giovedì 12 aprile 2012

Nel Sahel si muore

Le organizzazioni non governative e quelle internazionali, UNICEF in testa, hanno lanciato l'appello, con una campagna chiamata Dai l'allarme. Nel Sahel, colpito dall'ennesima grave siccità, si muore. Serve intervenire con urgenza, e per farlo vi è bisogno di denaro, tanto. Dei 120 milioni di dollari richiesti dall'UNICEF e necessari per l'intervento sinora ne sono stati raccolti meno della metà. Ad assere colpiti, in modo grave, dalla siccità vi è una popolazione di oltre 14 milioni di persone e di questi si stima che 1 milione di bambini siano a rischio vita.
A febbraio il Programma Alimentare Mondiale, aveva stimato in 800 milioni di dollari le necessità finanziarie per l'emergenza Sahel. 

Sancara aveva già scritto, nel febbraio scorso, dell'emergenza Sahel. Il Sahel è soggetto a periodiche siccità da oltre 3000 anni (le ultime gravi, furono negli anni '70 e '80, ma nel 2005 e nel 2010 si ebbero due siccità, sebbene molto meno estese e più localizzate) e, ad esempio, nell'aprile 2009 Le Scienze pubblicava questo articolo che anticipava prossime, e purtroppo sempre più catastrofiche, siccità.

Insomma tutto si può dire, meno che l'emergenza in corso non fosse prevista o attesa. Del resto la storia, da quelle parti in particolare, si ripete senza che essa insegni nulla. Metto il link di questo post, tratto da Peace Report e scritto da Gianluca Ursini, che parla della siccità in Niger. Attualissimo, se non fosse, che è stato scritto in occasione della siccità del 2005!

Si diffondono in questi giorni gli appelli, gli inviti a donare denaro, a sollecitare i governi ad intervenire con la loro quota di donazione, a far presto. Naturalmente mi associo agli appelli che vengono fatti, sono molte le ONG serie che lavorano sul campo (se si preferisce non donare alle organizzazioni internazionali), una rapida occhiata nelle rete e si trova tutto. L'urgenza, oggi, è questa.

Non possiamo però non spendere qualche parola sulle responsabilità di quanto avviene. Certo la natura, la mancanza delle piogge, gioca un ruolo decisivo e devastante. 
Ad essa si associano situazioni politiche (prima la guerra in Libia, poi il recente golpe in Mali) che hanno prodotto un numero di profughi che peggiorano situazioni già complesse.
Indice dei prezzi alimentari, fonte FAO
Così se è vero che la produzione agricola è calata nell'area dal 15 al 70%, è altrettanto vero anche che i prezzi, ad esempio dei cereali, sono aumentati di oltre il 90% e che hanno raggiunto il valore più alto degli ultimi 5 anni.  Assieme alle comprensibili cause locali, nell'indice dei prezzi, vi è sempre da considerare l'aspetto speculativo (pensate quanto spenderanno le agenzie internazionali per acquistare cibo per quasi 15 milioni di persone! in poco tempo).

La questione delle desertificazione del Sahel ha anche origine in alcune scelte che sono state fatte nel passato, in epoca coloniale, durante "le cure" introdotte dagli organismi finanziari internazionali e anche recentemente. Quando si fecero abbandonare progressivamente tutte le produzioni locali e tradizionali a vantaggio di alcune monoculture "economicamente convenienti" (ad esempio le arachidi), quando si favorì l'abbattimento selvaggio delle foreste per ricavarne legname (per essere esportato). Oppure quando si preferì continuare a consegnare aiuti alimentari, piuttosto che spendere in interventi che aumentavano la produzione agricola. E ancora, come quando si favorì in modo intensivo l'estrazione di alcuni minerali (ad esempio l'uranio nel Niger) che consumavano grandi quantità di acqua, che veniva sottratta all'agricoltura.
Oppure quando, recentemente, in Senegal si sono affittate (o vendute) terre fertili ai produttori internazionali di bio-carburanti, sottraendole alle comunità locali.
Insomma non sono mancate scelte scellerate (che rispondevano solo agli interessi di altri) che hanno aggravato una situazione climatica sicuramente difficile.
Così come da decenni si discute, ad ogni catastrofe, che è necessario mettere in atto strategie a lungo termine, come la creazione di bacini di raccolta di delle acque piovane, l'utilizzo di prodotti agricoli maggiormente resistenti alla siccità, l'escavo di pozzi profondi o la nascita di granai comunitari capaci di "tamponare" momenti di diminuzione del raccolto. Strategie annunciate da decenni, spesso costosamente studiate, talvolta anche realizzate (chi frequenta quelle zona, ha avuto modo di vedere opere abbandonate o non finite) e non utilizzate.  

La fame, in Somalia
Certo non stiamo parlando di soluzione miracolose o di una bacchetta magica capace di risolvere tutte le difficoltà del mondo, ma di azioni possibili, capaci di evitare situazioni umanamente inaccettabili, come la morte per fame (nel Sahel, come altrove) e che cadono sulla coscienza di tutti noi.
Thomas Sankara, negli anni '80, pronunciò questo discorso " ...ne abbiamo davvero abbastanza di questi aiuti alimentari (....) che immettono nelle nostre menti (....) riflessi di mendicante, da assistito! Bisogna produrre, produrre di più perchè è normale che chi vi da da mangiare vi detti anche le sue volontà".  
Nei pochi anni che governò, prima di essere ammazzato, Sankara riuscì a portare, un paese povero come il Burkina Faso, vicino all'indipendenza alimentare.

Per seguire l'evolversi della situazione, vi segnalo anche il sito del CILSS, il Comitato Permanente Interstatale per la lotta alla siccità del Sahel.



2 commenti:

I am ha detto...

Sankara era un grande che aveva capito tante cose, un povero tra i poveri che ha avuto la capacità di attuare i suoi progetti. Un uomo così era pericoloso anche per il resto dell'Africa...

Gianfranco Della Valle ha detto...

Hai ragione... infatti non hanno esitato ad eliminarlo. Continuo a chiedermi come sarebbe stata l'Africa, se queste esperienze non fossero state stroncate sul nascere....
Ciao e grazie
Gianfranco

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