controllo del territorio (stupri di massa, violenze, mutilazioni, deportazioni, rapimento, utilizzo di bambini soldato) al solo fine dell'arricchimento. Queste strategie tendono a destabilizzare la situazione generando quel caos (il numero degli sfollati e delle persone in fuga oramai non si contano più) in cui possono liberamente scorazzare.
Il rapporto sottolinea come, nonostante gran parte dei problemi hanno avuto origine nel periodo coloniale, l'attuale situazione deriva da fatti più recenti. In particolare l'origine può essere ricercata nei fatti conseguenti al genocidio del Ruanda nel 1994, con il massiccio esodo di vittime e di carnefici in fuga e alla conseguente seconda guerra del Congo, iniziata nel 1998 e che ha lasciato fino al 2003 (anno in cui le ostilità sono "formalmente" cessate) sul campo oltre 5 milioni di vittime. Non è un caso che - stando sempre al rapporto - il gruppo armato più numeroso (circa 4000 effettivi) è costituito dalla milizia Hutu Forces Democratique de liberation du Rwanda (FLDR), seguito dal suo "equivalente" Tutsi, il  Congres national pour la defense du peuple (CNDP, con circa 1000-2000 uomini), sebbene molti degli uomini del CNDP siano stati recentemente integrati nell'esercito congolese (contribuendo a rendere ancora più criminale un esercito già molto compromesso). In questi due gruppi, oltre a trovarsi l'origine "ruandese" della complessa situazione, si evidenzia anche come oramai quell'originale rivalità abbia perso qualsiasi senso. Infatti i due gruppi hanno stretto, in più occasioni, allenze per meglio sfruttare i grandi interessi economici che sono sul piatto. In contrapposizione a questi due gruppi originari, si crearono le varie milizie di autodifesa denominate genericamente Mai Mai e che oggi rappresentano dei veri e propri "networks" criminali.
Il rapporto affronta nel dettaglio tutti gli elementi in gioco, analizzando le metodologie di sfruttamento e di commercio delle singole risorse, in questo puzzle criminale complesso, non senza lanciare un monito: "senza un sistema efficiente di regole  il paese non ha speranze. Vi è la necessità di un sistema giuridico capace di punire i colpevoli (anche quelli in uniforme) e un sistema di regole  per il commercio nella regione e in particolare per quello dei minerali".
Gli oltre 18 mila caschi blu dispiegati sul territorio (costo dell'operazione 1,3 miliardi di dollari all'anno) rischiano di essere "invisibili" se non supportati da uno sforzo internazionale atto a ricostruire il sistema giuridico e penale.

Purtroppo guardando quello che è successo negli ultimi mesi a seguito delle elezioni presidenziali nella Repubblica Democratica del Congo, considendo gli interesse "legali" di oltre 15 grandi stati del mondo verso le risorse naturali del paese, le soluzioni proposte dal rapporto appaiono lontane e molto difficili, se non addirittura utopistiche.
Intanto, gli oltre 70 milioni di congolesi, sono tenuti in scacco da 10-20 mila criminali che godono della complicità di molti, nella quasi totale indifferenza di quella parte del mondo che sfrutta, e usa, le immense risorse della Repubblica Democratica del Congo.




sabato 28 agosto 2010

Cinema: Blood Diamonds (2006)

La miglior definizione che ho letto su questo film è stata "impegno e pop corn". In effetti è un prodotto tipicamente americano - un bel film d'azione ricco di tensione, con effetti speciali di rilievo e l'immancabile lieto fine (almeno in parte) all'interno di una storia drammatica - ma nello stesso tempo un'opera che fa riflettere su una situazione, come quella della guerra civile della Sierra Leone (1991-2002) e del commercio illegale di diamanti.
Diretto da Edward Zwick nel 2006, è interpretato da Leonardo Di Caprio (nei panni di un cinico mercante di diamanti, ex mercenario bianco della Rhodesia, Danny Archer), dal "beniniano" Djimon Hounsou (nei panni di Solomon Vandy, pescatore costretto dai ribelli a lavorare in miniera) e da Jennifer Connelly (che interpreta una giornalista idealista, Maddy Bowen).
Il film ruota su un grande diamante trovato da Solomon e nascosto, che attirerà l'interesse di Danny Archer. Ma la storia porterà il cattivo di turno (Di Caprio) a "compiere azioni buone al tramonto della propria vita".

Il film può essere sicuramente visto come un'atto di denuncia contro l'industria dei diamanti e sull'utilizzo dei bambini soldato. Nonostante il soggetto si stato scritto da altri, è innegabile vedere nel film degli spunti sul brillante lavoro d'inchiesta svolto dal giornalista americano Greg Campbell nel libro "Diamanti di sangue" e pubblicato nel 2002.

In questi giorni, proprio mentre presso il Tribunale Internazionale dell'Aia si svolge il processo contro il criminale liberiano Charles Taylor (arrivato sui media mondiali solo per l'ambigua confessione della modella Naomi Campbell), colpevole secondo la corte di aver finanziato e in parte condotto la guerra civile in Sierra Leone, il soggetto del film diventa quanto mai attuale.

Il film è girato in Sudafrica e Mozambico.


martedì 24 agosto 2010

Libri: Diamanti di sangue

Nel 2002 il giornalista americano Greg Campbell scrive questo libro-inchiesta sul commercio dei diamanti e le connessioni con le guerre, in particolare in Sierra Leone. "Diamanti di sangue", edito in Italia da Carocci e pubblicato nel 2003 è un libro che lascia l'amaro in bocca.
Con lo stile tipico del miglior giornalismo d'inchiesta, Campbell parte dal "campo mutilati" di Freetown, gestito da Medici senza Frontiere e che definisce "il museo vivente dell'orrore" e attraverso racconti, documenti e verifiche sul campo ci introduce (e conduce) nella sanguinosa guerra civile della Sierra Leone condotta dal RUF (Revolutionary United Front) di Foday Sankoh a partire dal 1991.
Dalle miniere di Kenema ai contrabbandieri della Liberia (con la complicità di Charles Taylor, vedi post), al commercio di armi, ai legami con Osama bin Laden fino alle multinazionali diamantifiere.
Un percorso dettagliato. Preciso e puntuale nei riferimenti e al tempo stesso un libro che si legge anche come un reportages. Insomma credo sia la migliore inchiesta (si ferma alla fine del 2001) sul legame tra i dieci anni di guerra in Sierra Leone.
Il libro parte dal racconto di Ismael Dalramy -uno degli amputati del campo di Freetown che descrive il momento della carneficina "la vittima che gli stava davanti nella fila era stata subito spinta via con un calcio e all'improvviso si era trovato di fronte a un blocco di legno insanguinato e a un impaziente banda di adolescenti armati fino ai denti che non vedevano l'ora di sbrigare le consegne dellla giornata. Non tentò di opporsi con la forza, nè implorò pietà: si sfilò solo dalla mano sinistra un anello di metallo grezzo fatto da suo figlio e se lo mise in tasca. Quella fu l'ultima azione che le sue mani compirono per lui". Era il 1996. L'epilogo del libro è sempre con Ismael " i ribelli gli amputarono le braccia per fiffondere il messaggio che le persone senza mani non avrebbero potuto votare per gli oppositori del RUF. Il 14 maggio 2002 Ismael e centinaia di altri amputati hanno aspettato ore al caldo in fila per dimostrare che avevano torto. Quando venne il suo turno , l'uomo fece la croce sulla scheda con le dita dei piedi.."

Sui diamanti vi rimando al mio post.

Nel 2006 il regista americano Edward Zwick ha girato il film "Blood Diamond- Diamanti di sangue" (con Leonardo di Caprio e l'attore del Benin Djimon Hounsou) che tratta il tema dei diamanti insanguinati della Sierra Leone. Seppure il soggetto del film sia firmato da Charles Leavitt e Gaby Mitchell, è difficile non vedere legami con il lavoro di Campbell.

lunedì 16 agosto 2010

Le anime nere dell'Africa - Jean Bedel Bokassa

Un megalomane con il culto di Napoleone.
Forse questa questa è la definizione, certamente romatica della vita di Jean Bedel Bokassa, poi Salah Eddine Ahmed Bokassa (dopo la conversione all'islam e prima del ritorno al cattolicesimo). Nella realtà è stato un feroce dittatore che ha delapidato, per le sue esigenze personali, un grande patrimonio di un paese come la Repubblica Centroafricana. Secondo alcuni sarebbe stato un cannibale.

Nato a Bobangi (che oggi si trova in Congo, mentre allora era nell'Africa Equatoriale Francese) nel 1921. Figlio di un capovillaggio intraprese la carriera militare. Cugino del primo Presidente del Paese, David Dacko, e nipote del primo ministro, in epoca pre indipendenza, Barthelemy Boganda (deceduto nel 1959 pe un incidente aereo), scalò la carriera militare fino al grado di colonnello.
Il 1 gennaio 1966, con un colpo di stato destituì Dacko e assunse il potere. Il paese era in gravi difficoltà economiche.
Abolita la Costituzione del 1959, governò per decreto e un fallito golpe, nell'aprile 1969, gli consentì di consolidare il suo potere.
Nel 1972 si autoproclamò Presidente a vita e il 4 dicembre 1977 "Imperatore del Centrafrica, apostolo della pace e servitore di Cristo", con il nome di Bokassa I. Per i festeggiamenti della sua incoronazione sperperò circa 20 milioni di dollari (equivalente alla metà del bilancio annuale statale).
Nonostante fosse un feroce dittatore (e, come molti ritengono, malato di mente), la Francia rimase il principale sponsor internazionale di Bokassa. Il presidente francese Valery Giscard d'Estaing supportò il regime con aiuti finanziari e militari, in cambio dello sfruttamento di uranio ( per il programma nucleare militare francese) e delle riserve di caccia grossa (dove più volte d'Esteing partecipò a safari di caccia grossa). Bokassa regalava, secondo alcune fonti, diamanti al Presidente francese.
Bokassa si occupava personalmente di giudicare i dissidenti e talora partecipava direttamemnte alle torture e alle esecuzioni, continuando a dilapidare per le sue esigenze personali anche i prestiti stranieri che venivano erogati per aiutare la popolazione sconvolta dalla siccità e dalle carestie.
Nell'aprile 1979, a seguito della sommossa di Bangui, in cui furono uccisi oltre un centinaio di studenti (in cui si disse che Bokassa avesse anche mangiato dei corpi), la Francia ruppe il suo cieco appoggio al dittatore e il 21 settembre 1979 (dopo 13 anni di follia) mise fine al regime di Bokassa, appoggiando un golpe dell'ex presidente Dacko ( che sarà poi destituito da un'altro golpe il 20 settembre del 1981). L'operazione francese fu denominata, guarda caso, "Operazione Barracuda".
Bokassa - che durante il golpe si trovava in Libia (dall'amico Gheddafi) - si rifugiò in Costa d'Avorio (dove rimase per 4 anni e da dove verrà espulso) e successivamente in Francia, vicino Parigi.
Il 24 ottobre del 1986 Bokassa ritornò il Centrafrica, lanciandosi con un paracadute (oppositori di Andrè Kolingba, allora alla guida del Paese, avevano chiesto il suo intervento). L'operazione fallì Bokassa fu arrestato e il 12 giugno 1987 condannato a morte (condanna trasformata in carcere a vita nel febbraio 1988, e successivamente ridotta a 20 anni di carcere).
Il 1 agosto 1993 fu infine rilasciato per un'amnistia generale. Visse i suoi ultimi anni in una villa alla periferia di Bangui. Morì, d'infarto, il 3 novembre 1996 a 75 anni.
Nella sua vita ebbe 17 mogli e 50 figli.

Nel 1990 il regista tedesco Werner Herzog ha girato un film-documentario dal titolo "Bokassa: Echi da un regno oscuro", il film non è mai uscito in Italia fino al febbraio 2010, quando è stata distribuita una versione in DVD con sottotitoli in italiano.

La Repubblica Centrafricana, ex colonia francese, è divenuta indipendente il 20 settembre 1960. Per i primi 33 anni (fino al 1993) vi sono stati governi prevalentemente militari (compresa la dittatura di Bokassa). Dal 1993 al 2003 vi è stato - nonostante le tensioni interne (ammutinamenti continui dell'esercito, tentati golpe e presenza di una missione internazionale per il mantenimento degli accordi di pace a partire dal 1997) e la corruzione dilagante- un governo eletto. Il 15 marzo 2003, l'ennesimo colpo di stato - guidato dal genearle Racois Bozize (attuale presidente) ha ridato il potere ai militari. La Repubblica Centrafricana, nonostante estragga diamanti e uranio, continua ad essere uno dei paesi più poveri del mondo.

martedì 10 agosto 2010

La Venere Nera e Charles Taylor

In questi giorni si parla molto delle deposizioni di Naomi Campbell, la Venere Nera, e di Mia Farrow, attrice e ex-moglie di Woody Allen, in merito ai diamanti regalati dall'ex Presidente della Liberia, Charles Taylor durante un party a casa di Nelson Mandela nel 1997.
E' ovvio che della questione se ne occupano ampiamente i media perchè sono coinvolte due donne, che per diverse ragioni, interessano al grande pubblico. Si ha la sensazione che le deposizioni vengano trattate allo stesso modo del processo per Vallettopoli, con schermaglie sulle dichiarazioni, sulla ricostruzione dei fatti e sulla grandezza del diamante o dei diamanti donati.
Premesso che il racconto della Campbell appare evidentemente falso e che dei suoi amori, anche con i criminali, a molti interessa veramente poco, la questione è che il tribunale che le interroga non è una normale corte per crimini comuni, bensì il Tribunale Internazionale di Giustizia e in particolare la Corte Speciale per la Sierra Leone (istituita nel 2002) incaricata di giudicare Charles Taylor, e altri, per crimini contro l'umanità accaduti in Sierra Leone dal 1996.

Charles Taylor (nella foto) è stato Presidente della Liberia dal 2 agosto 1997 all'11 agosto 2003, dopo che dal dicembre 1989 ha lanciato una guerriglia (appoggiata dalla Libia) per il controllo delle risorse del Paese che è durata fino al 1996. Quando nel 1997 è stato eletto dai Liberiani il suo slogan elettorale fu "Ha ucciso mio padre, ha ucciso mia madre, però lo voto".

Dal marzo 1991 Taylor ha finanziato e codiretto la guerra civile in Sierra Leone (guidata dal RUF - Fronte Unito Rivoluzionario, capeggiato da Foday Sankoh, morto in carcere nel 2003) che ha devastato (in tutti i sensi) il Paese fino al 2002. Oltre 120 mila morti, centinai di migliaia di amputati (avete capito bene, uno delle missioni dei soldati bambini era amputare mani, braccia, piedi o gambe nei villaggi dove arrivavano, spesso ai propri parenti), oltre il 30% dei combattenti sono stati bambini sotto i 15 anni, oltre il 90% delle bambine catturate dai ribelli sono state violentate e spesso mutilate.
Tutto questo per il controllo delle ingenti risorse della Sierra Leone: diamanti, oro, bauxite e rutilio, ma anche caffè e cacao.
Sull'argomento consiglio di leggere il lavoro di Greg Campbell - "Diamanti di sangue" edito da Carocci nel 2003.


Il 7 marzo 2003 (quindi molto tardi, per le solite responsabilità della comunità internazionale) Charles Taylor viene ufficialmente accusato, assieme ad altri, di crimini contro l'umanità, di assassinio, di stupro, di aver arruolato bambini soldati, di atti di terrorismo e delle mutilazioni in Sierra Leone. Taylor sarà deposto nell'agosto 2003 e si rifugerà in Nigeria. Nel novembre 2003 l'amministrazione USA metterà una taglia di 2 milioni di dollari sulla sua cattura. Solo a partire dal marzo 2006 - la situazione cambia. La Nigeria concede l'estradizione (pur in assenza di accordi specifici con la Liberia) e Taylor fugge, ma viene catturato alla frontiere con il Camerun in un'auto piena di contanti e eroina. Dal 20 giugno 2006 è detenuto all'Aia (sede del Tribunale Internazionale) dove è in corso il processo.

Il 27 settembre 1997 - quando Taylor è già presidente della Liberia e la guerra in Sierra Leone impazza da quasi un decennio - si svolge il party a casa Mandela dove avvengono i fatti che oggi sono all'attenzione della Corte per la Sierra Leone.
Non è quindi privo di significati capire cosa accadde con esattezza.

Vi è però un altro filone di indagine, giornalistica sopratttutto, per ora poco esplorato.
Cosa ci faceva il criminale Charles Taylor alla corte del Premio Nobel per la Pace, Nelson Mandela?
Il mondo intero sapeva che era un criminale (già dal 1984 al 1985 Taylor fu detenuto negli USA, da dove evase, per assassinio e appopriazione di soldi pubblici , e lo stesso slogan della sua campagna elettorale ammetteva le sue colpe), perchè era a quella cena (unico capo di stato, oltre a Mandela).
Interessanti sono le dichiarazioni di Graca Machel (vedova dell'ex Presidente del Mozambico, Samora Machel, il cui aereo fu abbattuto dai Sudafricani nel 1986) e che nel 1998 diventerà moglie di Mandela, la quale invitò qualche ospite a non farsi fotografare con Taylor.


Stiamo parlando di queste cose e di altre ancora più gravi. Il mondo deve giustizia ai sierraleonesi, incolpevoli di vivere in un'area ricca di risorse che non vedranno mai. Lo si deve a ragazzi e ragazze la cui vita è stata spezzata, per sempre. Lo si deve a tutti quelli che oggi sono senza mani, senza braccia o senza gambe solo per aver incrociato nella loro vita dei macellai.

Aggiungo, questo breve spezzone tratto dallla trasmissione televisina RAI "C'era una volta", di Silvestro Montanaro, relativa alla puntata chiamata "Ombre Africane", che parla appunto di Charles Taylor.




mercoledì 28 luglio 2010

Un diamante è per sempre

Il 49% dei diamanti del mondo è estratto in Africa. Il Botswana, l'Angola, il Sudafrica, la Repubblica Democratica del Congo e la Namibia sono tra i primi paesi al mondo che estraggono diamanti.
Miniere di diamanti ci sono anche in Repubblica Centro Africana, in Ghana, in Tanzania, in Costa d'Avorio, in Liberia, in Sierra Leone, in Guinea e in Lesotho.
In definitiva 13 Paesi dei 53 africani estraggono diamanti. Nel mondo sono una ventina (20) gli Stati che raccolgono quantità significative di diamanti (oltre ai 13 africani vi sono: Russia, Australia, Canada, Venezuela, Brasile, Guyana e Cina). E' evidente che l'Africa è un "paradiso diamantifero".

Il diamante è una delle forme allotropiche del carbonio. Gli antichi Greci ritenevano che fossero lacrime degli dei cadute sulla terra.

Il valore dei diamanti è determinato dalle cosidette 4 C - dall'inglese colour (colore), clarity (purezza), cut (taglio) e carat (peso in carati).
Il diamante nella foto, estratto in Lesotho nel 2006, dal peso di 603 carati (120,6 grammi - un carato equivale a 200 mg - grande quanto una pallina da golf) fu venduto a 12,4 milioni di dollari, con la previsione, di ricavarne una volta tagliato, circa 20 milioni di dollari.



La comunità internazionale, colpevolmente, si accorge (come sono buono!) tardivamente che, in particolare in Africa, il commercio dei diamanti serve a finanziare atroci guerre (in Sierra Leone, in Liberia, in Angola, nella Repubblica Democratica del Congo). Il sistema (su questo ritorneremo) è spesso uno scambio armi-diamanti, che coinvolge altri governi africani e lobby dei diamanti e delle armi extra-africane.
Infatti la prima risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Uniti che chiama in causa la questione del commercio di diamanti è la N. 1176 del 24 giugno 1998 che stabilisce che i diamanti dell'Angola (la guerra in Angola dura, al momento della risoluzione, oramai da 23 anni!) devono avere un certificato statale (cosa totalmente ignorata) e stabilisce sanzioni di scarsissimo effetto pratico. Con altra risoluzione, del 5 luglio 2000, le Nazioni Unite, stabiliscono il divieto di acquistare diamanti dalla Sierra Leone, dove era in corso una sanguinosa guerra civile (incominciata solo 9 anni prima, nel 1991).
Nel maggio 2000, a Kimberley (Sudafrica) si tiene una conferenza per discutere il legame tra il commercio dei diamanti e i conflitti armati nei paesi di origine. Nel dicembre 2000 l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite sollecita un accordo sulla certificazione dei diamanti e il 5 novembre 2002 si firma quello che oggi è conosciuto come Kimberly Process . Un accordo tra l'industria dei diamanti (World Diamond Council) e i governi per certificare che i diamanti destinati ai mercati occidentali non provengono da zone di conflitto (una sorta di certificazione etica). Gli effetti prodotti sono ancora lievi.

Certo un diamante è per sempre, come recitava uno sport pubblicitario del colosso minerario De Beers, come sono per sempre le mutilazioni di centinaia di migliaia (molti bambini) di Sierraleonesi, amputati con i machete (vedi libro inchiesta di Greg Campbell, "Diamanti di sangue") o le mutiliazioni degli angolani saltati sulle mine antiuomo, a causa di questi pezzi di carbonio sporchi di sangue. Sono per sempre anche i ricordi di atroci stupri su donne e bambine africane.
La foto a lato è presa da RisoNero , un sito di solidarietà, volontariato e cooperazione internazionale.


Infine per chi fosse interessato ecco il sito di una Campagna di boicottaggio dei diamanti