lunedì 22 novembre 2010

Il debito del Terzo Mondo: un'eredità del passato

Il 19 novembre scorso è stata battuta un'agenzia di stampa che annunciava che il Club di Parigi aveva deciso la totale cancellazione del debito pubblico (quello da privati è trattato altrove) della Repubblica Democratica del Congo (circa 7,4 miliardi di dollari). Lo scorso settembre era stata annunciata la cancellazione del debito della Liberia ( circa 1, 3 milardi di dollari).
La questione del debito estero dei Paesi in via di sviluppo ha dei risvolti drammatici nella vita quotidiana di milioni di persone, già alle prese con una miseria devastante.
Il Club di Parigi (gruppo informale, nato nel 1956, di organizzazioni finanziarie dei 19 paesi più ricchi del mondo, quindi creditori pubblici) vanta complessivamente un credito di 545 miliardi di dollari, da 88 paesi. Il Club ha il compito di rinegoziare il debito con i Paesi del Sud del Mondo.
Parallelamente vi è il Club di Londra, nato nel 1976, che raggruppa invece i creditori privati.

In modo molto semplificato, ma utile a comprenderne l'origine, la storia del debito ha origine nel 1973, quando i produttori di petrolio dell'OPEC decisero, per varie ragioni, di innalzare di ben 4 volte i prezzi del petrolio. I paesi consumatori decisero allora di ridurre i consumi. Chi non è giovanissimo si ricorda della famosa austerity, quando la domenica le strade si svuotavano (era proibito usare mezzi che consumavano derivati del petrolio) e le città divenivano favolose piste di biciclette, pattini e altri mezzi di locomozione improvvisati. Che divertimento per noi bambini!
Nonostante queste misure i paesi produttori di petrolio incassarono una quantità enorme di valuta che fu chiamata petroldollari. Questi soldi furono messi nelle banche internazionali, le quali si trovarono con un'enorme quantità di denaro, che, come normalmente fanno le banche, offrirono agli imprenditori del mondo intero e in particolare a quelli del Sud del Mondo, bisognosi di infrastrutture. Ovviamente i tassi d'interesse erano molto bassi. Dal 1973 al 1975 tutti fecero la gara ad indebitarsi (assieme ai bassi tassi d'interesse vi era anche un'inflazione alta, condizione ideale per indebitarsi).
Nel 1978-79 avvenne la seconda crisi dei prezzi del petrolio. I prezzi del petrolio aumentarono di 5 volte, ma questa volta non capitò quello che era accaduto nel 1973. L'uomo e la donna più potenti del mondo in quel momento, Ronald Reagan e Margaret Thatcher, applicarono alla lettera quello che allora era il pensiero economico chiamato monetarismo. Ovvero raffreddare la domanda controllando la moneta. Che in sintesi significò aumentare i tassi d'interesse.
Inoltre nel 1979 gli Stati Uniti decisero di far apprezzare il dollaro, ovvero il contrario della svalutazione.
Avvenne allora che i Paesi del Sud del Mondo, che si erano indebitati moltissimo (promettendo di pagare un certo tasso d'interesse), si trovarono a dover pagare non più interessi del 5 % circa ma, del 20%, 25% e talvolta del 30%. Inoltre, si trovarono ad avere lo stesso debito misurato in dollari, che in valuta locale era diventato enorme.
Fino all'estate del 1982, quando il Messico per primo dichiarò l'insolvenza, i paesi, svenandosi, pagarono il debito. La comunità internazionale cominciò a preoccuparsi, perchè le grandi banche internazionali del Nord non avrebbero garantito, in assenza dei versamenti periodici dei debitori, i pagamenti richiesti dai paesi del Nord.
Allora si intervenne con quello che per molti ha rappresentato il colpo di grazia alle fragili economie del Sud del Mondo, ovvero le politiche di aggiustamento strutturale volute dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Mondiale (organismi controllati dai creditori). In pratica si diceva ai governi del Sud "se tu metti in pratica le nostre ricette, noi ti diamo dei soldi per pagare il debito".
Le ricette prevedevano sostanzialmente liberalizzare l'economia, privatizzare, licenziare i dipendenti pubblici e togliere tutti i dazi.
Certo ad aggravare la situazione vi sono state anche il cattivo uso che si è fatto dei denari presi in prestito. Basti pensare all'ex Zaire (oggi Repubblica Democratica del Congo - quella a cui è stato cancellato il debito verso il pubblico) dove Mobutu Sese Seko usò i soldi dei prestiti per i suoi usi personali come abbellire le sue numerose ville in Costa Azzurra. Altri sono stati usati per acquistare armi per condurre inutili guerre.
I governi del Sud con i soldi dei governi, del Fondo Monetario e della Banca Mondiale, pagarono le banche. In poche parole il debito che originariamente era per la stragande maggioranza verso finanziatori privati (le banche internazionali) finirono per essere trasformati tutti in debiti verso il pubblico.
In quel periodo, esattamente il 29 luglio 1987 Thomas Sankara, allora leader del Burkina Faso, pronunciò questo discorso sul debito all'Organizzazione per l'Unità Africana ad Addis Abeba. In questo appello, pochi mesi prima di essere ucciso, Sankara suggeriva di non pagare il debito, e di creare il Club di Addis Abeba (parafrasando quello di Parigi) per fare fronte comune contro il debito.

L'attualità di oggi (le cancellazioni e le rinegoziazioni dei debiti) ci ricorda che la questione del debito estero del Terzo Mondo - ancora attuale e pressante - è una della maggiori cause della povertà e del sottosviluppo in questi paesi. Del fatto che a partire dal 1978 le condizioni di molti paesi del Sud del Mondo sono peggiorate nessuno si è mai assunto le responsabilità.
La cancellazione del debito fu oggetto (e lo è ancora) di una massiccia campagna delle Organizzazioni non Governative a partire dalla fine degli anni '90. Nel 2000, durante il Giubileo, anche Papa Giovanni Paolo II si espresse pubblicamente a favore della cancellazione del debito.
Nel 2000 anche il Parlamento Italiano approvò una legge (n.209/2000) sulla cancellazione del debito di alcuni paesi.
Oggi nella lista delle High Indebted Poor Country vi sono 40 paesi, di cui 34 africani.

La stragrande maggioranza degli abitanti dell'Africa, che non ha mai beneficiato di un centesimo di quel prestito, originariamente quasi regalato, si trova oggi ad avere un debito che non sarà mai in grado di pagare.

Tra i più attivi nel campo delle cancellazione del debito vi segnalo il Global Call to Action Against Poverty.

Vi linko anche questa relazione dell'economista Riccardo Moro, che, seppur datata 2000, a mio avviso ben ricostruisce i meccanismi del debito.

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